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Consumo di caffè e mortalità per tutte le cause

30-05-2012

Freedman ND, Park Y, Abnet CC, Hollenbeck AR, Sinha R.
N Engl J Med. 2012 May 17;366(20):1891-904.

Gli studi che hanno valutato l’associazione tra consumo di caffè e mortalità hanno portato finora a risultati contrastanti. Per meglio chiarire questa associazione, oltre 400.000 soggetti (229.119 uomini e 173.141 donne), con età compresa tra i 50 e i 71 anni, sono stati seguiti per 4 anni (o fino alla data del decesso), registrando le cause di morte dei 52.515 soggetti deceduti. Tali dati sono stati messi in relazione con il consumo di caffè, valutato mediante un questionario compilato all\'inizio dello studio.
Dai risultati emerge una significativa associazione inversa tra consumo di caffè e mortalità totale. In particolare, comparando i dati dei consumatori di caffè con quelli dei non consumatori, negli uomini la mortalità diminuiva del 6%, del 10%, del 12% e del 10% per consumi rispettivamente di 1 tazza/die, 2-3 tazze/die, 4-5 tazze/die e >6 tazze/die. Nelle donne, invece, il rischio diminuiva rispettivamente del 5% (per consumi di 1 tazza/die), 13% (2-3 tazze/die), 16% (4-5 tazze/die) e 15% (>6 tazze/die). Stratificando i dati in funzione delle diverse cause di morte, si osserva un’associazione inversa tra il consumo di caffè e la mortalità per malattie cardiache, malattie respiratorie, ictus, morti accidentali, diabete ed infezioni, ma non per malattie tumorali.
Analizzando i risultati in funzione della tipologia di caffè consumato, infine, non si riscontra alcuna differenza tra caffè con caffeina e decaffeinato.
In questo largo studio prospettico si osserva quindi un’associazione inversa, dose-dipendente, tra consumo di caffè e mortalità, sia totale che per cause specifiche (ad eccezione delle forme tumorali). Rimane naturalmente da chiarire, vista la natura osservazionale dello studio, se tale associazione rifletta una reale correlazione causa-effetto.

Glossario

  • Ictus

    Manifestazione acuta di lesione focale cerebrale.

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

  • Caffeina

    Alcaloide contenuto nei semi del caffè e del cacao e nelle foglie del tè, della cola e del matè; esercita azione eccitante sul cuore e sul sistema nervoso.

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

Association of coffee drinking with total and cause-specific mortality.

BACKGROUND: Coffee is one of the most widely consumed beverages, but the association between coffee consumption and the risk of death remains unclear.
METHODS: We examined the association of coffee drinking with subsequent total and cause-specific mortality among 229,119 men and 173,141 women in the National Institutes of Health-AARP Diet and Health Study who were 50 to 71 years of age at baseline. Participants with cancer, heart disease, and stroke were excluded. Coffee consumption was assessed once at baseline.
RESULTS: During 5,148,760 person-years of follow-up between 1995 and 2008, a total of 33,731 men and 18,784 women died. In age-adjusted models, the risk of death was increased among coffee drinkers. However, coffee drinkers were also more likely to smoke, and, after adjustment for tobacco-smoking status and other potential confounders, there was a significant inverse association between coffee consumption and mortality. Adjusted hazard ratios for death among men who drank coffee as compared with those who did not were as follows: 0.99 (95% confidence interval [CI], 0.95 to 1.04) for drinking less than 1 cup per day, 0.94 (95% CI, 0.90 to 0.99) for 1 cup, 0.90 (95% CI, 0.86 to 0.93) for 2 or 3 cups, 0.88 (95% CI, 0.84 to 0.93) for 4 or 5 cups, and 0.90 (95% CI, 0.85 to 0.96) for 6 or more cups of coffee per day (P<0.001 for trend); the respective hazard ratios among women were 1.01 (95% CI, 0.96 to 1.07), 0.95 (95% CI, 0.90 to 1.01), 0.87 (95% CI, 0.83 to 0.92), 0.84 (95% CI, 0.79 to 0.90), and 0.85 (95% CI, 0.78 to 0.93) (P<0.001 for trend). Inverse associations were observed for deaths due to heart disease, respiratory disease, stroke, injuries and accidents, diabetes, and infections, but not for deaths due to cancer. Results were similar in subgroups, including persons who had never smoked and persons who reported very good to excellent health at baseline.
CONCLUSIONS:
In this large prospective study, coffee consumption was inversely associated with total and cause-specific mortality. Whether this was a causal or associational finding cannot be determined from our data.

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