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I fitosteroli nel controllo dell'ipercolesterolemia

Fitosteroli e colesterolo

Il numero dei soggetti nei quali è necessario ridurre la colesterolemia con obiettivi di prevenzione cardiovascolare, sulla base dei risultati e delle indicazioni degli studi più recenti, è in continua crescita.In questo contesto complesso ed in rapida evoluzione, nuove opportunità di trattamento emergono dalla disponibilità di alimenti arricchiti in fitosteroli. I fitosteroli (i principali sono il sitosterolo ed il campesterolo) sono, sul piano strettamente chimico, molto simili al colesterolo. Essi sono presenti nel mondo vegetale, nel quale il colesterolo è invece virtualmente assente, e svolgono, nelle piante, gli stessi effetti strutturali che il colesterolo svolge nelle cellule animali.

Meccanismo d'azione dei fitosteroli

Per le loro analogie strutturali con il colesterolo, i fitosteroli possono competere a livello intestinale con il colesterolo presente negli alimenti che consumiamo, riducendone quindi l’assorbimento mediante differenti meccanismi. Essi possono infatti sostituirsi al colesterolo, se sono presenti nel lume intestinale in quantità adeguate, prendendone il posto nelle micelle lipidiche che permettono l’assorbimento del colesterolo stesso e dei grassi. Limitano così l’entrata del colesterolo nella linfa ed il suo trasporto al fegato, dove esso controlla, mediante vari meccanismi, la sintesi ed il rilascio delle lipoproteine epatiche. L’effetto di competizione tra fitosteroli e colesterolo a livello assorbitivo è potenziato anche dalla capacità dei fitosteroli stessi di “complessare”, rendendola inassorbibile, una quota del colesterolo alimentare.E’ interessante osservare che l’organismo dispone, a livello della parete intestinale, di “trasportatori” specifici che ritrasferiscono attivamente nel lume intestinale i fitosteroli assorbiti: con il duplice effetto di amplificarne da un lato l’effetto terapeutico (queste molecole sono nuovamente in grado di competere con il colesterolo intestinale) ed, al tempo stesso, di mantenerne le concentrazioni plasmatiche, anche in caso di apporto alimentare consistente, a livelli molto bassi.E’ intuitivo, sulla base di questi meccanismi d’azione, che l’effetto dei fitosteroli sulla colesterolemia sia dose-dipendente: e che diventi quindi significativo soprattutto per apporti alimentari elevati. La maggior parte dei dati raccolti suggerisce che i fitosteroli siano in grado di ridurre la colesterolemia LDL del 10% circa per assunzioni giornaliere di circa 2 grammi: un dosaggio difficilmente raggiungibile consumando alimenti vegetali “naturali”, nei quali le concentrazioni di questi composti tendono ad essere piuttosto basse (da alcune decine ad alcune centinaia di milligrammi, al massimo, per 100 grammi di alimento). In questo senso l'apporto degli alimenti arricchiti in fitosteroli potrebbe quindi rappresentare un ottimo strumento per raggiungere il dosaggio indicato.Il calo si osserva, con piccole oscillazioni, in tutti i soggetti che li assumono ed è indipendente dal livello della colesterolemia basale, dalla presenza di condizioni patologiche concomitanti (la malattia diabetica, per esempio), dal sesso e dall’età del soggetto trattato. Si evidenzia nell’ambito di due-tre settimane dall’inizio dell’assunzione, e se l’assunzione stessa è costante nel tempo, si mantiene di fatto inalterato.

Indicazioni di utilizzo dei fitosteroli nella pratica clinica

La prima indicazione è nei soggetti in prevenzione primaria a rischio cardiovascolare non elevato, quando la semplice adozione di una dieta appropriata non riesca a ricondurre il loro profilo lipidico all’obiettivo terapeutico (tabella). La seconda area di possibile impiego è rappresentata dai soggetti a rischio elevato o molto elevato la cui colesterolemia totale o LDL, dopo un intervento di correzione nutrizionale, si collochi 10-15 mg/dL oltre il proprio target terapeutico. In questi soggetti (spesso in terapie polifarmacologiche) può essere di interesse poter raggiungere l’obiettivo terapeutico senza dover appesantire la prescrizione farmacologica con una statina o con altri ipolipidemizzanti. Una terza, e non trascurabile, area di impiego potenziale è rappresentata dai soggetti in trattamento con statine che non raggiungano, al dosaggio impiegato, l’obiettivo terapeutico. L’opzione classica, in queste condizioni, è l’aumento del dosaggio della statina stessa, ma poiché l’effetto dei fitosteroli è perfettamente additivo a quello delle statine (il meccanismo d’azione è infatti completamente differente), un’opzione alternativa è rappresentata dal loro impiego in aggiunta alla statina a dosaggio inalterato, che, equivalente alla quadruplicazione del dosaggio della statina in termini di effetto atteso sulla colesterolemia LDL, non ne condivide le possibili problematiche da interazione farmacologica o di altra natura.

Glossario

  • Colesterolo

    Presente nel sangue, costituente essenziale della membrana cellulare, interviene nella formazione degli ormoni sessuali e corticosteroidei e dei sali biliari. Può essere di origine esogena (alimentare) ed endogena (sintesi epatica). Nel sangue il colesterolo è veicolato tramite i trigliceridi e le lipoproteine (HDL e LDL).

16 maggio 2005

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