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Il controllo non farmacologico della colesterolemia
Parte 3: peso corporeo e attività fisica

Variazioni del peso corporeo e colesterolemia

L’obesità aumenta il rischio cardiovascolare attraverso molteplici meccanismi. I pazienti obesi, e specialmente i pazienti portatori di adiposità addominale, presentano in genere alterazioni del profilo lipidemico, e specificamente ridotti valori della colesterolemia HDL ed ipertrigliceridemia. L’obesità addominale e le anomalie del profilo lipidico prima descritte (trigliceridi plasmatici elevati, bassi valori del colesterolo HDL) si associano inoltre all’iperglicemia ed all’ipertensione arteriosa nel quadro clinico della Sindrome Metabolica, che comporterebbe secondo numerosi studi un aumento significativo del rischio cardiovascolare.
Gli studi che hanno valutato gli effetti della riduzione del peso sulla colesterolemia totale o sul profilo lipidico indicano che il calo ponderale si associa ad una riduzione significativa, anche se spesso modesta in termini assoluti, della colesterolemia totale ed LDL. L’effetto sulla trigliceridemia è in genere di maggiore ampiezza, mentre la colesterolemia HDL varia in modo più complesso (Miller et al., 2005).
Nei soggetti francamente obesi, secondo una rassegna dei risultati di 70 studi (Datilo & Kris-Etherton, 1992), un calo ponderale medio di 16 Kg circa, pari al 16% del peso corporeo basale dei soggetti studiati, si associa ad una riduzione media di circa 30 mg/dL della colesterolemia totale. Si osserva, più in dettaglio, una riduzione media di 2 mg/dL della colesterolemia totale, e di 0,8 mg/dL della colesterolemia LDL, per ogni Kg di calo ponderale. La colesterolemia HDL, che tende spesso a calare nella fase attiva della perdita di peso, aumenta invece di 0,4 mg/dL nella fase di stabilizzazione del peso stesso, sempre per ogni Kg di calo del peso.
Una metanalisi più recente conferma gli stessi risultati, documentando un calo della colesterolemia LDL di 8,8 mg/dL in soggetti francamente obesi in cui si era osservata una riduzione di 10 Kg del peso corporeo (Nordmann et al., 2006); gli effetti sulla colesterolemia LDL del calo ponderale non sono tuttavia costanti in letteratura: nello Swedish Obese Subjects (SOS) Study, per esempio, soggetti sottoposti ad un intervento di chirurgia bariatrica, che avevano perso dopo l’intervento in media il 33% della massa corporea basale, presentavano una dimunizione della trigliceridemia e ad un incremento della colesterolemia HDL, senza effetti di rilievo sulla colesterolemia totale (Klein et al., 2004).
I differenti approcci dietetici utilizzati per il controllo ponderale possono comunque svolgere effetti diversi sul profilo lipidico. La trigliceridemia ed i valori della colesterolemia HDL tendono a modificarsi più favorevolmente nei soggetti soprappeso o obesi trattati con una dieta a basso contenuto in carboidrati, mentre i valori di LDL colesterolo si modificano più favorevolmente nei soggetti assegnati a diete a basso contenuto di grassi (Schaefer et al., 2005). Uno studio molto recente, tuttavia, non ha rilevato differenze significative tra il profilo lipidico di soggetti sovrappeso trattati con una dieta ipolipidica, con una dieta “low-carb” (a bassissimo tenore di carboidrati) o con una dieta mediterranea (Shai et al., 2008)

