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L'aspartame

Caratteristiche

L’aspartame è un dipeptide costituito da due aminoacidi (una molecola di acido aspartico ed una di alanina) sotto forma di estere metilico. È caratterizzato da un potere dolcificante da 120 a 200 volte superiore a quello dello zucchero comune e non provoca carie. Nell’organismo l’aspartame viene scisso nei due aminoacidi costitutivi, reperibili nella quasi totalità delle proteine naturali sia di origine vegetale che di origine animale; questi ultimi, metabolizzati dall’organismo, forniscono circa 4 Kcal per grammo. A causa del suo elevato potere dolcificante, tuttavia, l’aspartame è utilizzato a dosi molto basse, il contributo calorico è quindi di fatto irrilevante. L’aspartame è chimicamente stabile fino a 200° ed è pertanto inadatto alla preparazione di prodotti alimentari da sottoporre a temperature elevate (ad esempio cottura in forno). In soluzione, specie se esposto a riscaldamento, si degrada perdendo la capacità dolcificante.La DGA dell’aspartame è stata innalzata alcuni anni fa dalla FDA a 50 mg/Kg di peso corporeo, mentre in Italia e in Europa è fissata a 40 mg/Kg di peso corporeo.

Sicurezza contestata

Fin dal 1985 l’aspartame è stato classificato negli USA come “sicuro e non associato ad effetti negativi di rilievo sulla salute nel soggetto sano”. È controindicato nei soli soggetti con fenilchetonuria.I dubbi sollevati alcuni anni addietro a proposito della possibile carcinogenicità di questa sostanza non hanno trovato riscontri. Il lavoro che innescò queste preoccupazioni è stato largamente criticato, sia per problemi metodologici (si trattava di un semplice studio di tipo osservazionale), sia perché la struttura della molecola, sostanzialmente costituita come si ricordava da due aminoacidi presenti praticamente in ogni proteina naturale, rende difficilmente plausibile ogni ipotesi di tossicità.

Lo studio dell’Istituto Ramazzini

Un lavoro del 2005 condotto da alcuni ricercatori italiani dell'Istituto Ramazzini di Bologna, ha riproposto il tema della possibile pericolosità dell’aspartame. Secondo i risultati dello studio, l’aspartame a dosi elevate  aumenterebbe il rischio di leucemie/linfomi nei ratti femmina. I dati dello studio, tuttavia, non permettono di trarre conclusioni definitive.Innanzitutto perché la frequenza di queste patologie osservata negli animali trattati ricade nell’ambito di quelle osservate nelle serie storiche degli animali di controllo: il caso, insomma, potrebbe aver giocato un ruolo assai più importante dell’aspartame. Va poi detto che le dosi somministrate agli animali (per tutta la loro vita, fino al decesso spontaneo) hanno una minima correlazione, o addirittura non l’hanno affatto, col mondo reale, in quanto decisamente improponibili per l’uomo (tenendo conto che in una lattina di bevanda dolcificata con aspartame si trovano circa 100 mg della sostanza, le dosi somministrate ai ratti corrisponderebbero a consumi fino a 75 lattine al giorno per l’uomo).

Lo studio del National Toxicology Program

Un set di studi, condotto dal National Toxicology Program e pubblicato nel marzo del 2006, ha dimostrato che l’assunzione di aspartame non aumenterebbe l’incidenza di tumori nei topi. L’indagine ha coinvolto tre gruppi di 15 femmine e 15 maschi di topi, sottoposti, rispettivamente, a tre diverse modificazioni genetiche volte a ad aumentarne la propensione a sviluppare tumori. Agli animali sono state somministrate, nel corso di 9 mesi, dosi di aspartame, comprese tra le 3125 e le 50000 ppm, altamente superiori a quelle mediamente consumate dall’uomo.I risultati dello studio hanno evidenziato la stessa incidenza di crescite tissutali anomale (neoplasmi e papillomi) sia nei gruppi di studio, sia in quello di controllo. Secondo i ricercatori, quindi, non vi sono prove evidenti di un effetto cancerogeno che possa creare preoccupazioni circa la sicurezza di utilizzo dell’aspartame.

Lo studio del National Cancer Institute

Al 97esimo meeting annuale dell’American Association of Cancer Research (aprile 2006) è stato presentato uno studio del National Cancer Institute che fornisce un’ulteriore prova della sicurezza dell’aspartame. I ricercatori hanno ricercato se vi fosse un’associazione tra il consumo del dolcificante e lo sviluppo di leucemie, linfomi e tumori al cervello in circa 340 mila uomini e 230 mila donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni. La quantità giornaliera di aspartame assunta è stata registrata sulla base del consumo di bevande zuccherate e l’eventuale aggiunta del dolcificante in tè o caffè. Nel corso dei 5 anni di follow-up, tra i partecipanti, sono stati diagnosticati 1972 tra linfomi e leucemie e 364 tumori al cervello, tuttavia non è stata evidenziata alcuna associazione tra l’incidenza delle neoplasie e l’assunzione di aspartame, nemmeno tra  i maggiori consumatori (> 600mg/giorno).

