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Il confronto diretto tra regimi dietetici molto popolari, finalizzati alla perdita ponderale, e cioè Atkins, Weight Watchers, South Beach e Zona, mette in luce una sostanziale parità di risultati a lungo termine, complessivamente di entità piuttosto modesta.

Dal microbiota di gemelli normopeso è stato isolato un ceppo (Christensenella minuta), che è stato poi trasferito nella flora batterica isolata da gemelli obesi. Questo microbiota modificato, trapiantato in topi obesi, ha portato alla riduzione significativa del loro peso.

Secondo i dati del Nurses’ Health Study, frutti rossi, mele, arance e cipolle sono alcuni degli alimenti ricchi di flavonoidi che, consumati abitualmente nella mezza età, aumentano significativamente gli anni di sopravvivenza libera da malattie.

La principale fibra solubile dell’avena, il beta-glucano, riequilibra le concentrazioni di colesterolo totale e di colesterolo LDL, senza alterare i livelli di HDL. I dati emergono da una metanalisi di studi che hanno valutato dosi da 3 a 12,4 g/die assunte per 2-12 settimane.

Il consumo abituale di aglio, tipico ingrediente della cucina mediterranea, è in grado di ridurre significativamente il rischio di carcinoma dello stomaco. Un’efficacia interessante, anche se minore, è esercitata anche dalla cipolla.

L’impiego dei sostituti del sale da cucina è efficace non soltanto per ridurre la pressione arteriosa, sistolica e diastolica, nei soggetti già ipertesi, ma forse anche in un’ottica di prevenzione dell’ipertensione nella popolazione generale. La conferma da una metanalisi.

Durato 9 mesi, uno studio randomizzato e controllato, condotto su bambini di 7-9 anni, dimostra che l’attività fisica costante migliora sia i parametri di fitness, sia soprattutto accuratezza e tempi di reazione nel portare a termine attività cognitive complesse.

Il numero quotidiano di tazzine consumate varia da persona a persona e dipenderebbe in larga parte dall’assetto genetico, che condiziona a sua volta le ricadute metaboliche e neurologiche individuali in risposta alla caffeina.

Una ricerca svedese condotta su donne 60enni conferma che alimentazione corretta, moderata assunzione di alcol, assenza di fumo, BMI = 25 ed esercizio fisico costante riducono significativamente, e di oltre il 50%, il rischio di ictus ischemico.

Il Women’s Health Initiative Memory Study ha seguito per 5 anni oltre 7000 donne in postmenopausa, evidenziando l’associazione tra carenza di folati e aumento di disturbi cognitivi lievi (Mild Cognitive Impairment) e di probabile demenza.

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