Privacy Policy - Informativa breve

Questo sito utilizza i cookie tecnici e di terze parti per consentire una migliore navigazione. Se si continua a navigare sul presente sito, si accettano i cookie. Continua.

(Per visualizzare l'informativa completa Clicca qui)

Annulla

Vai al contenuto

Nutrition foundation of italy

Ricerca

Compila i campi

Lingua

English

Ti trovi in: Home /Monografie

Caffè decaffeinato: falso allarme!

Introduzione

Andrea Poli - NFI

Il caffè decaffeinato, secondo i risultati di uno studio statunitense riportati da alcuni quotidiani, potrebbe far aumentare il colesterolo LDL rispetto al caffè “normale”.
In realtà, pur nella evidente difficoltà di commentare un articolo scientifico non ancora pubblicato (e quindi incompletamente analizzabile), questi dati suscitano più di una perplessità.

Innanzitutto l’autore avrebbe riscontrato, tra i consumatori di caffè decaffeinato, un aumento dei livelli plasmatici dei cosiddetti acidi grassi liberi che, come afferma l’autore stesso, “possono essere utilizzati dall’organismo per produrre colesterolo”. Ma se, come sembrerebbe dalle scarse informazioni disponibili, lui stesso non ha osservato un aumento della colesterolemia tra i consumatori di caffè decaffeinato, il messaggio perde quasi del tutto valore.

Tra l’altro, una valutazione globale di otto studi effettuata nel 2001 e pubblicata su una delle principali riviste di epidemiologia (che includeva tra l’altro i risultati di uno studio del tutto analogo all’attuale, condotto dallo stesso autore e già presentato già nel ’91), concludeva negando qualunque differenza tra gli effetti sui lipidi e sulle lipoproteine plasmatiche del caffè normale e del decaffeinato. L’analisi, molto dettagliata, escludeva differenze, in particolare, sia sulla colesterolemia, che sulla trigliceridemia, che sui valori del colesterolo “buono” HDL o dell’apo B.

Sul piano concettuale, poi, non è facile immaginare che eliminando un costituente del caffè (la caffeina), e senza introdurre alcun componente nuovo (le moderne tecniche di decaffeinizzazione, come è noto, non lasciano alcuna traccia rilevabile) si possa indurre un aumento della colesterolemia: sarebbe necessario ipotizzare (ma tutta la letteratura va nella direzione diametralmente opposta) che il caffè “intero” contenga una sostanza che abbassa il colesterolo, che viene persa durante la decaffeinizzazione. Se così fosse, tra l’altro, il consumo di caffè intero ridurrebbe il colesterolo (cosa che certamente non avviene).

In attesa della pubblicazione dell’articolo scientifico, quindi, il giudizio va almeno sospeso: certamente, in base al complesso dei dati disponibili, chi consuma caffè decaffeinato può tranquillamente continuare a farlo.



Glossario

  • Colesterolo

    Presente nel sangue, costituente essenziale della membrana cellulare, interviene nella formazione degli ormoni sessuali e corticosteroidei e dei sali biliari. Può essere di origine esogena (alimentare) ed endogena (sintesi epatica). Nel sangue il colesterolo è veicolato tramite i trigliceridi e le lipoproteine (HDL e LDL).

  • Caffeina

    Alcaloide contenuto nei semi del caffè e del cacao e nelle foglie del tè, della cola e del matè; esercita azione eccitante sul cuore e sul sistema nervoso.

22 novembre 2005

Condividi

NFI - Nutrition Foundation of Italy
Viale Tunisia 38, 20124 Milano - info@nutrition-foundation.it
C.F./P.IVA 04062430154 - r.e.a 1510419