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Abitudini alimentari e funzione cognitiva in età avanzata

04-04-2012

Kesse-Guyot E, Andreeva VA, Jeandel C, Ferry M, Hercberg S, Galan P.
J Nutr. 2012 Mar 28. [Epub ahead of print]

Nonostante numerose evidenze in letteratura suggeriscano l’esistenza di una relazione tra dieta e funzione cognitiva, ad oggi pochi studi hanno valutato l’effetto delle abitudini alimentari nel lungo termine sul mantenimento della performance cognitiva nell’età avanzata.
Obiettivo del presente lavoro è stato pertanto quello di indagare l’associazione tra le abitudini alimentari di circa 3.000 soggetti di età > 45 anni, valutate mediante una registrazione dei consumi alimentari, con la performance cognitiva globale, valutata 13 anni più tardi attraverso test finalizzati a rilevare la memoria verbale, l\'attenzione, la memoria di lavoro, la capacità di risolvere di problemi, ecc.
L’analisi dei risultati mostra che una dieta caratterizzata da elevati consumi di cereali integrali, latte e latticini freschi, verdure, cereali per la prima colazione, grassi vegetali, frutta secca e pesce, si associa ad una migliore funzione cognitiva globale (punteggi: 50,1 ± 0,7 vs. 48,9 ± 0,7 comparando il più alto quartile di aderenza a questa dieta con il quartile più basso) e ad una migliore memoria verbale (49,7 ± 0,4 vs. 48,7 ± 0,4 rispettivamente). Tale associazione risulta particolarmente forte nei soggetti con un apporto energetico inferiore alla mediana (<2.490 kcal e <1.810 kcal per uomini e donne rispettivamente).
I risultati di questo lavoro supportano pertanto l’esistenza di una relazione tra abitudini alimentari nell’età adulta ed il mantenimento della funzione cognitiva, suggerendo l’importanza di un’alimentazione salutare anche nelle fasi pre-sintomatiche del declino cognitivo.

A Healthy Dietary Pattern at Midlife Is Associated with Subsequent Cognitive Performance.

Few studies have investigated the long-term impact of overall dietary patterns (DP) on cognition. We evaluated the association between empirically derived DP in midlife and cognitive performance 13 y later. Dietary data were based on 24-h dietary records obtained from a subsample of the Supplémentation en Vitamines et Minéraux Antioxydant Study. Cognitive performance was assessed via a battery of neuropsychological tests that included verbal fluency, the RI-48 cued recall test, the trail-making test, and forward and backward digit span. Three composite variables, for global cognitive function, verbal memory, and executive functioning, were built. The multivariate analyses were adjusted for baseline characteristics (age, gender, intervention group, education, alcohol and energy intake, number of dietary records, physical activity, BMI, tobacco use, self-reported memory troubles, diabetes, hypertension, and, for women, menopausal status and hormone therapy use), follow-up time, history of cardiovascular disease, and depressive symptoms. Adjusted means ± SEM of composite variables across quartiles (Q4 vs. Q1) of DP were estimated using ANCOVA. A healthy and a traditional DP were identified. In the multivariate model, the healthy pattern was associated with better global cognitive function (50.1 ± 0.7 vs. 48.9 ± 0.7; P-trend = 0.00)] and verbal memory (49.7 ± 0.4 vs. 48.7 ± 0.4; P-trend = 0.01). These relationships were stronger in participants scoring below the gender-specific median values for energy intake (<2490 kcal for men and <1810 for women) than in those scoring at or above those values. Adherence to a healthy DP in middle life may help preserve global cognitive function, especially verbal memory, when total energy intake is regulated.
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