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Effetti della caffeina sulla salute umana

Caffeina: cenni di chimica e farmacologia

La caffeina appartiene chimicamente al gruppo delle metilxantine, che comprende anche la teofillina (presente soprattutto nel tè) e la teobromina (presente soprattutto nei semi di cacao). Le azioni della caffeina, che è in grado di influenzare numerosi processi fisiologici dell'organismo umano, dipendono soprattutto dalla sua capacità di competere con i recettori dell'adenosina. Poiché l'adenosina stessa tende in genere a limitare il livello di attività dell'area in cui viene liberata, la caffeina, e le altre metilxantine svolgono un'azione globale di attivazione e di stimolo metabolico nella maggior parte dei distretti dell'organismo umano.Nell'analizzare gli effetti della caffeina sull'uomo, bisogna tenere in considerazione differenti parametri: oltre alla quantità di caffeina assunta, che è naturalmente il determinante principale dell'effetto finale, giocano un ruolo di rilievo la frequenza di consumo, la sensibilità personale verso il prodotto, che varia talora in modo rilevante ed il metabolismo individuale (che può portare ad una più o meno rapida eliminazione della caffeina dall'organismo).

Caffeina e sistema nervoso centrale

La caffeina è dotata di un effetto globale sul sistema nervoso centrale, che viene in genere descritto come una ""maggiore velocità e lucidità di pensiero"". Coloro che hanno consumato caffeina hanno punteggi più alti nei test di abilità motoria e di memoria, migliori capacità visive ed uditive e tempi di reazione sensibilmente ridotti rispetto alla situazione di assenza di caffeina. Ad alte dosi (tipicamente oltre i 200-300 mg/die) la caffeina induce un aumento dell'ansia. In pazienti con sintomi di natura psichiatrica il consumo di alte dosi di caffeina può indurre un deterioramento del quadro clinico, specie nei soggetti con problemi di tipo schizofrenico o maniaco-depressivo.

Caffeina e sonno

La caffeina influenza sfavorevolmente molti parametri relativi alla quantità ed alla qualità del sonno nell'uomo. L'assunzione di caffeina si associa ad un ritardo dell'inizio del sonno, dell'attivazione delle fasi di sonno profondo e della fase REM, o fase dei sogni, del numero dei risvegli. La "quantità totale" di sonno nella notte è ridotta in maniera significativa dal consumo serale di caffè; anche la "qualità" del sonno è ridotta. Questi effetti sembrano più marcati nella donna che nell'uomo; anche il soggetto anziano manifesta una maggiore sensibilità alla caffeina che si somma alla fisiologica riduzione del sonno in età avanzata. L'ampia variabilità individuale della risposta alla caffeina e la possibile tolleranza individuale spiegano il frequente riscontro di soggetti che assumono caffè prima di coricarsi senza percepire turbe dell'addormentamento.

Caffeina: nessun effetto significativo sul rischio di cancro

Nel corso degli anni è stato spesso ipotizzato che il consumo di caffeina e/o di caffè si associasse ad un aumento dell'incidenza di specifici tipi di cancro; tuttavia queste supposizioni non sono state poi in genere confermate da approfondimenti sperimentali condotti secondo una metodologia scientifica solida. Un autorevole volume, pubblicato nel 1998 a cura del World Cancer Research Fund e dell'American Institute for Cancer Research, conclude che "la larga maggioranza delle evidenze disponibili suggerisce che il consumo di caffè non si correli in alcun modo con il rischio di sviluppare una neoplasia". Alcuni studi, in dettaglio, suggeriscono che il consumo di alte dosi caffè possa associarsi ad una riduzione del rischio di sviluppare un cancro del colon e del retto; altri studi suggerirebbero che, sempre ad alte dosi, il consumo del caffè stesso possa associarsi ad un modesto aumento del rischio di cancro della vescica; ambedue queste associazioni vanno in realtà considerate "non provate".

