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Sicurezza dell'aspartame

Introduzione

La sicurezza dell’aspartame, più volte riesaminata e sempre confermata dalle autorità europee ed internazionali nel corso degli anni, è stata nuovamente oggetto di dibattito alla luce di un recente studio condotto dalla Fondazione “Ramazzini” di Bologna. Secondo i dati dello studio, l’aspartame, somministrato a 1800 ratti per tutta la vita, avrebbe provocato negli animali (limitatamente ai ratti femmina) un aumento di leucemie e linfomi. I risultati finali sono stati esposti alla terza conferenza internazionale promossa dal collegio Ramazzini, che ha raccolto a Bologna gli scienziati di moltissimi paesi per studiare le relazioni fra salute, ambiente e fattori cancerogeni. Molte le repliche dal mondo scientifico e istituzionale.

Catherine Leclercq, ricercatore presso l’INRAN, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, replica alle accuse di tossicità dell’aspartame avanzate dal Ramazzini: “Diverse volte (l’ultima nel 2002) le autorità europee hanno riesaminato la sicurezza d’uso dell’aspartame, con esiti sempre positivi. Ora dovremo valutare la documentazione completa dello studio Ramazzini. I sostituti dello zucchero, come gli altri additivi, non vengono autorizzati o possono essere ritirati dal commercio se esiste un rischio per la salute dei consumatori. Anche nel caso della saccarina ci sono state ipotesi di legame con il tumore della vescica; è stato poi verificato che questo avviene solo nel caso di dosi massicce somministrate al ratto, ma non nell’uomo. Anzi, nell’ambito di questa ulteriore valutazione, la Dose Giornaliera Ammissibile per la saccarina è stata aumentata da 2.5 mg a 5 mg/Kg di peso corporeo.”

L’EFSA (European Food Safety Autorità) ha dichiarato di non ritenere necessario, allo stato attuale, suggerire cambiamenti nelle abitudini alimentari dei consumatori per quanto riguarda il consumo di aspartame. Alla luce dei lavori scientifici disponibili, infatti, l’aspartame può considerarsi sicuro. Tuttavia il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA darà la massima priorità alla valutazione dei nuovi dati, non appena avrà ottenuto la documentazione completa da parte del Ramazzini, comprese le relazioni complete sui risultati istopatologici, che sono ancora in fase di preparazione. Al tempo stesso gli esperti terranno conto degli altri studi e dei dati attualmente disponibili nella letteratura scientifica sul dolcificante aspartame.

Oltre all'FDA, il Comitato Congiunto di Esperti sugli Additivi Alimentari (JECFA) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell'Organizzazione dell'Alimentazione e dell'Agricoltura, la Commissione Scientifica sull'Alimentazione della Comunità Europea e le agenzie governative di 130 Paesi, hanno riesaminato l'aspartame e hanno dichiarato che il suo uso è sicuro. In particolare, riguardo ad ipotesi di cancerogenicità dell'aspartame, sono stati condotti quattro studi, il doppio cioè di quelli normalmente richiesti. Le conclusioni di tutti gli studi, condotti somministrando ad animali da laboratorio dosi di aspartame centinaia di volte superiori alle massime assunzioni possibili da parte dell'uomo, indicano che l'aspartame non è cancerogeno, non induce aumento dei tumori del cervello o del tessuto nervoso, del tratto urinario, dei linfomi o delle leucemie.”

Commento NFI

Aspartame cancerogeno sui ratti?

Un recente lavoro di ricercatori dell’Istituto Ramazzini di Bologna ripropone il tema della possibile pericolosità dell’aspartame. Ma cosa dice esattamente il lavoro? E come va interpretato? Permette di trarre conclusioni definitive? Iniziamo dalla sintesi dei dati raccolti a Bologna. Circa 2.000 ratti di ambo i sessi sono stati suddivisi in gruppi, alimentati quotidianamente, per tutta la loro vita (fino al decesso spontaneo), con una dieta base o con la stessa dieta addizionata di dosi crescenti di aspartame. L’aspartame è stato aggiunto alla dieta nelle seguenti proporzioni (parti per milione, o ppm): 80, 400, 2000, 10000, 50000 e 100000. Il corrispondente consumo di aspartame da parte di ogni ratto, secondo i calcoli degli autori, era pari a 0, 4, 20, 100, 500, 2500 e 5000 mg per ogni Kg di peso corporeo. Si può ricordare, a questo proposito, che la dose giornaliera accettabile di consumo è stata fissata dagli enti regolatori a 40-50 mg/Kg/die per l'uomo, in Europa e negli USA, ma che tra i consumatori di alimenti dolcificati con aspartame il consumo medio è di 1-2 mg/Kg/die. Anche se negli studi di tossicologia è prassi impiegare dosaggi elevati o molto elevati del composto in esame, può essere utile ricordare che, per assumere la stessa dose di aspartame, in termini di mg per Kg di peso corporeo, un individuo di 70 Kg dovrebbe consumare quotidianamente 280, 1.400, 7.000, 35.000, 175.000, 350.000 mg di aspartame.

