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Prevenire con la dieta

Women’s Health Iniziative Dietary Modification Trial

Ombretta Bandi

Uno studio pubblicato “a puntate” negli ultimi numeri del Journal of the American Medical Association, si è occupato di valutare in che modo la riduzione del contenuto in grassi nella dieta, a favore di un maggior consumo di frutta, verdura e cereali, influenzasse lo stato di salute di un campione di donne in post-menopausa.Lo studio, il Women’s Health Iniziative (WHI) Dietary Modification Trial, ha coinvolto circa 50 mila donne tra i 50 e i 79 anni, il 60% delle quali costituiva il gruppo di controllo (e non ha quindi modificato il proprio stile alimentare), mentre il restante 40% rappresentava il gruppo di intervento, a cui sono state fornite specifiche indicazioni dietetiche. A queste donne, nello specifico, è stato, infatti, raccomandato di ridurre l’apporto calorico giornaliero derivante dal consumo di grassi e di sostituirlo con almeno 5 porzioni di frutta e verdura e almeno 6 porzioni di cereali. In particolare, l’obiettivo era di ridurre tale quota lipidica dal 35-37%, valore medio della popolazione USA, al 25-29% dell’introito calorico totale. Non è stato indicato alle donne quali grassi in particolare dovessero essere ridotti; non è stata, al tempo stesso, fornita alcuna indicazione sull’opportunità di perdere peso. I parametri presi in considerazione, sono stati: la variazione di peso corporeo, l’incidenza di tumore al seno e al colon-retto, l’ictus e le patologie cardiovascolari.

Il peso cala poco

Dopo 1 anno dall’inizio dello studio, nel gruppo d’intervento si è verificata una perdita media di peso pari a circa 2 Kg rispetto al gruppo di controllo; al termine del follow-up, la differenza era tuttavia scesa a soli 0,4 Kg. Dall’analisi dei risultati è emerso che il dimagrimento maggiore si è verificato, all’interno di entrambi i gruppi, nelle donne che avevano diminuito l’introito calorico derivante dai grassi ed avevano aumentato il consumo di frutta e verdura, mentre l’assunzione di fibre non è stata associata ad un effetto significativo sul calo del peso corporeo.

L'incidenza dei tumori

L’incidenza di tumore al seno, cancro al colon-retto, ictus e patologie cardiovascolari è stata valutata dopo un follow-up di circa 8 anni. E i risultati sono piuttosto deludenti. Non è stato, infatti, evidenziato alcun beneficio significativo nel gruppo di donne che avevano subito modificazioni dietetiche, rispetto a coloro che non avevano variato il proprio regime alimentare. Il rischio di carcinoma alla mammella di tipo invasivo è risultato diminuire di una percentuale, di circa il 9%, al limite delle significatività statistica. Tuttavia, una dieta povera di grassi è stata associata a una diminuzione del 15% dei livelli di estradiolo, la cui presenza aumenta il rischio di tumore al seno, inoltre nel gruppo “a dieta” la probabilità di neoplasie positive al recettore del progesterone (fattore di crescita tumorale) diminuivano del 30%.Risultati simili, ma di segno opposto si sono, invece, ottenuti dall’analisi dei dati relativi all’incidenza di cancro colorettale, il cui rischio è risultato essere lievemente maggiore nel gruppo di intervento (+8% circa), anche se la differenza non era statisticamente significativa.

Cuore poco protetto

L’adozione di un nuovo regime alimentare, sebbene associata a una significativa, ma piccola (circa 3,55 mg/dl), diminuzione del colesterolo LDL, non ha dimostrato effetti protettivi nei confronti di ictus e infarto del miocardio. È stato, tuttavia, evidenziata una lieve riduzione del rischio di malattia coronarica nelle donne che assumevano elevate quantità di frutta e verdura e dosi ridotte di grassi saturi e trans. Secondo gli autori, perché la dieta possa avere un effetto più significativo sul rischio cardiovascolare, sarebbe necessario, oltre a modificare l’apporto dei singoli nutrienti, anche migliorare altri fattori di rischio, come la sedentarietà ed il fumo.