 

Prospective study of aspartame-containing beverages and risk of hematopoietic and brain cancers

Unhee Lim, Amy F. Subar, Traci Mouw, Patricia Hartge, Lindsay M. Morton, Rachael Stolzenberg-Solomon, David S. Campbell, Albert R. Hollenbeck, Arthur Schatzkin. National Cancer Institute, Rockville, MD, Information Management Services, Inc., Silver Spring, MD, AARP, Washington, D

97th AACR Annual Meeting, April 1-5, 2006, Washington, DC

ABSTRACT

A recent laboratory investigation found that female rats fed aspartame developed more lymphomas and leukemias than controls, in a dose-dependent manner, starting from a dose that may be relevant to human intake (as low as 20mg per kg body weight). Another study previously suggested a potential link to brain cancer based on an animal experiment and ecological correlations. We examined aspartame-containing beverage consumption in relation to incident hematopoietic and brain cancers among 340,045 men and 226,945 women aged 50-69 years in the NIH-AARP Diet and Health Study. The self-administered baseline food frequency questionnaire queried regarding consumption frequency and “diet” type preference of three potentially aspartame-containing beverages (soda, fruit drinks, and iced tea) as well as aspartame added to coffee and hot tea. From the responses, we computed daily consumption of aspartame, taking into account aspartame content, portion size, and intake frequency of each beverage. Relative risks (RR) and 95% confidence intervals (CI) were estimated using Cox proportional hazards regression that adjusted for age, sex, ethnicity, body mass index (BMI: weight in kilograms / height in meters squared; 4 categories of ≥18.5 and <25, ≥25 and <30, ≥30 and <35, and ≥35), and history of diabetes and smoking. During up to 5 years of follow-up (1995-2000), histologically-confirmed hematopoietic cancers (N = 2,106) and brain cancers (N = 376) were ascertained by linkage with state cancer registry of eight study areas. Compared with no consumption of aspartame-containing beverages, increasing levels of consumption were not associated with any risk of overall hematopoietic cancer (adjusted RR for ≥ 600mg/day vs. none = 0.93, 95% CI = 0.72, 1.19, P trend = 0.75) or brain cancer (RR for ≥ 400mg/day vs. none = 0.74, 95% CI = 0.49, 1.13, P trend = 0.03), in men or women. The association remained null for main subtypes of lymphoid cancers (Hodgkin lymphoma, non-Hodgkin lymphoma, and multiple myeloma) and the non-Hodgkin lymphoma subtypes (small lymphocytic lymphoma and chronic lymphocytic leukemia, immunoblastic lymphoma and lymphoblastic lymphoma/leukemia) and non-lymphoid leukemias reported in the previous animal study. These findings did not change materially with further adjustments for education, family history of cancer, physical activity, alcohol, caffeine, and other dietary and lifestyle risk factors. Our findings from this epidemiologic study suggest that consumption of aspartame-containing beverages does not raise the risk of hematopoietic or brain malignancies.

Il parere dell’EFSA

Il 5 maggio 2006 l’EFSA dichiara che l’uso dell’aspartame non comporta rischi per la sicurezza dei consumatori. A questa la conclusione sono giunti gli esperti dell’Autorità europea per la sicurezza degli alimenti, che hanno valutato, nel contesto del ricchissimo complesso delle evidenze sperimentali disponibili relative a questo composto, i risultati dello studio della Fondazione Ramazzini. Secondo il comitato scientifico dell’EFSA, infatti, tali risultati non forniscono evidenze tali da indurre a riconsiderare l’impiego dell’aspartame nei prodotti alimentari, o a modificare la dose giornaliera accettabile di 40 mg/Kg di peso corporeo.
 
 
COMUNICATO STAMPA EFSA
5 maggio 2006

Dopo aver valutato i risultati del nuovo studio sull’aspartame, l’EFSA ne riconferma la sicurezza

