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L’assunzione regolare di latte e latticini a partire dall’infanzia si associa con una riduzione significativa sia di sovrappeso/obesità, sia dell’incremento di massa grassa e del rischio di aumento ponderale.

Questo studio, ramo della ricerca europea EPIC, dimostra che il consumo di cioccolato induce una lieve e non significativa riduzione del rischio di insufficienza cardiaca oltre i 50 anni.

Fonte di proteine ad alto valore biologico, di vitamine e di altri micronutrienti, il consumo di uova non si associa all’aumento del rischio di diabete di tipo 2, tranne che nella popolazione statunitense, forse a causa delle diverse modalità di preparazione.

Assunte regolarmente per 4 settimane, le nocciole influenzano positivamente il profilo lipidico (specie i livelli della colesterolemia HDL) e i valori pressori, sia al naturale che tostate e leggermente salate.

Il consumo di almeno tre bicchieri al giorno di latte fortificato, associato ad adeguata attività fisica ed esposizione alla luce solare, riduce in modo significativo la probabilità per i bambini finlandesi di avere bassi livelli di vitamina D nel sangue.

Un riposo ristoratore, in cui prevalga il sonno non-REM (a onde lente) e si riducano i microrisvegli, è favorito da un’alimentazione con più fibre, meno grassi saturi e meno carboidrati.

I vegetali a foglia verde sono ricchi di nitrati che, metabolizzati in ossido nitrico, possono ridurre fino al 30% il rischio di glaucoma primario ad angolo aperto. Ne basta una porzione al giorno per fare la differenza.

In una popolazione olandese, una maggiore assunzione di grassi saturi da latte e derivati, tra i quali prevalgono grassi saturi a corta e media catena, si associa ad un minor rischio di coronaropatia ischemica.

Nella popolazione oltre i 70 anni, un più alto introito di vitamina B6 da fonti alimentari nelle donne e di B12 negli uomini risulta protettivo nei confronti del rischio di depressione.

Oltre a calcio, vitamina D e K, anche le vitamine A, C ed E hanno un ruolo di spicco nel mantenimento del corretto turn-over osseo e, quindi, nella riduzione del rischio di fratture da osteoporosi.

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