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Il controllo non farmacologico della colesterolemia
Parte 4: fitosteroli e proteine della soia

Prodotti arricchiti in fitosteroli e controllo della colesterolemia

I fitosteroli sono molecole strutturalmente simili al colesterolo, presenti negli olii vegetali e, in quantità inferiori, nelle verdure e nella frutta fresca, nelle castagne, nei cereali, nei legumi.
Nei Paesi centroeuropei e scandinavi l’apporto alimentare giornaliero di fitosteroli è pari, in genere, a 250-300 mg giornalieri; nei Paesi mediterranei i valori corrispondenti sono probabilmente più elevati, e raggiungono i 500-600 mg/die (Plat & Mensink, 2005).
L’assorbimento dei fitosteroli, nell’uomo, è molto inferiore rispetto a quello del colesterolo (0,02-3,5% vs 35-70%); nonostante il loro assorbimento iniziale sia significativo, essi vengono infatti quasi completamente riespulsi nel lume intestinale per l’intervento di trasportatori specifici di membrana. I livelli plasmatici dei fitosteroli, nell’uomo, sono conseguentemente molto bassi, e dell’ordine di 1-2 mg/dL (de Jong et al., 2003).
I fitosteroli, per le loro analogie strutturali con il colesterolo, competono con l’assorbimento intestinale del colesterolo stesso: sia quello di origine alimentare (pari a 300-500 mg/die) sia quello, largamente prevalente, di origine biliare (pari ad almeno 1000-1200 mg/die). I fitosteroli interferiscono, in particolare, nella formazione e nel trasporto micellare dell’emulsione del colesterolo stesso con la bile proveniente dal fegato: l’effetto finale di questa interferenza è una riduzione della colesterolemia, e specialmente della colesterolemia LDL (Ostlund, 2004).
La correlazione tra le dosi di fitosteroli impiegate e la riduzione della colesterolemia LDL ottenuta è stata analizzata in varie metanalisi. La riduzione della colesterolemia LDL tende a crescere, al crescere della dose di fitosteroli consumata, nell’intervallo tra 0,7 e 2,0-2,5 g /die; oltre tale livello non si osserva un significativo aumento dell’azione ipocolesterolemizzante, e l’impiego di questi dosaggi è pertanto probabilmente inutile (Fig. 5) (Moruisi et al., 2006).
L’effetto ipocolesterolemizzante dei fitosteroli, che si manifesta in genere dopo tre settimane di consumo, si mantiene nel tempo se il consumo stesso è regolare.
Il loro effetto sul profilo lipidico è additivo a quello delle diete ipolipemizzanti, e si osserva anche in soggetti trattati con statine e/o fibrati (con la sola eccezione dei soggetti trattati con ezetimibe, che agisce, come i fitosteroli, sull’assrobimento del colesterolo intestinale). Nel caso delle statine, l’effetto aggiuntivo osservato (un’ulteriore riduzione dell’8-10% della colesterolemia LDL) equivale a quello ottenibile mediante un aumento consistente del dosaggio della statina, compreso tra il raddoppio e la quadruplicazione del dosaggio stesso.
Sul piano pratico si può aggiungere che la matrice alimentare non sembra condizionare in modo significativo l’efficacia ipocolesterolemizzante dei fitosteroli, a parità di dose somministrata, anche se le matrici a base lattea rimangono le preferite; il consumo dopo o durante un pasto principale è sensibilmente più efficace del consumo a digiuno (Ortega et al., 2006).
E’ noto che i livelli plasmatici di ß-carotene, per motivi a tuttoggi non del tutto chiariti, si riducono del 7-17% tra i soggetti che consumano regolarmente fitosteroli, anche dopo aver tenuto conto della riduzione della colesterolemia LDL, che rappresenta il carrier fisiologico nel plasma del ß-carotene ed in genere delle molecole lipofile. Questo calo, di incerto significato pratico, può essere controllato aumentando l’apporto di vegetali freschi colorati, come suggeriscono le indicazioni d’uso dei prodotti in commercio (Lea & Hepburn, 2006). Al di là di questa riduzione del ß-carotene, l’uso regolare di prodotti arricchiti di fitosteroli non sembra indurre effetti collaterali di rilievo (Di benedetto et al., 2007)
Alcuni autori hanno ipotizzato un possibile effetto aterogeno del modesto aumento della concentrazione plasmatica dei fitosteroli che si osserva in soggetti trattati con questi composti; gli studi a tutt’oggi pubblicati, tuttavia, non forniscono nel complesso supporto a questa ipotesi (Fassbender et al., 2008; Pinedo et al., 2007; Assmann et al., 2006).
Sulla base delle informazioni disponibili appaiono quindi condivisibili le linee guida NCEP ATP-III pubblicate nel 2001 (Grundy, 2006), che suggeriscono l’assunzione giornaliera di 2 g di fitosteroli/fitostanoli per incrementare la riduzione della colesterolemia LDL qualora il controllo dietetico della stessa non sia sufficiente. Indicazioni simili sono state incorporate nelle linee guida Australiane per il controllo dei lipidi e nelle linee guida della Società Medica Finlandese del 2004.

