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L’indagine nutritionDay, condotta su soggetti ultra 65enni, residenti in case di riposo di nazioni differenti, ha messo in luce che la perdita di 5 kg o più in un anno o un indice di massa corporea (BMI) inferiore a 20 sono fattori predittivi di mortalità a sei mesi.

Il Documento di Consenso dell’International Carbohydrate Quality Consortium, appena pubblicato, ribadisce la necessità di conoscere l’Indice Glicemico degli alimenti, per mantenere l’equilibrio del metabolismo glucidico, che influenza la salute complessiva nel lungo termine.

Il mantenimento della membrana a tre strati ricca di fosfolipidi e proteine (MFGM) che racchiude i grassi contenuti nei latticini, dipende dalla lavorazione del prodotto. Maggiore è la sua presenza, minore è l’impatto metabolico del prodotto finito su soggetti sani, in sovrappeso.

La supplementazione con vitamina D è indicata nei soggetti con bassi livelli geneticamente determinati, per il mantenimento della salute ossea, ma non sembrerebbe altrettanto giustificata per un’azione di prevenzione cardiovascolare, ancora tutta da dimostrare.

Per ridurre il rischio di declino cognitivo, anche in soggetti che soffrono di malattie cardio o cerebrovascolari, o di diabete di tipo 2, sembra decisivo migliorare la qualità dell’alimentazione. Lo confermano 5 anni di follow-up su uomini e donne di 55 anni e più.

La risposta glicemica successiva al consumo di prodotti da forno, confezionati con cereali diversi, si conferma dipendente dalla digeribilità (veloce o lenta) degli amidi caratteristici di quel cereale, oltre che dal contenuto in grassi e fibre del prodotto finale.

Nelle malattie intestinali (irritative o infiammatorie), un’alimentazione a bassa fermentabilità, in cui vengono ridotti oligo-, di- e mono-saccaridi e polioli (FODMAP), riduce i sintomi funzionali e allevia il disagio dei pazienti.

L’assunzione di alimenti contenenti magnesio e potassio (ma non calcio) è inversamente associata con il rischio di ictus, secondo due ampi studi statunitensi. Un apporto elevato di tutti e tre i minerali si associa ad una riduzione del rischio del 18%.

Nel diabete di tipo 2 si osserverebbe una correlazione a “J” tra peso (BMI) e mortalità per tutte le cause: il sovrappeso si associa ad una ridotta mortalità totale, mentre la magrezza è correlata alla prognosi peggiore.

Uno studio su ciclisti professionisti, che praticano gare su strada, dimostra che 1,3 g di PUFA n-3 o omega-3 per due volte al giorno, aggiunti alla dieta, migliorano la funzionalità dell’endotelio vascolare, ma anche la captazione massimale di ossigeno.

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