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Attività fisica, rimedio naturale

Introduzione

Gli effetti benefici dell’attività fisica sul benessere e sulla salute sono noti fin dall’antichità; in tempi recenti, inoltre, si è dimostrato che l'esercizio fisico regolare è un fattore protettivo anche nei riguardi di molte malattie tipiche della nostra epoca e della nostra società, come i tumori, il diabete, l’ipertensione, l’obesità, l’osteoporosi, le malattie cardiovascolari. L’inattività fisica, assieme all’eccessivo apporto calorico con la dieta ed al fumo di sigaretta, è infatti una delle caratteristiche principali di uno stile di vita non salubre, e secondo un documento pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2002 è responsabile del 10-16% dei casi di tumori del seno e del colon retto e del diabete mellito, e del 22% dei casi di malattia coronarica (come l’infarto di cuore).
Secondo i dati ISTAT, tuttavia, ben il 40% della popolazione in Italia conduce una vita sostanzialmente sedentaria, specialmente nella fascia di età dai 65 anni in poi, che è invece quella in cui l’attività fisica svolge i maggiori effetti protettivi e contribuisce maggiormente al benessere generale dell’organismo.

Effetti protettivi

Le prime osservazioni sull’associazione tra l’inattività fisica ed il rischio di mortalità per tutte le cause, ed in particolare per malattie cardiovascolari, sono state pubblicate negli anni ’50. Sono state poi confermate dai risultati di grandi studi epidemiologici a lungo termine, come quello condotto per più di 24 anni su più di 116.000 infermiere americane, nel quale si è osservato che un’ora al giorno di attività fisica riduce del 50% circa il rischio di morte coronarica rispetto alle persone con stile di vita assolutamente sedentario.
Anche le persone che presentano fattori di rischio cardiovascolari, come l’ipertensione, il diabete, livelli elevati di colesterolo totale, l’abitudine al fumo da sigaretta o il sovrappeso possono beneficiare di un’attività fisica regolare. Se fisicamente attive, queste persone sarebbero infatti addirittura più “protette” di coloro che, pur privi dei fattori di rischio ricordati, seguono invece uno stile di vita del tutto sedentario.
I benefici di un movimento regolare dovrebbero poi essere sfruttati anche nella cosiddetta “prevenzione secondaria”, e cioè nei pazienti già colpiti da malattie cardiovascolari. Fino a non moltissimi anni fa in questi casi si consigliava assoluto riposo ed inattività: ora invece è noto che anche i pazienti colpiti, per esempio, da un infarto di cuore devono iniziare a muoversi rapidamente e con regolarità dopo l’evento.
Dall’analisi comparata di 48 studi clinici che hanno valutato l’effetto dell’attività fisica sull’evoluzione delle placche aterosclerotiche (i restringimenti che si formano all’interno delle arterie, e che sono i veri responsabili degli eventi cardiovascolari) è infatti emerso che un livello di esercizio fisico che permetta di bruciare 1600 Kcal alla settimana (pari a circa 45 minuti di cammino di buon passo ogni giorno o 20 minuti di corsa) puÒ infatti ridurre la progressione della malattia, mentre per ridurre le dimensioni delle placche è necessaria una spesa energetica un po’ superiore, e pari ad almeno 2200 Kcal settimanali (e cioè un’ora di cammino o 15 minuti di corsa ogni giorno).
Praticare regolarmente attività fisica riduce anche il rischio di diventare diabetici, specie nelle persone sovrappeso, e soprattutto se l’attività fisica si combina con un modesto calo di peso ottenuto con un’alimentazione appropriata. Nei pazienti già diabetici è stato invece osservato che, grazie all’effetto positivo sul metabolismo del glucosio (alterato nei diabetici) il movimento regolare contribuisce a migliorare i risultati della terapia farmacologica nel controllo della malattia.
Altrettanto interessanti sono i dati che riguardano la relazione tra l’esercizio fisico e l’osteoporosi: un’attività moderata ma regolare è infatti molto importante per le donne a rischio elevato di sviluppare questa patologia (e cioè soprattutto le donne magre, con storia familiare di fratture, con una menopausa precoce, specie se fumatrici). Infatti vi è un’evidenza sempre maggiore che l’allenamento sportivo regolare, soprattutto se comprensivo di esercizi di resistenza, è in grado di prevenire la perdita di massa ossea associata all’età, specialmente nelle donne in menopausa. Anche tra gli uomini più sportivi è stata dimostrata una minore frequenza di fratture del femore.