Proteine della soia

Le proteine di soia posseggono una significativa efficacia ipocolesterolemizzante, documentata in pazienti affetti da diverse forme di ipercolesterolemia. Una metanalisi del 1995 (Anderson e al., 1995) dimostra che, sostituite parzialmente o completamente alle proteine animali della dieta, le proteine della soia inducono un calo medio di 23 mg/dL della colesterolemia totale, e di 22 mg/dL della colesterolemia LDL. La riduzione è maggiore nei soggetti francamente ipercolesterolemici, e ridotta o trascurabile nei soggetti con colesterolemia basale inferiore a 230 mg/dL.
L’integrazione giornaliera della dieta con 4 porzioni di proteine della soia (da 6,25 g ciascuna) induce un calo medio della colesterolemia totale ed LDL pari a circa il 10% (anche se l’ampiezza dell’effetto dipende, come si ricordava, dai valori basali della colesterolemia stessa); la colesterolemia HDL e la trigliceridemia sono invece in genere poco modificate dal trattamento.
La componente più attiva della soia nel ridurre la colesterolemia è con ogni probabilità quella proteica, mentre gli isoflavoni non sembrano contribuire in modo significativo agli effetti sul metabolismo lipidico. L’effetto ipocolesterolemizzante sarebbe attribuibile alla capacità delle proteine di soia di aumentare l’espressione dei recettori per l’apo B (Descovich et al., 1980; Zhan & Ho, 2005).
Anche le proteine del Lupinus albus, in studi preliminari, sembrano possedere caratteristiche interessanti per sviluppare alimenti ad azione ipocolesterolemizzante (Sirtori et al., 2004).

Bibliografia

Anderson JW, Johnstone BM, Cook-Newell ME. Meta-analysis of the effects of soy protein intake on serum lipids. N Engl J Med 1995;333(5):276-82.

Assmann G, Cullen P, Erbey J, Ramey DR, Kannenberg F, Schulte H. Plasma sitosterol elevations are associated with an increased incidence of coronary events in men: results of a nested case-control analysis of the Prospective Cardiovascular Münster (PROCAM) study. Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2006;16:13-21.

de Jong A, Plat J, Mensink RP. Metabolic effects of plant sterols and stanols J Nutr Biochem. 2003;14:362-9.

Descovich GC, Ceredi C, Gaddi A, Benassi MS, Mannino G, Colombo L, et al. Multicentre study of soybean protein diet for outpatient hyper-cholesterolaemic patients. Lancet. 1980;2:709-12.

Di Benedetto R, Giammarioli S, Masella R, Aureli P. Efficacia e sicurezza d’uso degli alimenti contenenti fitosteroli. Rapporti ISTISAN 07/56.

Fassbender K, Lütjohann D, Dik MG et al. Moderately elevated plant sterol levels are associated with reduced cardiovascular risk--the LASA study. Atherosclerosis. 2008;196:283-8.

Lea LJ, Hepburn PA. Safety evaluation of phytosterol-esters. Part 9: Results of a European post-launch monitoring programme Food and Chemical Toxicology 2006;44:1213–1222.

Moruisi KG, Oosthuizen W, Opperman AM. Phytosterols/stanols lower cholesterol concentrations in familial hypercholesterolemic subjects: a systematic review with meta-analysis. J Am Coll Nutr. 2006;25:41-8.

NCEP expert panel. Expert Panel on detection, evaluation and treatment of high blood cholesterol in adults. Executive summary of the third report of the National Cholesterol Education Program (NCEP) (Adult Treatment Panel III). JAMA 2001;285(19):2486-97.

Ortega RM, Palencia A, Lopez-Sobaler AM. Improvement of cholesterol levels and reduction of cardiovascular risk via the consumption of phytosterols. Br J Nutr. 2006;96:S89-93.

Ostlund RE Jr. Phytosterols and cholesterol metabolism. Curr Opin Lipidol. 2004;15:37-41.

Pinedo S, Vissers MN, von Bergmann K et al. Plasma levels of plant sterols and the risk of coronary artery disease: the prospective EPIC-Norfolk Population Study. J Lipid Res. 2007;48:139-44.

Plat J, Mensink RP. Plant stanol and sterol esters in the control of blood cholesterol levels: mechanism and safety aspects. Am J Cardiol 2005;96:15D-22D.

Sirtori CR, Lovati MR, Manzoni C, Castiglioni S, Duranti M, Magni C, et al. Proteins of white lupin seed, a naturally isoflavone-poor legume, reduce cholesterolemia in rats and increase LDL receptor activity in HepG2 cells. J Nutr 2004;134:18-23.

Zhan S, Ho SC.Meta-analysis of the effects of soy protein containing isoflavones on the lipid profile. Am J Clin Nutr 2005;81:397-408.

Glossario

  • Colesterolo

    Presente nel sangue, costituente essenziale della membrana cellulare, interviene nella formazione degli ormoni sessuali e corticosteroidei e dei sali biliari. Può essere di origine esogena (alimentare) ed endogena (sintesi epatica). Nel sangue il colesterolo è veicolato tramite i trigliceridi e le lipoproteine (HDL e LDL).

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

  • Metanalisi

    Tecnica che combina i risultati di molti studi, di impianto simile e che hanno esaminato quesiti simili, per aumentare la numerosità del campione di valori su cui si ragiona e quindi l'affidabilità delle conclusioni.

14 maggio 2009

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