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Un riposo ristoratore, in cui prevalga il sonno non-REM (a onde lente) e si riducano i microrisvegli, è favorito da un’alimentazione con più fibre, meno grassi saturi e meno carboidrati.

I vegetali a foglia verde sono ricchi di nitrati che, metabolizzati in ossido nitrico, possono ridurre fino al 30% il rischio di glaucoma primario ad angolo aperto. Ne basta una porzione al giorno per fare la differenza.

In una popolazione olandese, una maggiore assunzione di grassi saturi da latte e derivati, tra i quali prevalgono grassi saturi a corta e media catena, si associa ad un minor rischio di coronaropatia ischemica.

Nella popolazione oltre i 70 anni, un più alto introito di vitamina B6 da fonti alimentari nelle donne e di B12 negli uomini risulta protettivo nei confronti del rischio di depressione.

Oltre a calcio, vitamina D e K, anche le vitamine A, C ed E hanno un ruolo di spicco nel mantenimento del corretto turn-over osseo e, quindi, nella riduzione del rischio di fratture da osteoporosi.

Secondo i dati emersi dalle coorti britanniche dell’Oxford Vegetarian Study e dell’EPIC, la mortalità totale è simile tra vegetariani, vegani e consumatori di carne, mentre cambiano le cause di mortalità.

La qualità complessiva della dieta di adulti e bambini che consumano con regolarità frutta e verdura anche in scatola risulta migliore rispetto a quella dei non consumatori.

La composizione della dieta emerge come uno dei fattori di rischio modificabili di maggiore impatto nei confronti dello sviluppo di demenza di tipo Alzheimer.

Seguire una dieta di qualità dopo aver subito un infarto miocardico contribuisce, in entrambi i sessi, a ridurre nel tempo il rischio di mortalità sia totale, sia per cause cardiovascolari.

Livelli di consumo crescenti di cereali pronti (soprattutto integrali, ad alto contenuto di fibre) appaiono associati a una lineare riduzione del rischio di mortalità totale, ma anche per cause specifiche, cardiovascolari, oncologiche, metaboliche.

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