Meccanismi d'azione

Il motivo di questi effetti favorevoli dell’esercizio fisico sono in larga parte noti: l’esercizio fisico stesso influenza diversi meccanismi biologici che concorrono al benessere e alla prevenzione.
Praticare regolarmente attività fisica influenza innanzitutto la composizione corporea, riducendo il grasso addominale e migliorando il controllo del peso, migliora il profilo lipidico riducendo i livelli di trigliceridi e aumentando il colesterolo “buono” HDL, influenza positivamente il metabolismo del glucosio, riduce la pressione arteriosa ed i livelli di alcune molecole infiammatorie, migliora il flusso sanguigno e la funzionalità cardiaca.
Non da ultimo chi pratica sport con regolarità è generalmente meno ansioso e meno stressato, si sente meglio da un punto di vista psicologico ed è meno predisposto a sviluppare depressione. L’esercizio fisico, specie se intenso, faciliterebbe infatti il rilascio delle famose “endorfine”, piccole molecole che, quando rilasciate in aree specifiche del nostro cervello, danno un senso di benessere e di appagamento molto intensi.

Conclusioni

Tutti questi effetti favorevoli si osservano soprattutto se il livello di attività fisica è costante, regolare e di una certa intensità: tuttavia c’è speranza anche per i sedentari, purché non irriducibili. Basta passare dall’inattività completa ad una modesta quantità di esercizio fisico per migliorare in modo sensibile lo stato di salute.
L’abitudine all’esercizio fisico, inoltre, si acquisisce fin dall’infanzia: figli di genitori sportivi hanno maggiori probabilità di non diventare sedentari in età adulta. D’altra parte chi è più sportivo tra i 9 e i 19 anni ha maggiori probabilità di essere attivo anche più avanti nella vita. Abituare bambini ed adolescenti ad uno stile di vita attivo, quindi, significa porre nelle loro mani una carta vincente, che garantirà loro un migliore stato di benessere e di salute nel tempo.

Glossario

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

  • Ipertensione

    Aumento della pressione arteriosa al di sopra dei valori normali (nell'adulto 80-90 mm Hg di minima e 130-140 mmHg di massima). Può essere di origine secondaria (renale, endocrina, neurologica, ecc.) o primitiva (essenziale).

  • Osteoporosi

    Rarefazione del tessuto osseo per diminuzione dell'attività degli osteoblasti, legata all'età o a malattie.

  • Diabete mellito

    Sindrome caratterizzata da iperglicemia cronica dovuta a carenza di insulina (diabete giovanile insulino-dipendente) o ad una resistenza anomala dei tessuti alla sua azione (diabete dell'adulto non insulino-dipendente) le manifestazioni cliniche sono nella fase acuta chetoacidosi (coma diabetico) e, a lungo termine, lesioni dei capillari (soprattutto renali e retinici) con aterosclerosi precoce e neuropatie.

  • Colesterolo

    Presente nel sangue, costituente essenziale della membrana cellulare, interviene nella formazione degli ormoni sessuali e corticosteroidei e dei sali biliari. Può essere di origine esogena (alimentare) ed endogena (sintesi epatica). Nel sangue il colesterolo è veicolato tramite i trigliceridi e le lipoproteine (HDL e LDL).

  • Trigliceridi

    Sono sostanze lipidiche (grasse) che circolano nel sangue; la loro struttura è caratterizzata da una molecola di glicerolo a cui sono legate (esterificazione) tre molecole di acidi grassi; originano, in parte, dai grassi assunti con l'alimentazione, in parte vengono prodotti nel fegato e nel tessuto adiposo a partire da carboidrati.

  • Pressione arteriosa

    Pressione del sangue nelle arterie dovuto all'attività contrattile del muscolo cardiaco e alla resistenza vascolare periferica, distinta in sistolica o massima e diastolica o minima.

06 novembre 2008

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