Il ruolo dell’attività fisica nel controllo della colesterolemia

Uno stile di vita sedentario aumenta la probabilità di incorrere in molte patologie cronico-degenerative, tra cui le malattie cardiovascolari. Un’attività fisica regolare, d’altra parte, migliora molti fattori di rischio cardiovascolare: dal profilo lipidico plasmatico, al sovrappeso, ai valori della pressione arteriosa (Myers, 2003).
Le frazioni lipidiche più influenzate dall’attività fisica sono la colesterolemia HDL e la trigliceridemia. La colesterolemia HDL è mediamente più elevata del 9-50% tra i soggetti attivi rispetto ai sedentari; la trigliceridemia è invece più bassa del 19-50% (Duratine et al., 2001). Soggetti sedentari che si sottopongono ad un programma di training mostrano un aumento della colesterolemia HDL, ed una riduzione della trigliceridemia, tanto maggiore quanto più i valori basali sono alterati (Couillard, 2001) (Fig. 4).
Le variazioni della colesterolemia totale ed LDL sono invece minori, ed in molti studi perdono significatività, in analisi multivariata, quando si tenga conto delle differenze nello stile di vita dei soggetti sedentari e fisicamente attivi (alimentazione, fumo, consumo di alcolici).
Secondo la maggioranza degli studi osservazionali è necessario superare una soglia minima per ottenere modificazioni significative della concentrazione dei lipidi plasmatici. Questo “valore soglia” varia, nei diversi studi, fra le 700 e le 2000 kcal/settimana (equivalenti a circa 11-32 km/settimana percorsi di cammino veloce o di corsa).
Un dispendio energetico complessivo di 1500-2200 kcal/sett (equivalenti a circa 24-32 km settimanali di cammino veloce o di corsa), indurrebbe in particolare un aumento di 3,5-6 mg/dL della colesterolemia HDL, ed una riduzione della trigliceridemia di 7-20 mg/dL. Benefici più ampi (un ulteriore incremento di 3 mg/dl della colesterolemia HDL e un’ulteriore riduzione di 3-8 mg/dL della trigliceridemia). si otterrebbero superando le 3000 kcal/sett (Panagiotakos et al., 2003; Kokkins et al., 1995).
Programmi strutturati di esercizio fisico, basati su attività aerobiche (in genere bicicletta, cammino o corsa ad un’intensità di almeno il 60% della frequenza cardiaca o della VO2 max) aumentano la colesterolemia HDL di 2/8 mg/dL (+ 5/20%), mentre la trigliceridemia si riduce di 5/38 mg/dL (- 5/20% circa). La concentrazione della colesterolemia totale ed LDL si riduce invece solo in circa un quarto degli studi. I risultati erano più evidenti nei soggetti sedentari all’inizio dello studio; gli esercizi di resistenza non influenzavano invece significativamente i lipidi plasmatici (Couillard et al., 2001).
Confrontando programmi di training caratterizzati da elevata quantità/elevata intensità, bassa quantità/alta intensità e bassa quantità/moderata intensità in uno studio controllato si è osservato che i migliori effetti sul profilo lipidico si osservavano dopo un training fisico di elevata quantità/elevata intensità (Kraus et al., 2002).
Qualunque livello di attività fisica, in soggetti inizialmente del tutto sedentari, sembra comunque indurre una modificazione favorevole del rischio cardiovascolare (Nocon et al., 2008).

Bibliografia

Couillard C, Després JP, Lamarche B et al. Effects of endurance exercise training on plasma HDL cholesterol levels depend on levels of triglycerides: evidence from men of the Health, Risk Factors, Exercise Training and Genetics (HERITAGE) Family Study. Arterioscler Thromb Vasc Biol. 2001;21:1226-32.

Dattilo AM, Kris-Etherton PM. Effects of weight reduction on blod lipids and lipoproteins: a meta-analysis. Am J Cl Nutr 1992; 56:320-328.

Durstine LJ, Granjean PW, Davis PG, et al. Blood lipid and lipoprotein adaptations to exercise. A quantitative analysis. Sports Med 2001; 31: 1033-62.

Klein S, Burke L, Bray G, Blair S, Allison D, Pi-Sunyer X, et al. Clinical Implications of Obesity With Specific Focus on Cardiovascular Disease: A Statement for Professionals From the American Heart Association Council on Nutrition, Physical Activity, and Metabolism. Circulation 2004;110:2952-2967.

Kokkins P, Holland J, Narayan P Colleran JA, Dotson CO, Papademetriou V. Miles run per week and high density lipoprotein cholesterol levels in healthy middle aged men: a dose-response relationship. Arch Intern Med 1995; 155: 415-420.

Kraus WE, Houmard JA, Duscha BD, Knetzger KJ, Wharton MB, McCartney JS et al. Effects of the amount and intensity of exercise on plasma lipoproteins. N Engl J Med 2002;347:1483-92.

