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Secondo questa metanalisi, le ore trascorse consecutivamente seduti in auto, in ufficio o davanti alla TV sono un fattore di rischio di malattie e mortalità cardiovascolari e tumorali e di ospedalizzazione. Il dato sembra soltanto di poco migliorato dall’intensità dell’attività fisica svolta nelle altre ore.

In questo studio italiano su 90 persone in salute, di età compresa tra 61 e 80 anni, è emerso che una bevanda a base di cacao (ricco di flavanoli antiossidanti) migliora in otto settimane il profilo metabolico e pressorio, con riflessi positivi sulla cognitività.

Anche nelle donne più giovani i 6 cardini dello stile di vita sano (no fumo, dosi moderate di alcol, BMI nella norma, attività per 2,5 ore/settimana poca Tv e dieta sana) riducono l’incidenza di coronaropatia e dei classici fattori di rischio.

Da uno studio di tipo caso-controllo emerge una correlazione inversa tra adesione a dieta del Paleolitico e dieta mediterranea e l’incidenza di adenomi colorettali. L’effetto protettivo è risultato identico per i due regimi alimentari.

Nel mondo, quasi il 4% di tutti i casi di tumore, nella popolazione di 30 anni o più, correla all’eccesso ponderale, inteso come BMI pari o superiore a 25. Il dato conferma la necessità di promuovere strategie di prevenzione più efficaci e mirate fin dall’infanzia.

I dati del Physicians’ Health Study mostrano che un consumo di cioccolato almeno una volta alla settimana o più si associa ad una riduzione fino al 13% del rischio di sviluppo di diabete di tipo 2, limitatamente ai soggetti normopeso, di età inferiore a 65 anni.

Secondo il Nurses’ Health Study, condotto su infermiere statunitensi, l’adesione alla dieta mediterranea si associa ad una maggiore integrità dei telomeri, sequenze di DNA poste a difesa dei cromosomi, che sono considerate marker di invecchiamento in salute.

L’esame di tre coorti danesi ha messo in luce livelli diversi di vitamina D, associati a predisposizione genetica. A livelli inferiori corrisponde un rischio maggiore di mortalità per tumori e per tutte le cause, escluse quelle cardiovascolari.

Nei soggetti che soffrono di malattia renale cronica, l’assunzione di 27 g di fibre per oltre 7 giorni permette di ridurre due marker classici di malattia, cioè i livelli di urea e di creatinina, con un effetto chiaramente dose-dipendente per la creatininemia.

La masticazione delle mandorle, fresche o tostate, non espone i lipidi contenuti nei frutti alle prime fasi della digestione. Ecco perché la lipidemia post-prandiale non varia in modo significativo e perché l’impatto energetico delle mandorle è contenuto.

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