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Secondo i dati emersi dalle coorti britanniche dell’Oxford Vegetarian Study e dell’EPIC, la mortalità totale è simile tra vegetariani, vegani e consumatori di carne, mentre cambiano le cause di mortalità.

La qualità complessiva della dieta di adulti e bambini che consumano con regolarità frutta e verdura anche in scatola risulta migliore rispetto a quella dei non consumatori.

La composizione della dieta emerge come uno dei fattori di rischio modificabili di maggiore impatto nei confronti dello sviluppo di demenza di tipo Alzheimer.

Seguire una dieta di qualità dopo aver subito un infarto miocardico contribuisce, in entrambi i sessi, a ridurre nel tempo il rischio di mortalità sia totale, sia per cause cardiovascolari.

Livelli di consumo crescenti di cereali pronti (soprattutto integrali, ad alto contenuto di fibre) appaiono associati a una lineare riduzione del rischio di mortalità totale, ma anche per cause specifiche, cardiovascolari, oncologiche, metaboliche.

Il consumo di cereali integrali da parte della popolazione italiana, pediatrica e adulta, è limitato, nonostante i ben noti benefici a lungo termine per la salute associati a un consumo regolare. Sarebbero utili campagne pubbliche di informazione.

A differenza dell’attività fisica reale, l’esercizio associato a un videogame attivo non riduce, negli adolescenti maschi normopeso, l’introito calorico al pasto successivo.

Tutta la frutta secca con guscio esercita un effetto positivo sui principali parametri lipidici: colesterolemia totale, LDL, HDL, trigliceridemia, livelli di apolipoproteina B. Il fattore determinante non è il tipo di frutto, ma il consumo di almeno una porzione al giorno.

Fino a 5 tazze al giorno di caffè, con o senza caffeina, si associano a ridotta mortalità totale. Oltre le 5 tazze, l’associazione resta per i non fumatori. È quanto emerge da Nurses’ Health Studies e Health Professionals’ Follow-up Study.

I prebiotici facilitano la crescita selettiva di ceppi batterici presenti nel microbiota (la flora batterica intestinale) e ne condizionano quindi le attività positive. Un consumo regolare di prebiotici favorirebbe anche il controllo ponderale di soggetti inizialmente normopeso.

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