Consumo di pesce, grassi polinsaturi e salute delle ossa

Farina EK, Kiel DP, Roubenoff R, Schaefer EJ, Cupples LA, Tucker KL.
Am J Clin Nutr. 2011 Mar 2. [Epub ahead of print]

23-03-2011

Numerose evidenze scientifiche suggeriscono che gli acidi grassi polinsaturi a lunga catena possano influenzare la salute delle ossa attraverso meccanismi di vario tipo, come l’effetto antinfiammatorio, la modulazione della produzione di PGE2 e del trasporto del calcio, la riduzione dell’escrezione del calcio stesso.
I livelli di assunzione di pesce e di grassi polinsaturi sono stati rilevati in un campione di 623 adulti con più di 75 anni, grazie alla somministrazione di questionari alimentari validati che hanno permesso di determinare anche i componenti minori della dieta, nel quale sono stati registrati la densità minerale ossea e i relativi cambiamenti occorsi nell’arco di 4 anni.
Tra le donne che consumavano una dieta più ricca di omega 3 EPA e DHA, la densità ossea era maggiore per coloro che coloro che assumevano i livelli più elevati di acido arachidonico della serie omega 6. Per quanto riguarda invece la popolazione maschile, tra i soggetti con i livelli di assunzione più bassi di EPA e DHA e più alti di arachidonico è stata rilevata una perdita maggiore di massa ossea in 4 anni rispetto a coloro che con pochi omega 3 assumevano anche meno arachidonico.
I risultati di questo studio indicano che un consumo elevato di pesce ricco di omega 3 (più di 3 porzioni alla settimana) si associa al mantenimento della densità ossea femorale sia negli uomini che nelle donne, supportando il ruolo protettivo sia del pesce che degli acidi grassi polinsaturi a lunga catena negli anziani. Tuttavia i benefici dell’apporto elevato di acido arachidonico sembrano essere dipendenti dai livelli di assunzione di EPA e DHA.

Protective effects of fish intake and interactive effects of long-chain polyunsaturated fatty acid intakes on hip bone mineral density in older adults: the Framingham Osteoporosis Study.

BACKGROUND: Polyunsaturated fatty acids and fish may influence bone health.
OBJECTIVE: We aimed to examine associations between dietary polyunsaturated fatty acid and fish intakes and hip bone mineral density (BMD) at baseline (1988-1989; n = 854) and changes 4 y later in adults (n = 623) with a mean age of 75 y in the Framingham Osteoporosis Study.
DESIGN: BMD measures were regressed on energy-adjusted quartiles of fatty acid intakes [n-3 (omega-3): α-linolenic acid, eicosapentaenoic acid (EPA), docosahexaenoic acid (DHA), and EPA+ DHA; n-6 (omega-6): linoleic acid (LA) and arachidonic acid (AA); and n-6:n-3 ratio] and on categorized fish intakes, with adjustment for covariates. Effect modification by EPA+DHA intake was tested for n-6 exposures.
RESULTS: High intakes (≥3 servings/wk) of fish relative to lower intakes were associated with maintenance of femoral neck BMD (FN-BMD) in men (dark fish + tuna, dark fish, and tuna) and in women (dark fish) (P < 0.05). Significant interactions between AA and EPA+DHA intakes were observed cross-sectionally in women and longitudinally in men. In women with EPA+DHA intakes at or above the median, those with the highest AA intakes had a higher mean baseline FN-BMD than did those with the lowest intakes (quartile 4 compared with quartile 1: P = 0.03, P for trend = 0.02). In men with the lowest EPA+DHA intakes (quartile 1), those with the highest intakes of AA (quartile 4) lost more FN-BMD than did men with the lowest intakes of AA (quartile 1; P = 0.04). LA intake tended to be associated with FN-BMD loss in women (P for trend < 0.06).
CONCLUSIONS: Fish consumption may protect against bone loss. The protective effects of a high AA intake may be dependent on the amount of EPA+DHA intake.

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