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Consumare il pasto lentamente contribuisce a ridurre il rischio di diabete di tipo 2 (e non solo)

03-04-2013

Radzevičienė L, Ostrauskas R.
Clin Nutr. 2013 Apr;32(2):232-5

Questo studio caso-controllo, condotto in Lituania, dimostra che le scorrette abitudini alimentari sono ormai diffuse in tutto il mondo e che è sufficiente modificare una variabile del pasto (il tempo di consumo), per ridurre in modo significativo il rischio di insulinoresistenza e, nel tempo, di diabete di tipo 2. Ma non solo. Concedersi mezz’ora piena per consumare il lunch, invece dei 5 minuti ormai abituali, masticando con cura ogni boccone, favorisce infatti la comparsa del senso di sazietà durante il pasto: con il risultato di un minor introito calorico immediato (studi precedenti hanno definito la differenza di consumo tra i “mangiatori rapidi” ed i “lenti” in circa 70 kcal) e, nell’arco delle ore successive, di una minore necessità di consumare snack. In definitiva, in un miglior controllo ponderale. Il rilascio degli ormoni della sazietà, infatti, implica tempi dell’ordine delle decine di minuti: al di sotto dei quali il segnale di “stop” all’alimentazione non raggiunge il nostro cervello in tempo utile. E’ interessante osservare, infine, che, oltre a consumare meno calorie, i “mangiatori lenti” erano più soddisfatti, al termine del pasto, dei veloci.

Glossario

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

Fast eating and the risk of type 2 diabetes mellitus: A case-control study.

BACKGROUND & AIM: The aim of the study was to assess the relationship between eating speed and the risk of type 2 diabetes mellitus.
SUBJECTS AND METHODS: A case-control study included 234 cases with newly diagnosed type 2 diabetes and 468 non diabetic controls. A specifically designed questionnaire was used to collect information on possible risk factors of type 2 diabetes. The speed of eating was self-reported by study subjects compared to other subjects, with whom they were eating at the same table. The odds ratios (OR), and 95% confidence intervals (95% CI) for type 2 diabetes were calculated by a conditional logistic regression.
RESULTS: Variables such as a family history on diabetes, body mass index, waist circumference, educational level, morning exercise, smoking and plasma triglycerides level were retained in multivariate logistic regression models as confounders because their inclusion changed the value of the OR by more than 5% in any exposure category. After adjustment for possible confounders more than two-fold increased risk of type 2 diabetes was determined for subjects eating faster (OR = 2.52; 95% CI 1.56-4.06) vs. subjects eating slower.
CONCLUSIONS: Our data support a possible relationship between faster eating speed and the increased risk of type 2 diabetes mellitus.
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