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In una popolazione anziana e sana residente in Svezia, seguita per 7 anni, caratterizzata da livelli sierici medi di selenio piuttosto bassi, valori al di sotto di 57µg/L sono associati a un significativo aumento del rischio di mortalità cardiovascolare e per tutte le cause.

I dati del Nurses’ Health Study, condotto su oltre centomila infermiere statunitensi seguite per 22 anni, indicano che il consumo di un cucchiaio e più di olio extravergine di oliva al giorno riduce del 10% circa il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

In una popolazione cinese di soggetti adulti/anziani (oltre i 65 anni di età), la scelta di un’alimentazione simile a quella Mediterranea si associa ad un moderato rallentamento del declino cognitivo nei dieci anni successivi.

Gli alimenti gluten-free dovrebbero essere riservati ai celiaci e ai soggetti con sensibilità al glutine. Nonostante la loro popolarità, questi prodotti non apportano infatti alcun beneficio nutrizionale significativo ai soggetti non intolleranti.

I dati del Women’s Health Initiative suggeriscono che un’alimentazione che privilegi cibi e bevande ad elevato Indice Glicemico (IG), potrebbe essere un fattore di rischio di depressione nelle donne in post-menopausa.

L’indagine nutritionDay, condotta su soggetti ultra 65enni, residenti in case di riposo di nazioni differenti, ha messo in luce che la perdita di 5 kg o più in un anno o un indice di massa corporea (BMI) inferiore a 20 sono fattori predittivi di mortalità a sei mesi.

Il Documento di Consenso dell’International Carbohydrate Quality Consortium, appena pubblicato, ribadisce la necessità di conoscere l’Indice Glicemico degli alimenti, per mantenere l’equilibrio del metabolismo glucidico, che influenza la salute complessiva nel lungo termine.

Il mantenimento della membrana a tre strati ricca di fosfolipidi e proteine (MFGM) che racchiude i grassi contenuti nei latticini, dipende dalla lavorazione del prodotto. Maggiore è la sua presenza, minore è l’impatto metabolico del prodotto finito su soggetti sani, in sovrappeso.

La supplementazione con vitamina D è indicata nei soggetti con bassi livelli geneticamente determinati, per il mantenimento della salute ossea, ma non sembrerebbe altrettanto giustificata per un’azione di prevenzione cardiovascolare, ancora tutta da dimostrare.

Per ridurre il rischio di declino cognitivo, anche in soggetti che soffrono di malattie cardio o cerebrovascolari, o di diabete di tipo 2, sembra decisivo migliorare la qualità dell’alimentazione. Lo confermano 5 anni di follow-up su uomini e donne di 55 anni e più.

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