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Frutta e verdura consumate quotidianamente tra i 18 e i 30 anni proteggono le coronarie nel tempo, riducendo la calcificazione delle pareti arteriose, marker di aterosclerosi.

Lo sviluppo di atrofia cerebrale progressiva correlato all’età risulta ridotto in 80enni che hanno seguito e seguono un’alimentazione riconducibile alla dieta mediterranea.

Il consumo abituale di latte e yogurt interi e di latticini derivati dal latte intero (ma non di latte scremato) sembra proteggere dal rischio di sindrome metabolica.

Nella popolazione generale emerge una diretta associazione protettiva tra intensità dell’attività fisica e progressiva riduzione del rischio di scompenso cardiaco.

Secondo i dati del Framingham Offspring Study (condotto sui figli della popolazione coinvolta nel primo Framingham Study), una dieta bilanciata che comprenda il consumo regolare di latte e latticini e soprattutto di yogurt migliora il controllo pressorio e riduce il rischio di ipertensione.

L’assunzione per 2 anni, al pasto serale, di 150 ml/die di vino, a confronto con 150 ml di acqua, da parte di soggetti astemi affetti da diabete di tipo 2 compensato, ha migliorato il controllo lipidico e glucidico. Gli effetti più marcati si sono osservati con il vino rosso.

Il consumo di pesce (specie pesce “grasso”) è tra le fonti alimentari primarie di vitamina D, ma non basta per ottimizzarne le concentrazioni in assenza di esposizione solare. Occorre anche una supplementazione mirata, oppure l’assunzione di alimenti fortificati.

Consumare fino a 6 uova la settimana non aumenta il rischio di infarto miocardico, di ictus (ischemico o emorragico) e di scompenso cardiaco, secondo uno studio svedese condotto su 37 mila uomini e 32 mila donne seguiti per 13 anni.

In questo studio sulla popolazione danese emerge l’associazione tra maggior uso di antibiotici e rischio di diabete di tipo 2, oltre alle ben note alterazioni del microbiota intestinale. L’evidenza è meno forte per gli antibiotici batteriostatici e ad ampio spettro.

Il consumo costante ed elevato di pesce si associa a una riduzione del rischio di depressione del 17%. Lo dimostra la metanalisi di 26 studi condotti in tutto il mondo per chiarire i risultati, non sempre univoci, emersi da studi precedenti.

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