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La clorofilla

Generalità

Francesco Visioli

La clorofilla è il pigmento che da il caratteristico colore verde a piante e alghe e che permette loro di catturare la luce necessaria alla fotosintesi. Dal punto di vista chimico la struttura è piuttosto complessa: il corpo centrale della molecola è costituito da un anello porfirinico, simile a quello del gruppo eme dell’emoglobina, salvo che al centro si trova un atomo di magnesio in luogo di uno di ferro; legata all’anello porfirinico si trova una lunga catena laterale idrocarburica (fitolica), che rende la molecola liposolubile e immiscibile con l’acqua. Esistono due tipi di clorofilla, la A e la B che si differenziano per la catena laterale e ognuna è in grado di assorbire la luce a una lunghezza d’onda diversa.
 
In commercio non si trova la clorofilla, bensì la clorofillina, che è una miscela semisintetica di sali di rame derivati dalla clorofilla. Durante la sintesi della clorofillina, l’atomo di magnesio nel centro dell’anello viene sostituito con uno di rame e si perde la coda fitolica. Al contrario delle clorofilla naturali, tutte le miscele di clorofillina sono solubili in acqua.

Attività biologiche

Formazione di complessi
Sia la clorofilla che la clorofillina sono in grado di legarsi a composti potenzialmente cancerogeni (idrocarburi aromatici presenti nel fumo di sigaretta, amine eterocicliche contenute nella carne cotta, aflatossina B1), limitandone l’assorbimento intestinale e la quantità che arriva ai tessuti bersaglio.

Azione antiossidante
Gli effetti antiossidanti della clorofillina sembra diminuire il danno ossidativo indotto da cancerogeni chimici e radiazioni, come dimostrano vari esperimenti condotti in vitro e sull’animale.

Inattivazione cancerogeni
La clorofilla sembra in grado di ridurre l’attività degli enzimi del citocromo P450 che convertono le sostanze pro-cancerogene in cancerogeni attivi. Inoltre, altri studi hanno dimostrato che la clorofillina aumenta l’attività dell’enzima che facilita l’eliminazione di tossine e di cancerogeni dall’organismo.

Prevenzione delle patologie

La clorofillina potrebbe prevenire il tumore epatico provocato dall’aflatossina B1(AFB1). Si tratta di un cancerogeno prodotto da alcune specie di funghi e che è contenuto in cereali e legumi esposti a muffe; nel fegato viene convertita in carcinogeno attivo in grado di legarsi al DNA e provocare mutazioni. In alcuni paesi dell’Asia e dell’Africa, dove lo stoccaggio dei cereali non è adeguato, la popolazione è particolarmente esposta a AFB1 e a  infezione da epatite B; la coesistenza delle due patologie aumenta notevolmente il rischio di carcinoma epatico.
 
È stato evidenziato in vari modelli animali, come la somministrazione di clorofillina abbia inibito lo sviluppo di tumore epatico. Per avere risultati di questo tipo nell’uomo servirebbero più di 20 anni, in quanto è questo il tempo minimo che deve intercorrere tra l’esposizione a AFB1e lo sviluppo del tumore. Tuttavia si è visto che la somministrazione di clorofillina ridurrebbe del 55% l’escrezione urinaria del marcatore del DNA danneggiato da AFB1 e questo è stato associato a una minore probabilità di sviluppare il tumore (studio condotto su 180 adulti residenti in Cina con somministrazione di 100mg/die di clorofillina per 16 settimane).

Usi terapeutici

Deodorante interno
La clorofillina può essere utilizzata per via orale nei pazienti con colostomie o ileostomie, in quanto la dose giornaliera di 100-200 mg sarebbe infatti in grado di ridurre l’odore delle feci. Può essere utile, inoltre, alla dose di 100-300 mg/die, nei soggetti incontinenti per diminuire l’odore di urina e feci. Infine, un recente studio, condotto su sette pazienti giapponesi affetti da trimetilaminuria (malattia genetica che porta all’escrezione urinaria di trimetilamina, composto con odore sgradevole simile al pesce) ha dimostrato che somministrando 60 mg di clorofillina tre volte al giorno è possibile ridurre significativamente i livelli urinari di trimetilamina.
 
Guarigione delle ferite
Alcuni studi condotti negli anni ‘40 hanno dimostrato che la clorofillina è in grado di rallentare lo sviluppo di batteri in vitro e di far rimarginare ferite indotte sperimentalmente nell’animale. Per questo si è iniziato ad usarla prima per le ferite superficiali nell’uomo, poi anche per lesioni a lento rimarginamento come ulcere vascolari e piaghe da decubito. Dalla fine degli anni ‘50 la clorofillina è stata aggiunta alla papaina e all’urea per migliorare la guarigione delle ferite, ridurne l’infiammazione e l’odore. Questa associazione è ancora presente negli USA anche se poco usata.

Fonti alimentari

Clorofilla
È il pigmento più abbondante nelle piante. In particolare, ne sono molto ricchi i vegetali a foglia verde come gli spinaci e alcune alghe come la clorella. Dato però che la clorofilla è molto costosa e poco stabile, gli integratori sono in realtà a base di clorofillina.
 
Clorofillina
Il sale sodico (complesso rame clorofilina) è contenuto in vari integratori usati per il controllo dell’odore nei pazienti colostomizzati, ileostomizzati o incontinenti. Può anche essere usata come colorante additivo in alimenti, farmaci e cosmetici.

Sicurezza d’uso

Né la clorofilla né la clorofillina hanno effetti tossici, possono, tuttavia, provocare colorazione verde di urina e feci e colorazione gialla o nera della lingua. In alcuni casi la somministrazione orale di clorofillina può provocare diarrea, mentre l’uso topico può raramente provocare bruciore o prurito. Inoltre, il consumo orale di clorofilliana può provocare un falso positivo nel test per la ricerca del sangue occulto nelle feci.
 
L’assunzione di integratori a base di clorofilla e clorofillina in gravidanza e allattamento è sconsigliata in quanto non si dispongono di dati relativi al profilo di sicurezza in tali condizioni.

Bibliografia

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Modificato da: LPI Micronutrient Information Center e Farmacia news 6/2005

Glossario

  • Antiossidante

    Sostanza che impedisce o rallenta l'ossidazione.

  • Enzima

    Sostanza di natura proteica dotata di attività catalitica, cioè di attivare ed accelerare una reazione chimica. Risulta costituito da una parte proteica (apoenzima) e di un gruppo prostetico (coenzima).

  • Infiammazione

    Complesso di reazioni che si verificano localmente in risposta ad un agente lesivo. Clinicamente è caratterizzata da 4 sintomi: tumefazione, arrossamento, aumento della temperatura localmente, dolore.

08 novembre 2006

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