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La risposta glicemica successiva al consumo di prodotti da forno, confezionati con cereali diversi, si conferma dipendente dalla digeribilità (veloce o lenta) degli amidi caratteristici di quel cereale, oltre che dal contenuto in grassi e fibre del prodotto finale.

Nelle malattie intestinali (irritative o infiammatorie), un’alimentazione a bassa fermentabilità, in cui vengono ridotti oligo-, di- e mono-saccaridi e polioli (FODMAP), riduce i sintomi funzionali e allevia il disagio dei pazienti.

L’assunzione di alimenti contenenti magnesio e potassio (ma non calcio) è inversamente associata con il rischio di ictus, secondo due ampi studi statunitensi. Un apporto elevato di tutti e tre i minerali si associa ad una riduzione del rischio del 18%.

Nel diabete di tipo 2 si osserverebbe una correlazione a “J” tra peso (BMI) e mortalità per tutte le cause: il sovrappeso si associa ad una ridotta mortalità totale, mentre la magrezza è correlata alla prognosi peggiore.

Uno studio su ciclisti professionisti, che praticano gare su strada, dimostra che 1,3 g di PUFA n-3 o omega-3 per due volte al giorno, aggiunti alla dieta, migliorano la funzionalità dell’endotelio vascolare, ma anche la captazione massimale di ossigeno.

La varietà aumenta le ricadute positive dell’assunzione regolare di frutta e verdura. Seguendo la regola dei 5 colori, vegetali rossi e viola concorrono al controllo del peso e del grasso addominale, mentre gialli, verdi e bianchi favoriscono il riequilibrio dei parametri lipidici plasmatici.

La lunghezza dei telomeri (che proteggono il DNA cellulare dallo stress ossidativo e infiammatorio), è un indicatore di invecchiamento biologico. Una corretta nutrizione prima dei 50 anni preserva i telomeri nelle età successive, documentando un rallentamento dell'invecchiamento stesso.

20 anni di osservazioni su oltre 18mila donne hanno messo in luce che livelli ematici più elevati di carotenoidi (in particolare alfa e beta carotene e in misura minore licopene) sono associati alla riduzione fino al 28% del rischio di tumore mammario, soprattutto di tipo più aggressivo.

Uno studio su oltre 80 mila Giapponesi sani, di età compresa tra 40 e 69 anni e seguiti per oltre 18 anni, ha messo in luce un’associazione inversa tra consumo abituale di caffè e mortalità totale, per cause cardiache, cerebrovascolari e respiratorie.

Dai dati di Nurses’ Health Study I e II e Health Professionals Follow-up Study emerge l’associazione tra consumo di yogurt, frutta secca, pollo senza pelle, formaggio magro, pesce, molluschi e crostacei e miglior controllo ponderale nel tempo.

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