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Consumare regolarmente pesce grasso migliora il profilo di rischio cardiovascolare, riducendo la trigliceridemia e aumentando il colesterolo HDL

06-10-2017

Alhassan A., Young J., Lean M, Lara J.
Atherosclerosis 2017; doi: http://dx.doi.org/10.1016/j.atherosclerosis.2017.09.028 [E-pub ahead of print]

La raccomandazione a consumare regolarmente pesce (specie pesce grasso) rientra ormai in tutte le linee guida nutrizionali. In particolare, i pesci più grassi (salmoni, sardine, sgombri) forniscono quantità maggiori di acidi grassi polinsaturi omega-3 a lunga catena, il cui ruolo nel mantenimento della salute cardiovascolare è ben noto. Questa metanalisi evidenzia specificamente i benefici dell’assunzione regolare di pesce grasso, esaminando i risultati di 14 studi di intervento, con una durata compresa tra 4 e 24 settimane, condotti in 11 Paesi, in soggetti adulti di ambo i sessi.
Le quantità di pesce grasso fornite ad ogni partecipante, nei diversi studi, erano comprese tra 20 e 150 g al giorno, nell’ambito di un’alimentazione corretta e bilanciata per apporto di nutrienti ed energia.
L’analisi conclusiva dei dati ha prodotto risultati univoci: l’assunzione regolare di pesce grasso, anche in quantità moderate, si associa al miglioramento di due parametri indicativi del rischio cardiovascolare, la trigliceridemia e la colesterolemia HDL. La trigliceridemia è risultata infatti diminuita in media di 10 mg/dL, mentre la colesterolemia HDL è aumentata di 2 mg/dL nei consumatori di pesce rispetto ai gruppi di controllo che non ne consumava, indipendentemente dalle caratteristiche individuali (sesso, età, BMI e stato di salute) dei soggetti arruolati nei vari studi. Queste osservazioni supportano l’efficacia di un intervento relativamente semplice, come la promozione del consumo di un alimento versatile e gradevole qual è il pesce (soprattutto grasso),  nel migliorare il profilo di rischio cardiovascolare degli adulti in tutte le fasce d’età.
Gli Autori concludono ricordando che il pesce grasso non contiene soltanto gli omega-3 a lunga catena, ma fornisce anche vitamine del gruppo B e vitamina D, per la quale è già stato dimostrato il legame con il mantenimento di una buona salute cardiovascolare.
Infine, i ricercatori sottolineano come nuove risorse possano venire dall’implementazione delle tecniche di allevamento dei salmoni (il pesce grasso più consumato in assoluto) per migliorare la concentrazione di omega-3: un processo che permetterebbe di ottimizzare la sostenibilità dell’allevamento, perché ridurrebbe la quantità di pesce necessaria per fornire i livelli di omega-3 utili per ottenere i benefici sul sistema cardiovascolare.

Glossario

  • Metanalisi

    Tecnica che combina i risultati di molti studi, di impianto simile e che hanno esaminato quesiti simili, per aumentare la numerosità del campione di valori su cui si ragiona e quindi l'affidabilità delle conclusioni.

Consumption of fish and vascular risk factors: A systematic review and meta-analysis of intervention studies

BACKGROUND AND AIMS: Epidemiological evidence of the beneficial health effects of fish consumption is strong, but the evidence from intervention trials is less documented. Our aim was to evaluate the state of the evidence on the potential effects of fish consumption on vascular risk factors arising from intervention trials.
METHODS: A systematic literature search was undertaken in OVID MEDLINE, Scopus, and EMBASE, which were searched from inception to June 2017. A meta-analysis of intervention trials was performed to estimate the effect of fish consumption on vascular risk factors in adults (age >18 years). Primary outcomes included lipid biomarkers such as triglycerides, total cholesterol, HDL cholesterol and LDL cholesterol, and also novel biomarkers of vascular risk. Secondary outcomes were related to feasibility and acceptability aspects of these interventions. Random-effects models were used to determine the pooled effect sizes.
RESULTS: 14 trials, including a total of 1378 individuals, fulfilled the inclusion criteria for this study. Consuming oily fish was associated with significant reductions in plasma triglycerides (−0.11 mmol/L; 95% CI -0.18 to −0.04; p = 0.002). While a significant increase in HDL-cholesterol was observed (0.06 mmol/L, 95% CI 0.02 to −0.11; p = 0.008). No significant effect could be observed on other vascular risk factors.
CONCLUSIONS:  This study showed that there is evidence indicating that consuming oily fish leads to significant improvements in two important biomarkers of cardiovascular risk, such as triglycerides and HDL levels. These results strongly support the important role for oily fish as part of a healthy diet.

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