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Bevande alcoliche e salute nell'uomo

Introduzione

Molte bevande comunemente consumate dall'uomo contengono alcool etilico (etanolo). Esse vengono usualmente ottenute per fermentazione di alimenti ricchi in carboidrati; talora sono successivamente sottoposte a distillazione per aumentarne la concentrazione alcolica.
La concentrazione in etanolo delle bevande più frequentemente utilizzate nel nostro Paese, unitamente alla dose standard di consumo ed al contenuto in grammi di alcool di tale dose, è riportata nella tabella 1.

Tabella 1

Bevanda Etanolo (media) vol. % Dose standard (mL) Etanolo grammi/dose
Vino rosso 11/12 150/200 13/19
Vino bianco 10/11 150/200 12/18
Vermouth 16 80/100 10/13
Amaro 25 50 10
Grappa 36/37 40 11/12
Whisky 43 40 14
Cognac 37/38 40 12
Brandy 36/37 40 12
Birra 3,5/4 330 9/11

Metabolismo ed effetti dell'alcol

Il potere calorico dell'etanolo è intermedio tra quello dei grassi e degli zuccheri; esso è rapidamente e completamente assorbito dagli alimenti o dalle bevande in cui è contenuto ed è metabolizzato dall'organismo a livello epatico. La sua via metabolica principale si basa sull'intervento dell'enzima alcool-deidrigenasi, che converte l'etanolo in aldeide acetica. Una via accessoria, che entra in funzione quando la capacità dell'alcool deidrogenasi è saturata, è il cosiddetto MEOS (sistema mitocondriale ossidante l'etanolo). La capacità metabolica nella donna è sensibilmente inferiore all'uomo.
Sul piano fisico, l'etanolo, pur mantenendo un'elevatissima affinità per le soluzioni acquose (si miscela infatti con l'acqua in qualunque proporzione), mostra anche una discreta lipofilia. Ciò spiega la sua capacità di sciogliersi nelle membrane di rivestimento mieliniche dei tronchi nervosi, influenzandone la fluidità e quindi la funzionalità.
Quest'azione dell'alcool rappresenta la base dei suoi effetti sul sistema nervoso, sia centrale che periferico. A basse concentrazioni plasmatiche l'alcool svolge un moderato effetto di carattere disinibente e ansiolitico, mentre a concentrazioni superiori a 50-80 mg/dl esso induce un generale rallentamento delle funzioni cerebrali superiori.
Gli effetti a livello epatico sono in genere dose-dipendenti. Per assunzioni fino a circa 40 grammi al dì (30 nella donna) si assume che, in assenza di un danno epatico concomitante (da virus, come nel caso delle epatiti virali B e C, o da sostanze tossiche di altra natura), non si manifestino in genere alterazioni significative della funzione epatica. Oltre a tali livelli può manifestarsi un danno funzionale e/o anatomico, che in larga misura riflette condizioni di carattere personale (resistenza o suscettibilità) e che, nel tempo, può condurre a quadri di steatosi e poi di cirrosi. La larga maggioranza delle ""cirrosi da alcool"", secondo lavori recenti, sarebbe in realtà attribuibile al combinato effetto dell'alcool e di un'epatite cronica sottostante (B o C). A dosi elevate o molto elevate l'alcol svolge un effetto lesivo anche a livello del pancreas e della cellula miocardica.
Azione cardioprotettiva
A dosi moderate, per assunzioni quotidiane comprese tra i 20/30 grammi di alcool al giorno nella donna e 30/40 grammi nell'uomo, equivalenti a 1-2 e a 2-3 drink (di vino, birra o liquori), l'alcool si associa invece a un'importante effetto cardioprotettivo. Tende a far aumentare, infatti, i livelli di colesterolo HDL, quello buono, e presenta un effetto antitrombotico, ma anche antinfiammatorio: la PCR (indicatore dell'infiammazione) si riduce in maniera importante, dal 30 al 50% nei soggetti che consumano quantità moderate di alcool.
Contrariamente ad un luogo comune molto diffuso, la protezione coronarica associata al consumo di vino non è differente sul piano quantitativo da quella attribuibile al consumo di dosi di altre bevande alcoliche, a parità di contenuto di alcool. Nella maggior parte degli studi condotti, infatti, il determinante unico della riduzione del rischio coronarico è il consumo di alcool dei soggetti esaminati. Gli effetti biochimici dell'alcol probabilmente responsabili della sua azione di protezione coronarica sono riassunti nella tabella 2.
Tabella 2 - Effetti antiaterogeni dell'alcool
·      Aumento del colesterolo HDL
·      Riduzione del tasso di fibrinogeno ematico
·      Riduzione della concentrazione plasmatica di PAI-1
·      Aumento della concentrazione plasmatica di t-PA
·      Riduzione della PCR              
La larga prevalenza della morbilità e mortalità coronarica sulle altre cause di malattia e di morte nelle società industrializzate fa sì che l'effetto positivo del consumo di dosi moderate di alcool sulla malattia coronarica si trasferisca in larga parte anche alla mortalità per tutte le cause. L'andamento di tale parametro, per 100.000 soggetti e per anno (tabella 3), mostra un minimo, in ambo i sessi, per i consumatori di 1 drink al giorno, aumentando poi, sia nei consumatori di sodi più elevate, sia negli astemi.
Tabella 3 - Mortalità per tutte le cause, in relazione al consumo di alcool, in soggetti di sesso maschile (M) o femminile (F) di età superiore ai 30 anni
 

