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Dispendio energetico e declino cognitivo nell’anziano

27-07-2011

Middleton LE, Manini TM, Simonsick EM, Harris TB, Barnes DE, Tylavsky F, Brach JS, Everhart JE, Yaffe K.
Arch Intern Med. 2011 Jul 19. [Epub ahead of print]

L’attività fisica sembra essere una delle strategie più promettenti per la prevenzione del declino cognitivo nell’anziano. Da molte ricerche infatti è emerso che tra coloro che hanno uno stile di vita più attivo in tutta l’età adulta vi sono una minore prevalenza di demenza e un minor rischio di compromissione delle funzioni cognitive nella terza età. Tuttavia le informazioni raccolte sul livello di esercizio fisico svolto sono generalmente riferite dagli stessi partecipanti e quindi spesso poco realistiche.
In questo studio, che ha coinvolto 197 anziani con età media di 74.8 anni e privi di deficit cognitivo al momento del reclutamento, il dispendio energetico legato all’attività fisica è stato misurato oggettivamente e calcolato come il 90% del dispendio energetico totale sottratto del metabolismo di riposo. La funzionalità cognitiva è stata invece valutata (con un punteggio massimo uguale a 100), al momento del reclutamento e dopo 2 o 5 anni, grazie un esame specifico per il quale sono stati considerati diversi parametri, tra i quali il senso dell’orientamento, la concentrazione, la proprietà di linguaggio e la memoria; il deficit cognitivo è stato determinato come una perdita di 9 punti tra le due valutazioni.
Dall’analisi dei risulti è emerso che tra gli anziani nel più alto terzile di dispendio energetico l’incidenza di deficit cognitivo era minore rispetto a quelli del terzile con il minor grado di movimento (1,5% e 16,9 % rispettivamente). Inoltre, sebbene non siano emerse differenze significative tra il terzile intermedio e quello inferiore per livello di esercizio fisico, analisi successive hanno dimostrato l’esistenza di una correlazione di tipo dose-risposta tra il dispendio energetico e il declino cognitivo.
Queste osservazioni dimostrano che l’attività fisica totale quotidiana, determinata mediante la misurazione del dispendio energetico, è inversamente associata al deficit cognitivo nell’anziano. Ulteriori studi longitudinali sono tuttavia necessari per definire il ruolo dell’intensità dell’attività fisica stessa in tale associazione.

Glossario

  • Prevalenza

    La percentuale dei soggetti della popolazione che ha una certa condizione in un dato momento. Dire che la prevalenza della malattia diabetica è del 5% significa che, nella popolazione in esame, al momento del rilievo, 5 soggetti su 100 sono diabetici. Da non confondere con "incidenza"(vedi).

  • Dispendio energetico

    La quantità di energia, misurata in calorie, che un individuo consuma. Le calorie servono per respirare, far circolare il sangue, digerire il cibo ed essere fisicamente attivi.

  • Incidenza

    Il numero di nuovi casi osservati in una popolazione nell'unità di tempo (in genere un anno). Un'incidenza dell'infarto in una popolazione dell'1 per mille indica che, ogni anno, un soggetto su mille viene colpito dalla malattia. Da non confondere con "prevalenza" (vedi).

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

Activity Energy Expenditure and Incident Cognitive Impairment in Older Adults.

BACKGROUND: Studies suggest that physically active people have reduced risk of incident cognitive impairment in late life. However, these studies are limited by reliance on self-reports of physical activity, which only moderately correlate with objective measures and often exclude activity not readily quantifiable by frequency and duration. The objective of this study was to investigate the relationship between activity energy expenditure (AEE), an objective measure of total activity, and incidence of cognitive impairment.
METHODS: We calculated AEE as 90% of total energy expenditure (assessed during 2 weeks using doubly labeled water) minus resting metabolic rate (measured using indirect calorimetry) in 197 men and women (mean age, 74.8 years) who were free of mobility and cognitive impairments at study baseline (1998-1999). Cognitive function was assessed at baseline and 2 or 5 years later using the Modified Mini-Mental State Examination. Cognitive impairment was defined as a decline of at least 1.0 SD (9 points) between baseline and follow-up evaluations.
RESULTS: After adjustment for baseline Modified Mini-Mental State Examination scores, demographics, fat-free mass, sleep duration, self-reported health, and diabetes mellitus, older adults in the highest sex-specific tertile of AEE had lower odds of incident cognitive impairment than those in the lowest tertile (odds ratio, 0.09; 95% confidence interval, 0.01-0.79). There was also a significant dose response between AEE and incidence of cognitive impairment (P = .05 for trend over tertiles).
CONCLUSIONS: These findings indicate that greater AEE may be protective against cognitive impairment in a dose-response manner. The significance of overall activity in contrast to vigorous or light activity should be determined.
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