I punti deboli dello studio

Per evitare conclusioni affrettate, è doveroso specificare che lo studio in questione presenta alcuni aspetti che è necessario considerare con attenzione. Gli aspetti più rilevanti riguardano il fatto che alle partecipanti, come si ricordava, non è stata fornita alcuna indicazione specifica relativa ai tipi di grassi da limitare, ed a quelli invece che possono essere consumati più liberamente. All’epoca dell’allestimento dello studio, nei primi anni novanta, le informazioni sui differenti effetti biologici dei vari acidi grassi erano meno strutturate di quanto non siano al giorno d’oggi, e quindi l’indicazione fornita al gruppo di controllo è stata semplicemente di ridurre i grassi totali, senza però distinguere i cosiddetti grassi buoni (presenti nel pesce e negli oli vegetali) da quelli cattivi (saturi e trans). Inoltre non è stata precisata la necessità di non ridurre l’apporto degli omega-3, che svolgono invece un ruolo essenziale nella prevenzione delle patologie cardiovascolari. Non è stata infine suggerita, al gruppo di intervento, l’opportunità di calare di peso.

Conclusioni

Lo studio citato, per le sue amplissime dimensioni, per il suo patrocinio governativo, e per il fatto di essere uno dei pochissimi studi controllati condotti nell’area della nutrizione, merita grande attenzione. I limiti del protocollo prima ricordati, tuttavia, riducono grandemente le informazioni che possono essere estratte dai dati pubblicati sin ora. Lo studio riconferma, di fatto, che in assenza di un calo dell’apporto calorico ridurre l’intake di grassi non si associa ad un significativo calo ponderale (le calorie dei grassi, quindi, “contano” come quelle dei carboidrati o delle proteine). Se non si selezionano in maniera precisa i grassi ad effetto più o meno favorevole, inoltre, non si modificano i parametri di rischio lipidici (e quindi non si riduce il rischio di complicanze aterosclerotiche); i dati sull’incidenza di neoplasie (poco variati) possono invece scontare un tempo di follow-up che, per queste patologie, è forse limitato. Anche alla luce di questo studio, quindi, le raccomandazioni dietetiche per la popolazione generale rimangono quelle di sempre.

Bibliografia

Howard BV et al. Low-fat dietary pattern and risk of cardiovascular disease: the Women's Health Initiative Randomized Controlled Dietary Modification Trial. JAMA. 2006 Feb 8;295(6):655-66.

Beresford SA et al. Low-fat dietary pattern and risk of colorectal cancer: the Women's Health Initiative Randomized Controlled Dietary Modification Trial. JAMA. 2006 Feb 8;295(6):643-54.

Prentice RL et al. Low-fat dietary pattern and risk of invasive breast cancer: the Women's Health Initiative Randomized Controlled Dietary Modification Trial. JAMA. 2006 Feb 8;295(6):629-42.

Howard BV et al. Low-fat dietary pattern and weight change over 7 years: the Women's Health Initiative Dietary Modification Trial. JAMA. 2006 Jan 4;295(1):39-49.

Glossario

  • Incidenza

    Il numero di nuovi casi osservati in una popolazione nell'unità di tempo (in genere un anno). Un'incidenza dell'infarto in una popolazione dell'1 per mille indica che, ogni anno, un soggetto su mille viene colpito dalla malattia. Da non confondere con "prevalenza" (vedi).

  • Ictus

    Manifestazione acuta di lesione focale cerebrale.

  • Colesterolo

    Presente nel sangue, costituente essenziale della membrana cellulare, interviene nella formazione degli ormoni sessuali e corticosteroidei e dei sali biliari. Può essere di origine esogena (alimentare) ed endogena (sintesi epatica). Nel sangue il colesterolo è veicolato tramite i trigliceridi e le lipoproteine (HDL e LDL).

  • Grassi saturi

    Grasso solidi a temperatura ambiente. Negli alimenti si trovano combinazioni di acidi grassi monoinsaturi, polinsaturi e saturi. I saturi si trovano nei latticini ricchi di grassi come formaggio, latte intero, burro, nelle carni, nella pelle e nel grasso di pollo e tacchino, nel lardo, nell’olio di palma e di cocco. Hanno lo stesso apporto calorico degli altri grassi e possono contribuire all’aumento di peso se consumati in eccesso. Una dieta ricca di grassi saturi può anche elevare il tasso di colesterolo nel sangue e quindi il rischio di patologie cardiache.

  • Carboidrati

    Rappresentano la principale fonte energetica della dieta. Sono di due tipi: semplici e complessi. I semplici sono gli zuccheri, i complessi includono amido e fibra. Forniscono 4 calorie per grammo. Si trovano naturalmente in pane, cereali, frutta, verdura, latte e latticini. Torte, biscotti, gelati, caramelle, succhi di frutta e altri alimenti di questo tipo sono ricchi di zuccheri.

07 marzo 2006

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