Miller WM, Nori-Janosz KE, Lillystone M et al. Obesity and lipids. Curr Cardiol Rep 2005;7:465-470.

Myers J Exercise and cardiovascular health. Circulation 2003;107:e2-e5.

Nocon M, Hiemann T, Müller-Riemenschneider F, Thalau F, Roll S, Willich SN.Association of physical activity with all-cause and cardiovascular mortality: a systematic review and meta-analysis.Eur J Cardiovasc Prev Rehabil. 2008 Jun;15(3):239-46.

Nordmann AJ, Nordmann A, Briel M, Keller U, Yancy WS Jr, Brehm BJ, Bucher HC. Effects of low-carbohydrate vs low-fat diets on weight loss and cardiovascular risk factors: a meta-analysis of randomized controlled trials. Arch Intern Med 2006;166:285-93.

Panagiotakos DB, Pitsavos C, Chrysohoou C, Skoumas J, Zeimbekis A, Papaioannou I, Stefanadis C. Effect of leisure time physical activity on blood lipid levels: the ATTICA study. Coron Artery Dis 2003;14:533-9.

Schaefer EJ, Gleason JA, Dansinger ML. The Effects of Low-fat, High-carbohydrate Diets on Plasma Lipoproteins, Weight Loss, and Heart Disease Risk Reduction. Current Atherosclerosis Reports 2005; 7:421-427.

Shai I, Schwarzfuchs D, Henkin Y et al. Weight loss with a low-carbohydrate, Mediterranean, or low-fat diet. N Engl J Med. 2008;359:229-41.

Glossario

  • Trigliceridi

    Sono sostanze lipidiche (grasse) che circolano nel sangue; la loro struttura è caratterizzata da una molecola di glicerolo a cui sono legate (esterificazione) tre molecole di acidi grassi; originano, in parte, dai grassi assunti con l'alimentazione, in parte vengono prodotti nel fegato e nel tessuto adiposo a partire da carboidrati.

  • Colesterolo

    Presente nel sangue, costituente essenziale della membrana cellulare, interviene nella formazione degli ormoni sessuali e corticosteroidei e dei sali biliari. Può essere di origine esogena (alimentare) ed endogena (sintesi epatica). Nel sangue il colesterolo è veicolato tramite i trigliceridi e le lipoproteine (HDL e LDL).

  • Iperglicemia

    Aumento del glucosio nel sangue, tipico del diabete mellito, ma talora di origine ipofisaria (sindrome di Cushing, acromegalia) o surrenale.

  • Ipertensione

    Aumento della pressione arteriosa al di sopra dei valori normali (nell'adulto 80-90 mm Hg di minima e 130-140 mmHg di massima). Può essere di origine secondaria (renale, endocrina, neurologica, ecc.) o primitiva (essenziale).

  • Sindrome metabolica

    La Sindrome Metabolica è una condizione metabolica caratterizzata dalla contemporanea associazione di diversi fattori di rischio metabolici nello stesso paziente, che incrementano la possibilità di sviluppare patologie cardiovascolari e diabete.

  • Metanalisi

    Tecnica che combina i risultati di molti studi, di impianto simile e che hanno esaminato quesiti simili, per aumentare la numerosità del campione di valori su cui si ragiona e quindi l'affidabilità delle conclusioni.

  • Carboidrati

    Rappresentano la principale fonte energetica della dieta. Sono di due tipi: semplici e complessi. I semplici sono gli zuccheri, i complessi includono amido e fibra. Forniscono 4 calorie per grammo. Si trovano naturalmente in pane, cereali, frutta, verdura, latte e latticini. Torte, biscotti, gelati, caramelle, succhi di frutta e altri alimenti di questo tipo sono ricchi di zuccheri.

  • Dieta mediterranea

    Regime alimentare a base di cereali integrali, legumi, ortaggi, frutta, olio d'oliva.

  • Pressione arteriosa

    Pressione del sangue nelle arterie dovuto all'attività contrattile del muscolo cardiaco e alla resistenza vascolare periferica, distinta in sistolica o massima e diastolica o minima.

  • Dispendio energetico

    La quantità di energia, misurata in calorie, che un individuo consuma. Le calorie servono per respirare, far circolare il sangue, digerire il cibo ed essere fisicamente attivi.

02 aprile 2009

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