Cosa è successo ai ratti così trattati? Il consumo quotidiano di cibo si è un po’ ridotto (ma stranamente gli animali non hanno perso peso). Non si è osservato nessun effetto sulla durata totale della vita, nemmeno alla dose massimale. Il rischio dell’animale di essere portatore di una leucemia o di un linfoma, al momento della morte, aumentava lievemente (in modo non significativo, sul piano statistico), tra gli animali che avevano consumato aspartame: l’aumento era per esempio del 16% (irrilevante, in questo tipo di esperimenti) tra i ratti che avevano consumato 500 mg/Kg di aspartame (10 volte la dose giornaliera accettabile secondo la normativa attuale). Analizzando separatamente l’effetto dei trattamenti sui ratti maschi e sui ratti femmina, si vede che mentre tra i maschi l’effetto è del tutto assente fino a dosi di 2.500 mg/Kg, tra le femmine si assiste ad un aumento del rischio, statisticamente significativo, già a partire dal secondo dosaggio esaminato (20 mg/Kg). Il rischio, in termini assoluti, è circa raddoppiato; esso rimane poi inalterato fino alla dose di 500 mg/Kg. Oltre tale dosaggio, è circa triplicato rispetto al rischio base. Per quanto riguarda i tumori cerebrali (che sono, oltre alle leucemie/linfomi, l'altro oggetto dell'articolo), non si osserva alcun effetto di alcun tipo, a nessuno dei dosaggi testati.

Che considerazioni si possono fare sulla rilevanza e sull’applicabilità di questi dati al consumo di aspartame nella popolazione? La prima è che le differenze rilevate sono, sia in termini assoluti che relativi, piuttosto piccole. Nelle serie storiche dell’Istituto (che da circa 30 anni, secondo quanto affermano i ricercatori, utilizza lo stesso ceppo di ratti per i propri esperimenti) la frequenza di linfomi e leucemie, nei gruppi di controllo (negli animali non sottoposti quindi a nessun trattamento) oscilla nelle femmine tra il 7,0 ed il 18,4% e nei ratti maschi tra l’8,0 ed il 30,9%: con differenze, probabilmente del tutto casuali, tra studio e studio, fino a quasi quattro volte. Si può quindi intuire che un raddoppio della frequenza delle patologie rilevate vada visto con cautela, perché abbondantemente all’interno della variabilità rilevata nel tempo. Se le incidenze nei gruppi trattati con aspartame fossero confrontate con il valore “basale” delle serie storiche (che è stata del 13,4% nelle femmine e del 21,8% nei maschi) tutte le differenze si ridurrebbero in modo molto netto, e probabilmente la significatività statistica verrebbe persa. Anche il fatto che gli aumenti del rischio siano rilevabili solo nelle femmine deve probabilmente indurre a qualche cautela (esiste un motivo biologico di questa differenza? O è un’indiretta riprova di una sua possibile casualità?). Il meccanismo ipotizzato dagli autori per spiegare questo possibile effetto sulle leucemie e sui linfomi è ricondotto al rilascio di metanolo dall'aspartame, ed alla sua successiva conversione a formaldeide e ad acido formico. E’ tuttavia necessario effettuare qualche calcolo: il metanolo rappresenta, in peso, solo circa il 10% del peso dell'aspartame: la quantità totale che si può liberare dalle dosi di aspartame somministrate è quindi piuttosto bassa. Solo per il dosaggio di aspartame pari a 500 mg/Kg si raggiunge la quantità minima di metanolo utilizzata in un precedente studio dell’Istituto, che mostrò un significativo aumento del rischio di leucemie/linfomi.

In sintesi:

La somministrazione di dosi elevate di aspartame aumenta, limitatamente ai ratti femmina, il rischio di leucemie/linfomi. La frequenza di queste patologie osservata negli animali trattati ricade nell’ambito di quelle osservate nelle serie storiche degli animali di controllo. I risultati di questo studio, di conseguenza, non forniscono, di per sé alcun elemento conclusivo: vanno valutati nel contesto dei dati disponibili.

19 ottobre 2005

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