Il gruppo di esperti scientifici AFC dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha valutato il nuovo studio a lungo termine sulla cancerogenicità dell’aspartame, condotto dalla Fondazione europea Ramazzini di Bologna. Nel suo parere scientifico pubblicato oggi, il gruppo di esperti è giunto alla conclusione che, sulla base di tutte i dati attualmente disponibili, non vi è alcuna necessità di rivalutare ulteriormente la sicurezza dell’aspartame, né di sottoporre a revisione la dose giornaliera accettabile (DGA) precedentemente fissata per la sostanza (40 mg/kg di peso corporeo).
Il gruppo ha inoltre fatto osservare che i livelli di assunzione dell’aspartame in Europa, che raggiungono massimi di 10 mg/kg di peso corporeo, sono ben al di sotto della DGA.
L’aspartame, una sostanza con elevato potere edulcorante, ha ottenuto l’autorizzazione all’uso come additivo alimentare ed edulcorante da tavola da più di 20 anni in molti paesi del mondo. L’aspartame e i suoi derivati sono stati oggetto di ampie indagini in vari contesti: studi sperimentali sugli animali, ricerca clinica, studi sull’assunzione e sorveglianza post-commercializzazione. Oltre alle molteplici valutazioni sulla sicurezza effettuate in passato, il Comitato scientifico dell’alimentazione umana (SCF) ha revisionato nel 2002 tutti gli studi condotti sull’aspartame, dai primi ai più recenti, riconfermandone la sicurezza per il consumo umano.
Tuttavia, dall’introduzione sul mercato dell’aspartame, la sua sicurezza è sempre stata oggetto di controversie.
Nel 2005 la Fondazione europea Ramazzini ha pubblicato nuovi dati, provenienti da uno studio a lungo termine sull’aspartame condotto sui ratti. Secondo gli scienziati della Fondazione, i risultati del loro studio indicavano che l’aspartame poteva causare il cancro e che le attuali linee guida sul suo impiego e consumo avrebbero dovuto essere riviste. L’EFSA ha immediatamente intrapreso la valutazione di tali nuovi risultati e richiesto alla Fondazione di fornire tutti i dettagli sullo studio necessari ai fini della valutazione. La Commissione europea ha confermato la necessità di valutare lo studio.
Il gruppo di esperti ha valutato gran parte dei dati emersi dal nuovo studio sull’aspartame forniti all’EFSA dalla Fondazione europea Ramazzini. Il gruppo ha riconosciuto che in questo studio su tutta la durata della vita degli animali, il numero di animali per ogni gruppo di dose e il numero di dosi somministrate sono stati maggiori rispetto a quanto avviene negli studi convenzionali sulla cancerogenicità. Si è trattato quindi di un’azione importante, potenzialmente in grado di rilevare con maggior sensibilità effetti in caso di bassa incidenza. Tuttavia, il gruppo di esperti ha identificato nello studio diversi problemi che hanno reso difficile l’interpretazione dei risultati. In particolare, ha confuso notevolmente il fatto che, come riferito dalla Fondazione Ramazzini, in tutti i gruppi di animali, incluso il gruppo di controllo, vi era un’elevata incidenza di fondo di malattie infiammatorie croniche a carico di polmoni e altri organi.
 
Nella fattispecie, il gruppo di esperti è arrivato alle seguenti conclusioni:
 
1) Il leggero incremento dell’incidenza dei tumori noti come linfomi e leucemie osservato nei ratti trattati è stato ritenuto non correlato all’aspartame e molto probabilmente attribuibile all’elevata incidenza di fondo di alterazioni infiammatorie ai polmoni. Inoltre, non è stata rilevata una correlazione dose- risposta relativa all’incremento delle dosi di aspartame.
2) I risultati relativi a rene, uretere e vescica, osservati soprattutto nei ratti di sesso femminile, non sono specifici dell'aspartame e sono stati osservati nella somministrazione ai ratti di molte altre sostanze chimiche a dosi elevate. Queste modificazioni sono generalmente il risultato di una lieve irritazione o di squilibri nel metabolismo del calcio, specifici del ratto e privi di rilevanza per l’uomo.
3) Il numero di tumori maligni a carico dei nervi periferici era basso e non è rilevabile un chiaro legame dose-risposta in caso di variazioni di dosaggio elevate. Vi è anche incertezza riguardo la diagnosi di tali tumori. Il gruppo di esperti ha indicato che tali risultati possono essere valutati pienamente solo da una revisione tra pari indipendente dei tessuti in oggetto.
 
Il gruppo di esperti ha infine concluso che, basandosi su tutti i dati disponibili a tutt’oggi, non esistono ragioni che giustifichino un’ulteriore revisione dei pareri scientifici espressi in precedenza sulla sicurezza dell’aspartame o una correzione della dose giornaliera accettabile (DGA) per l’aspartame, pari a 40 mg/kg di peso corporeo.
 
Herman Koëter, direttore esecutivo facente funzione dell’EFSA ha dichiarato: “L’EFSA ritiene che i risultati del nuovo studio sull’aspartame non forniscano basi scientifiche per riconsiderare il suo impiego nei prodotti alimentari. Qualora, in futuro, ulteriori informazioni si rendessero disponibili, l’EFSA le valuterà con la massima priorità”.
 
Il testo integrale del parere scientifico è disponibile al sito: http://www.efsa.eu.int/science/afc/afc_opinions/1471_it.html

Glossario

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

  • Incidenza

    Il numero di nuovi casi osservati in una popolazione nell'unità di tempo (in genere un anno). Un'incidenza dell'infarto in una popolazione dell'1 per mille indica che, ogni anno, un soggetto su mille viene colpito dalla malattia. Da non confondere con "prevalenza" (vedi).

15 maggio 2006

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