Apporto di nutrienti e malattie mentali

Jacka FN, Maes M, Pasco JA, Williams LJ, Berk M.
J Affect Disord. 2012 Mar 5. [Epub ahead of print]

21-03-2012

Negli ultimi anni si è sviluppato un crescente interesse attorno allo studio della relazione tra nutrizione e rischio di depressione. In particolare, oltre al ruolo degli omega-3, è stato valutato quello di zinco, magnesio e folati, che sembrano giocare un ruolo importante nelle malattie depressive.
Il presente studio è stato realizzato al fine di esaminare l’associazione tra l’apporto di questi tre micronutrienti (valutato mediante appositi questionari di frequenza di consumo) ed il rischio di depressione e disturbi d’ansia in un campione di oltre 1.000 donne con età compresa tra 20 e 93 anni. Dall’analisi dei risultati emerge che ogni incremento di apporto di una deviazione standard dei 3 micronutrienti considerati si associa ad una sensibile riduzione del rischio di depressione/distimia (Odds ratio, o OR, 0,52, 0,60 e 0,66 per zinco, magnesio e folati rispettivamente). Inoltre, l’apporto di magnesio e zinco risulta inversamente associato al punteggio del GHQ-12 (un test per valutare 12 diversi sintomi psicologici) (P=0,02 e 0,01 rispettivamente). Al contrario, non è emersa alcuna associazione tra l’apporto dei tre micronutrienti ed il rischio di disturbi d’ansia.
I risultati di questo studio dimostrano pertanto l’esistenza di un’associazione tra apporto di zinco, magnesio e folati ed il rischio di incorrere in malattie depressive, e supportano quindi l’importanza di promuovere il consumo di alimenti ricchi in questi nutrienti al fine di prevenire lo sviluppo di queste patologie, molto diffuse e caratterizzate da un impatto molto negativo sulla qualità della vita delle persone colpite.

Nutrient intakes and the common mental disorders in women.

BACKGROUND: There is an increasing recognition of the role of nutrition in depression and anxiety. Magnesium, folate and zinc have all been implicated in depressive illness, however there are few data on these nutrients in anxiety disorders and the data from population-studies are limited.
AIMS: In a large, randomly-selected, population-based sample of women, this study aimed to examine the relationship between the dietary intakes of these three micronutrients and clinically determined depressive and anxiety disorders and symptoms.
METHODS: Nutrient intakes were determined using a validated food frequency questionnaire. The General Health Questionnaire-12 measured psychological symptoms, and a clinical interview (Structured Clinical Interview for DSM-IV-TR, non-patient edition) assessed current depressive and anxiety disorders.
RESULTS: After adjustments for energy intake, each standard deviation increase in the intake of zinc, magnesium and folate was associated with reduced odds ratio (OR) for major depression/dysthymia (zinc: OR=0.52, 95% confidence interval (CI) 0.31 to 0.88; magnesium: OR=0.60, 95% CI 0.37 to 0.96; folate: OR=0.66, 95% CI 0.45 to 0.97). There was also an inverse association between the intake of magnesium and zinc and GHQ-12 scores (zinc: zβ=-0.16, 95% CI -0.29 to -0.04; magnesium: -0.14, 95% CI -0.26 to -0.03). These relationships were not confounded by age, socioeconomic status, education or other health behaviours. There was no relationship observed between any nutrient and anxiety disorders.
CONCLUSION: These results demonstrate an association between the dietary intakes of magnesium, folate and zinc and depressive illnesses, although reverse causality and/or confounding cannot be ruled out as explanations.

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