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Carico glicemico della dieta in gravidanza

27-10-2010

Rhodes ET, Pawlak DB, Takoudes TC, Ebbeling CB, Feldman HA, Lovesky MM, Cooke EA, Leidig MM, Ludwig DS.
Am J Clin Nutr. 2010 Oct 20. [Epub ahead of print]

Nelle donne sovrappeso e obese la gravidanza, che fisiologicamente si associa all’insulino-resistenza e ad alcuni aspetti tipici della sindrome metabolica, comporta modificazioni ormonali e metaboliche più marcate che possono condizionare lo sviluppo di diabete mellito e preeclampsia, e l’aumento del rischio cardiovascolare a lungo termine sia nella madre che nel neonato.
Gli autori di questo studio hanno confrontato gli effetti di una dieta a basso carico glicemico (definito come prodotto dell’indice glicemico medio per la quantità di carboidrati assunti) e di una dieta ipolipidica standard su una serie di parametri antropometrici misurati alla nascita nel neonato, sulla durata della gravidanza, sull’aumento di peso e sui parametri metabolici in 46 donne con indice di massa corporea compreso tra 25 e 45. La dieta a basso carico glicemico è risultata associata alla durata della gestazione, ad un minor numero di parti prematuri (13% vs 48%), alla maggiore circonferenza cranica del neonato, al miglioramento del profilo lipidico e alla riduzione della proteina C reattiva nella madre.
Questi risultati preliminari indicano che la riduzione del carico glicemico della dieta può rappresentare una valida strategia per migliorare l’andamento della gravidanza, lo sviluppo fetale e alcuni parametri metabolici materni in donne obese o in sovrappeso, evitando l’approccio farmacologico.

Glossario

  • Sindrome metabolica

    La Sindrome Metabolica è una condizione metabolica caratterizzata dalla contemporanea associazione di diversi fattori di rischio metabolici nello stesso paziente, che incrementano la possibilità di sviluppare patologie cardiovascolari e diabete.

  • Diabete mellito

    Sindrome caratterizzata da iperglicemia cronica dovuta a carenza di insulina (diabete giovanile insulino-dipendente) o ad una resistenza anomala dei tessuti alla sua azione (diabete dell'adulto non insulino-dipendente) le manifestazioni cliniche sono nella fase acuta chetoacidosi (coma diabetico) e, a lungo termine, lesioni dei capillari (soprattutto renali e retinici) con aterosclerosi precoce e neuropatie.

  • Carico glicemico

    Il carico glicemico (Glycemic Load, GL) è il prodotto dell'indice glicemico medio della dieta giornaliera per la quantità totale di carboidrati consumati in una giornata. E' quindi un indice sia di qualità che di quantità dei carboidrati ed ha lo scopo di valutare l'effetto complessivo della dieta sulla glicemia.

  • Indice glicemico

    L'Indice Glicemico (Glycemic Index, o GI della letteratura anglosassone) è un indice della risposta glicemica indotta, nello stesso soggetto, da una quantità specifica di carboidrati in rapporto a un’equivalente quantità di carboidrati proveniente da un alimento standard.

  • Carboidrati

    Rappresentano la principale fonte energetica della dieta. Sono di due tipi: semplici e complessi. I semplici sono gli zuccheri, i complessi includono amido e fibra. Forniscono 4 calorie per grammo. Si trovano naturalmente in pane, cereali, frutta, verdura, latte e latticini. Torte, biscotti, gelati, caramelle, succhi di frutta e altri alimenti di questo tipo sono ricchi di zuccheri.

Effects of a low-glycemic load diet in overweight and obese pregnant women: a pilot randomized controlled trial.

BACKGROUND: The optimal diet for pregnancy that is complicated by excessive weight is unknown.
OBJECTIVE: We aimed to examine the effects of a low-glycemic load (low-GL) diet in overweight and obese pregnant women.
DESIGN: We randomly assigned 46 overweight or obese pregnant women to receive a low-GL or a low-fat diet. Participants received carbohydrate-rich foods, fats, and snack foods through home delivery or study visits. The primary outcome was birth weight z score. Other endpoints included infant anthropometric measurements, gestational duration, maternal weight gain, and maternal metabolic parameters.
RESULTS: There were no significant differences in birth weight z score or other measures of infant adiposity between groups. However, in the low-GL compared with the low-fat group, gestational duration was longer (mean ± SD: 39.3 ± 1.1 compared with 37.9 ± 3.1 wk; P = 0.05) and fewer deliveries occurred at ≤38.0 wk (13% compared with 48%, P = 0.02; with exclusion of planned cesarean deliveries: 5% compared with 53%; P = 0.002). Adjusted head circumference was greater in the low-GL group (35.0 ± 0.8 compared with 34.2 ± 1.3 cm, P = 0.01). Women in the low-GL group had smaller increases in triglycerides [median (interquartile range): 49 (19, 70) compared with 93 (34, 129) mg/dL; P = 0.03] and total cholesterol [13 (0, 36) compared with 33 (22, 56) mg/dL, P = 0.04] and a greater decrease in C-reactive protein [-2.5 (-5.5, -0.7) compared with -0.4 (-1.4, 1.5) mg/dL, P = 0.007].
CONCLUSIONS: A low-GL diet resulted in longer pregnancy duration, greater infant head circumference, and improved maternal cardiovascular risk factors. Large-scale studies are warranted to evaluate whether dietary intervention during pregnancy aimed at lowering GL may be useful in the prevention of prematurity and other adverse maternal and infant outcomes. This trial is registered at clinicaltrials.gov as NCT00364403.
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