 


mai


< 1 volta al giorno


1 drink al giorno


2 drink al giorno


3 drink al giorno


4-5 drink al giorno


>= 6 drink al giorno


M


1483


1214


1167


1208


1247


1334


1431


F


842


684


665


715


781


783


827


Per quanto consumate eminentemente per motivi di carattere edonistico, le bevande alcoliche possono pertanto svolgere un importante effetto di controllo sulla malattia coronarica e sulle sue complicanze cliniche, a patto che non si superino i livelli di consumo oltre i quali l'alcool stesso nuoce ad altri organi essenziali dell'organismo.

Per saperne di più: http://www.lorenzinifoundation.org/alcohol.html  

 


Glossario

  • Carboidrati

    Rappresentano la principale fonte energetica della dieta. Sono di due tipi: semplici e complessi. I semplici sono gli zuccheri, i complessi includono amido e fibra. Forniscono 4 calorie per grammo. Si trovano naturalmente in pane, cereali, frutta, verdura, latte e latticini. Torte, biscotti, gelati, caramelle, succhi di frutta e altri alimenti di questo tipo sono ricchi di zuccheri.

  • Enzima

    Sostanza di natura proteica dotata di attività catalitica, cioè di attivare ed accelerare una reazione chimica. Risulta costituito da una parte proteica (apoenzima) e di un gruppo prostetico (coenzima).

  • Colesterolo

    Presente nel sangue, costituente essenziale della membrana cellulare, interviene nella formazione degli ormoni sessuali e corticosteroidei e dei sali biliari. Può essere di origine esogena (alimentare) ed endogena (sintesi epatica). Nel sangue il colesterolo è veicolato tramite i trigliceridi e le lipoproteine (HDL e LDL).

  • Infiammazione

    Complesso di reazioni che si verificano localmente in risposta ad un agente lesivo. Clinicamente è caratterizzata da 4 sintomi: tumefazione, arrossamento, aumento della temperatura localmente, dolore.

  • Fibrinogeno

    Proteina plasmatica solubile prodotta dal fegato e dal sistema reticolo-endoteliale; durante il processo di coagulazione è idrolizzato e polimerizzato in fibrina insolubile. Sin.: fattore I.

  • Prevalenza

    La percentuale dei soggetti della popolazione che ha una certa condizione in un dato momento. Dire che la prevalenza della malattia diabetica è del 5% significa che, nella popolazione in esame, al momento del rilievo, 5 soggetti su 100 sono diabetici. Da non confondere con "incidenza"(vedi).

25 maggio 2005

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