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Confermato il rapporto tra consumo moderato di caffè e salute di cuore e vasi. E senza rischi per chi ne beve di più

22-11-2013

Ding M, Bhupathiraju SN, Satija A, van Dam RM, Hu FB.
Circulation. 2013 Nov 7. [Epub ahead of print]

Dati ancora una volta a supporto dei benefici cardiovascolari del caffè vengono dalla prestigiosa scuola di epidemiologia dell’Università di Harvard (Boston) e sono il risultato dell’analisi di 36 studi prospettici di coorte, che hanno valutato la relazione tra livelli di assunzione della bevanda (tradizionale o decaffeinato) e salute vascolare, sia del cuore (rischio di infarto, angina, coronaropatia), sia del cervello (rischio di ictus), in oltre 1 milione di persone in tutto il mondo.  Gli effetti protettivi del caffè sono evidenti per consumi regolari e moderati: chi ne consuma da 3 a 5 tazze o tazzine al giorno è più protetto nei confronti delle malattie cardio e cerebrovascolari, rispetto a chi non ne consuma affatto o si limita a 1-2 tazze, indipendentemente dalla presenza o meno di caffeina e dal metodo di preparazione adottato (percolazione, ebollizione, moka).  Notizie rassicuranti anche per chi ha l’abitudine a superare le 5 tazze o tazzine: a dosi più elevate di caffè non sembra corrispondere alcuna correlazione, né positiva, né negativa, con il rischio cardio o cerebrovascolare.

Glossario

  • Ictus

    Manifestazione acuta di lesione focale cerebrale.

  • Caffeina

    Alcaloide contenuto nei semi del caffè e del cacao e nelle foglie del tè, della cola e del matè; esercita azione eccitante sul cuore e sul sistema nervoso.

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

Long-Term Coffee Consumption and Risk of Cardiovascular Disease: A Systematic Review and a Dose-Response Meta-Analysis of Prospective Cohort Studies.

Considerable controversy exists regarding the association between coffee consumption and cardiovascular disease (CVD) risk. A meta-analysis was performed to assess the dose-response relationship of long-term coffee consumption with CVD risk.
METHODS AND RESULTS:
Pubmed and EMBASE were searched for prospective cohort studies of the relationship between coffee consumption and CVD risk, which included coronary heart disease, stroke, heart failure, and CVD mortality. Thirty-six studies were included with 1,279,804 participants and 36,352 CVD cases. A non-linear relationship of coffee consumption with CVD risk was identified (P for heterogeneity = 0.09, P for trend < 0.001, P for non-linearity < 0.001). Compared with the lowest category of coffee consumption (median: 0 cups/d), the relative risk of CVD was 0.95 (95% CI, 0.87 to 1.03) for the highest (median: 5 cups/d) category, 0.85 (0.80 to 0.90) for the second highest (median: 3.5 cups/d), and 0.89 (0.84 to 0.94) for the third highest category (median: 1.5 cups/d). Looking at separate outcomes, coffee consumption was non-linearly associated with both CHD (P for heterogeneity = 0.001, P for trend < 0.001, P for non-linearity < 0.001) and stroke risks (P for heterogeneity = 0.07, P for trend < 0.001, P for non-linearity< 0.001) (P for trend differences > 0.05).
CONCLUSIONS:
A non-linear association between coffee consumption with CVD risk was observed in this meta-analysis. Moderate coffee consumption was inversely significantly associated with CVD risk, with the lowest CVD risk at 3 to 5 cups/d, and heavy coffee consumption was not associated with elevated CVD risk.

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