Caffeina e caffè: nessun effetto significativo sul rischio di malattie cardiovascolari

La possibile relazione tra questi tre parametri è un'area di controversia ampiamente discussa nel mondo scientifico negli ultimi anni; l'atteggiamento attualmente prevalente, nella comunità scientifica, è tuttavia di rigettare l'associazione tra consumo di caffè o di caffeina ed aumento del rischio cardiovascolare. Gli studi più recenti hanno infatti negato l'esistenza di un effetto del caffè sul rischio coronarico, almeno fino a dosi giornaliere molto elevate (fino a consumi di 9 tazze al giorno), una volta che si sia tenuto adeguatamente conto della presenza e del livello dei fattori confondenti (specie il fumo di sigaretta).

Caffeina e colesterolemia

L'effetto della caffeina sulla colesterolemia è stato controverso fino a pochi anni addietro. Recentemente, è stato isolato e caratterizzato il composto responsabile dell'effetto ipercolesterolemizzante del caffè "bollito" alla scandinava; il caffè filtrato o "all'italiana" non svolge alcun effetto significativo sul tasso del colesterolo plasmatico.

Caffeina e valori pressori

L'effetto della caffeina sui valori pressori, modesto e molto variabile, sembra essere nel complesso clinicamente trascurabile.

Caffeina e aritmie cardiache

Il Council dell'autorevole American Medical Association ha stabilito che il manifestarsi di aritmie cardiache non si correla in modo significativo con il consumo di caffeina.

Caffeina, fisiologia dell'apparato riproduttivo e gestazione

Diffuse, soprattutto tra le donne in età fertile, sono le preoccupazioni relative a possibili effetti della caffeina, e delle bevande che la contengono sulla fisiologia dell'apparato riproduttivo e sulla gestazione. La visione attualmente prevalente nel mondo scientifico, in conclusione, è che a differenza dell'abitudine al fumo e dell'uso eccessivo di alcool, il consumo di caffeina non modifica in modo significativo la fertilità, ed in gravidanza non sembra influenzare significativamente la salute fetale o il rischio di un evento abortivo. Segnalazioni non recenti di un possibile effetto negativo del consumo di caffè sul rischio di aborto possono essere spiegate con problemi di natura metodologica nella raccolta dei dati; analoga, con ogni probabilità, la genesi dei dati, ora negativi, relativi alla mastopatia fibrocistica benigna.

Caffeina e osteoporosi

È possibile che la caffeina svolga un modesto ma significativo effetto sull'osteoporosi, specie tra le donne con basso consumo alimentare di calcio. L'effetto, se esiste, è di portata molto limitata, ed è controllabile mediante l'aggiunta alla dieta di pochi cucchiai di latte.

Caffeina e apparato digerente

A livello dell'apparato digerente il caffè (non necessariamente la caffeina) svolge alcuni effetti significativi: favorisce il reflusso di acido nello stomaco e stimola l'evacuazione. In presenza di ulcera può aumentare la sintomatologia, ma è improbabile che contribuisca alla malattia ulcerosa in modo casuale.

Valutazione complessiva della caffeina

Nel complesso la caffeina appare caratterizzata da un ottimo profilo di sicurezza; essa può essere consumata, a dosi ragionevoli, dall'intera popolazione. I suoi effetti sul sonno ne suggeriscono la limitazione del consumo nelle ore serali e, in soggetti particolari, a partire dal tardo pomeriggio.

Glossario

  • Caffeina

    Alcaloide contenuto nei semi del caffè e del cacao e nelle foglie del tè, della cola e del matè; esercita azione eccitante sul cuore e sul sistema nervoso.

  • Incidenza

    Il numero di nuovi casi osservati in una popolazione nell'unità di tempo (in genere un anno). Un'incidenza dell'infarto in una popolazione dell'1 per mille indica che, ogni anno, un soggetto su mille viene colpito dalla malattia. Da non confondere con "prevalenza" (vedi).

  • Colesterolo

    Presente nel sangue, costituente essenziale della membrana cellulare, interviene nella formazione degli ormoni sessuali e corticosteroidei e dei sali biliari. Può essere di origine esogena (alimentare) ed endogena (sintesi epatica). Nel sangue il colesterolo è veicolato tramite i trigliceridi e le lipoproteine (HDL e LDL).

  • Osteoporosi

    Rarefazione del tessuto osseo per diminuzione dell'attività degli osteoblasti, legata all'età o a malattie.

04 aprile 2005

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