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Nella composizione di una dieta finalizzata al calo ponderale, la fonte di proteine non influisce sul risultato: è quanto emerge da uno studio di breve periodo su un campione selezionato di soggetti con sindrome metabolica, cioè ad aumentato rischio cardiovascolare.

Ridurre l’introito quotidiano di sale è importante per controllare il rischio di ipertensione e delle patologie correlate. Rieducare il gusto a sapidità diverse richiede un intervento multifattoriale, nel quale l’uso di erbe e spezie si dimostra una misura efficace.

Secondo una recente metanalisi, l’effetto dei grassi saturi e dei grassi trans sul rischio cardiovascolare, di diabete di tipo 2 e di mortalità totale è differente: i saturi non influenzano negativamente questo parametro, i trans di origine industriale lo peggiorano.

Il lavoro alla scrivania per 55 ore settimanali o più fa male a cuore e cervello. Il rischio di ictus infatti aumenta di tre volte in chi lavora 55 ore/settimana o più, mentre un’occupazione socio-economicamente poco gratificante aumenta le coronaropatie.

In una popolazione anziana e sana residente in Svezia, seguita per 7 anni, caratterizzata da livelli sierici medi di selenio piuttosto bassi, valori al di sotto di 57µg/L sono associati a un significativo aumento del rischio di mortalità cardiovascolare e per tutte le cause.

I dati del Nurses’ Health Study, condotto su oltre centomila infermiere statunitensi seguite per 22 anni, indicano che il consumo di un cucchiaio e più di olio extravergine di oliva al giorno riduce del 10% circa il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

In una popolazione cinese di soggetti adulti/anziani (oltre i 65 anni di età), la scelta di un’alimentazione simile a quella Mediterranea si associa ad un moderato rallentamento del declino cognitivo nei dieci anni successivi.

Gli alimenti gluten-free dovrebbero essere riservati ai celiaci e ai soggetti con sensibilità al glutine. Nonostante la loro popolarità, questi prodotti non apportano infatti alcun beneficio nutrizionale significativo ai soggetti non intolleranti.

I dati del Women’s Health Initiative suggeriscono che un’alimentazione che privilegi cibi e bevande ad elevato Indice Glicemico (IG), potrebbe essere un fattore di rischio di depressione nelle donne in post-menopausa.

L’indagine nutritionDay, condotta su soggetti ultra 65enni, residenti in case di riposo di nazioni differenti, ha messo in luce che la perdita di 5 kg o più in un anno o un indice di massa corporea (BMI) inferiore a 20 sono fattori predittivi di mortalità a sei mesi.

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