Gli effetti salutistici delle spezie di uso più comune
Zenzero
Lo zenzero, cioè il rizoma della pianta perenne Zingiber officinale Roscoe, contiene alcune centinaia di composti diversi, la cui concentrazione varia in base al paese d’origine, alla conservazione e al fatto che sia fresco o essiccato; esso deve comunque alla presenza dei gingeroli il caratteristico gusto pungente.
Sebbene venga coltivato per le sue proprietà medicamentose e culinarie da almeno 2000 anni, i suoi effetti antinfiammatori ed antiossidanti sono stati scientificamente confermati solo negli ultimi anni.
Studi in vitro hanno dimostrato che diversi componenti dello zenzero inibiscono in modo dose dipendente la produzione di nitrossido, di citochine infiammatorie e di alcuni enzimi che partecipano al metabolismo dell’acido arachidonico. Tutti questi composti sono mediatori coinvolti nel processo infiammatorio, che rappresenta un importante fattore di rischio per le malattie croniche ed in particolare per le patologie coronariche. Ricerche condotte in modelli animali hanno permesso di quantificare l’effetto antinfiammatorio dello zenzero, che in alcuni casi è simile a quello dei farmaci convenzionali, e di valutare la dose minima efficace che, secondo uno studio retrospettivo nell’uomo, sarebbe di 1 g al giorno. Dosi più elevate permetterebbero di ottenere effetti maggiori.
Il potere Antiossidante dello zenzero è elevato grazie alla sua capacità di trasportare i radicali liberi e di proteggere i lipidi delle membrane cellulari dall’ossidazione. Secondo osservazioni nel ratto, lo zenzero riduce la perossidazione lipidica e aumenta i livelli di enzimi antiossidanti e di glutatione, dimostrando un’efficienza Antiossidante analoga a quella dell’acido ascorbico.
In animali diabetici carenti del gene per l’apolipoproteina E o alimentati con una dieta iperlipidica, lo zenzero ha dimostrato di ridurre significativamente il Colesterolo totale, le lipoproteine LDL e VLDL, i Trigliceridi e i fosfolipidi, nonché la formazione di lesioni aterosclerotiche e di cellule schiumose, aumentando i livelli di Colesterolo HDL, come i farmaci ipolipemizzanti. Nel fegato inoltre lo zenzero riduce la sintesi del Colesterolo, stimolandone la conversione ad acidi biliari ed aumentandone l’escrezione fecale. Tali osservazioni tuttavia non hanno trovato confermategli studi condotti in pazienti cardiopatici con livelli di assunzione di zenzero inferiori ai 4 g al giorno
Anche l’effetto sull’aggregazione piastrinica, mediato dalla riduzione della sintesi di eicosanoidi (trombossani e prostacicline) è stato dimostrato esclusivamente in soggetti sani che hanno assunto 5 g al giorno di zenzero in associazione ad una dieta ricca di grassi, ma non in soggetti cardiopatici supplementati con 4 g al giorno per tre mesi.
In base ad alcuni dati sperimentali lo zenzero sarebbe inoltre in grado di bloccare i canali del calcio, sviluppando quindi un’attività antipertensiva e vasodilatante, che è stata dimostrata nell’animale, e che nell’uomo è stata parzialmente confermata dall’effetto sinergico della co-somministrazione di zenzero e nifedipina.
Infine alcuni studi suggeriscono come lo zenzero possa avere un potenziale impiego come antitumorale: ad esempio, il 6-shogaolo, contenuto nello zenzero, ha un’azione antimetastatica nei confronti delle cellule di cancro al seno, che avverrebbe attraverso una riduzione della secrezione di metallo proteinasi-9 e la soppressione del fattore di trascrizione Nf-kB.
Ma l’impiego più tradizionale dello zenzero è per la cura di diversi tipi di nausea e malessere, primi tra tutti quelli associati al mal di mare. I marinai che navigavano per lunghi periodi di tempo in alto mare consumavano infatti in passato 1 g di zenzero al giorno, che riduceva drasticamente i sintomi del mal di mare, ed in particolare la nausea e il vomito. Una recente revisione Cochrane supporta l’efficacia dello zenzero nel controllo della nausea durante la gravidanza, senza lo sviluppo di fastidiosi effetti collaterali. Infine una Metanalisi di cinque studi randomizzati ne suggerisce l’utilizzo nella riduzione della nausea e del vomito anche durante il decorso post operatorio.
14 ottobre 2010
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