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Consumo di caffè e rischio di malattie croniche

22-02-2012

Floegel A, Pischon T, Bergmann MM, Teucher B, Kaaks R, Boeing H.
Am J Clin Nutr. 2012 Feb 15. [Epub ahead of print]

Gli studi che hanno valutato la relazione tra consumo di caffè e rischio di malattie croniche sono numerosi, ma i loro risultati sono contrastanti.
In questo lavoro è stata pertanto valutata prospetticamente l’associazione tra il consumo di caffè (rilevato mediante la compilazione di appositi questionari di frequenza di consumo) ed il rischio di diabete di tipo 2, infarto al miocardio, ictus e tumore in un campione di 42.569 soggetti facenti parte della corte tedesca dello studio EPIC.
I soggetti sono stati seguiti per un periodo di 8,9 anni, durante i quali sono stati registrati 1.432 casi di diabete di tipo 2, 394 casi di infarto al miocardio, 310 casi di ictus e 1.801 casi di tumore.
In contrasto con alcuni dati pubblicati, non è emersa alcuna associazione tra il consumo di caffè ed il rischio di malattie croniche totali comparando i soggetti che dichiaravano di consumare 4 o più caffè al giorno con coloro che ne consumavano <1/giorno, (Hazard Ratio, o HR, pari a 0,94 e 1,05 per caffè con caffeina o decaffeinato rispettivamente). Analogamente non significativo è risultato l’effetto sulle malattie cardiovascolari (HR=1,10 e 1,36) e sui tumori (HR=0,97 e 1,27). Per entrambe le tipologie di caffè è invece emersa un’associazione inversa con il rischio di diabete di tipo 2 (HR 0,77 per il caffè normale e 0,70 per il caffè decaffeinato).
I risultati di questo studio confermano pertanto che il consumo di caffè può ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

Glossario

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

  • Ictus

    Manifestazione acuta di lesione focale cerebrale.

  • Caffeina

    Alcaloide contenuto nei semi del caffè e del cacao e nelle foglie del tè, della cola e del matè; esercita azione eccitante sul cuore e sul sistema nervoso.

Coffee consumption and risk of chronic disease in the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Germany study

Background: Early studies suggested that coffee consumption may increase the risk of chronic disease.
Objective: We investigated prospectively the association between coffee consumption and the risk of chronic diseases, including type 2 diabetes (T2D), myocardial infarction (MI), stroke, and cancer.
Design: We used data from 42,659 participants of the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC)–Germany study. Coffee consumption was assessed by self-administered food-frequency
questionnaire at baseline, and data on medically verified incident chronic diseases were collected by active and passive follow-up procedures. HRs and 95% CIs were calculated with multivariate Cox regression models and compared by competing risk analysis.
Results: During 8.9 y of follow-up, we observed 1432 cases of T2D, 394 of MI, 310 of stroke, and 1801 of cancer as first qualifying events. Caffeinated (HR: 0.94; 95% CI: 0.84, 1.05) or decaffeinated (HR: 1.05; 95% CI: 0.84, 1.31) coffee consumption (≥4 cups/d compared with <1 cup/d; 1 cup was defined as 150 mL) was
not associated with the overall risk of chronic disease. A lower risk of T2D was associated with caffeinated (HR: 0.77; 95% CI: 0.63, 0.94; P-trend 0.009) and decaffeinated (HR: 0.70; 95% CI: 0.46, 1.06; P-trend: 0.043) coffee consumption (≥4 cups/d compared with <1 cup/d), but cardiovascular disease and cancer risk were not. The competing risk analysis showed no significant differences between the risk associations of individual diseases.
Conclusion: Our findings suggest that coffee consumption does not increase the risk of chronic disease, but it may be linked to a lower risk of T2D.
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