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Dopo un infarto, una dieta di qualità contribuisce alla riduzione del rischio di mortalità totale e cardiovascolare

23-12-2015

Sijtsma FP, Soedamah-Muthu SS, de Goede J, Oude Griep LM, Geleijnse JM, Giltay EJ, de Boer MJ, Jacobs DR Jr, Kromhout D.
Am J Clin Nutr. 2015 Dec;102(6):1527-33. doi: 10.3945/ajcn.115.112276.

A fianco delle terapie standard prescritte dopo un infarto miocardico, l’alimentazione conferma il proprio ruolo nel ridurre il rischio di mortalità, sia totale, sia per cause cardiovascolari. Questa nuova evidenza scaturisce da uno studio condotto in Olanda, dove sono stati seguiti per una media di 6,5 anni 4.307 uomini e donne che avevano subito un infarto miocardico. Sotto indagine era il rapporto tra mortalità (totale e cardiovascolare) e alimentazione corretta, valutata secondo il punteggio Dutch Healthy Nutrient and Food Score, o scorretta (Dutch Undesirable Nutrinet and Food Score).
È emerso che i soggetti con un’alimentazione ad alto contenuto di nutrienti ad effetto nutrizionale favorevole (frutta, verdura, legumi, pesce, latte e yogurt scremati) mostravano una riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare del 30% e un minor rischio di mortalità totale del 32% rispetto a quelli con il punteggio più basso.
Molto interessante è stato il riscontro dell’assenza di una correlazione significativa tra il consumo degli alimenti “indesiderabili” (essenzialmente ricchi in grassi, zucchero e sale) e rischio di mortalità. La spiegazione offerta dagli autori starebbe nel fatto che i soggetti post infartuati dello studio, nonostante l’alto consumo di cibi salati, di zuccheri e grassi saturi, dichiaravano di inserire nella dieta anche una buona quantità di nutrienti corretti. L’ipotesi alternativa, in linea con molti studi recenti, è che il reale effetto negativo associato al consumo di questi alimenti sia in realtà modesto, e comunque inferiore agli effetti protettivi associati ad un regolare consumo di alimenti “protettivi”.
E’ importante osservare che i soggetti arruolati nello studio erano sottoposti alla migliore terapia farmacologica in prevenzione secondaria: tutti gli effetti rilevati, quindi, si sommavano a quelli dell’intervento farmacoterapeutico.
In conclusione, quindi, si conferma che, nel post-infarto, uomini e donne traggono benefici aggiuntivi a quelli dei farmaci (riduzione della mortalità totale e cardiovascolare), consumando con regolarità un’alimentazione ricca di nutrienti di qualità.

Glossario

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

  • Grassi saturi

    Grasso solidi a temperatura ambiente. Negli alimenti si trovano combinazioni di acidi grassi monoinsaturi, polinsaturi e saturi. I saturi si trovano nei latticini ricchi di grassi come formaggio, latte intero, burro, nelle carni, nella pelle e nel grasso di pollo e tacchino, nel lardo, nell’olio di palma e di cocco. Hanno lo stesso apporto calorico degli altri grassi e possono contribuire all’aumento di peso se consumati in eccesso. Una dieta ricca di grassi saturi può anche elevare il tasso di colesterolo nel sangue e quindi il rischio di patologie cardiache.

Healthy eating and lower mortality risk in a large cohort of cardiac patients who received state-of-the-art drug treatment.

BACKGROUND: Little is known about dietary scores and mortality risk in cardiac patients who are well treated with drugs with attendant relatively low risk of cardiovascular diseases (CVDs).
OBJECTIVE: We assessed whether healthy eating lowers the risk of CVD and all-cause mortality in cardiac patients.
DESIGN: We included 4307 patients from the Alpha Omega Trial aged 60-80 y with a clinically diagnosed myocardial infarction and monitored mortality for 10 y. Diet was assessed at baseline (2002-2006) with a validated 203-item food-frequency questionnaire. We created 2 dietary scores on the basis of nonoverlapping sets of foods: the Dutch Healthy Nutrient and Food Score (DHNaFS) and the Dutch Undesirable Nutrient and Food Score (DUNaFS). The associations of both dietary scores with CVD and all-cause mortality were assessed by using multivariable-adjusted Cox regression models.
RESULTS: The median time after myocardial infarction at baseline was 3.7 y (IQR: 1.7-6.3 y). During a median of 6.5 y of follow-up (IQR: 5.3-7.6 y), 801 patients died; 342 of those died of CVD. One patient was lost to follow-up. A substantially higher average amount of DHNaFS foods (∼1750 g/d) than DUNaFS foods (∼650 g/d) was consumed. Almost all patients received drug treatment: 86% used statins, 90% used antihypertensive medication, and 98% used antithrombotic medication. Patients in the fifth quintile of the DHNaFS had a 30% (HR: 0.70; 95% CI: 0.55, 0.91) lower CVD risk and a 32% (HR: 0.68; 95% CI: 0.47, 0.99) lower all-cause mortality risk than did patients in the first quintile. The DUNaFS was unrelated to both CVD and all-cause mortality.
CONCLUSION: Beyond state-of-the-art drug treatment, healthy eating was associated with a lower risk of CVD and all-cause mortality in cardiac patients.

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