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Lignani, flavonoli e acidi idrossibenzoici: ecco i polifenoli della dieta mediterranea che riducono il rischio di eventi cardiovascolari.

L’assunzione di 200 mg di caffeina da parte di consumatori occasionali di caffè migliorerebbe la fase di consolidamento dei ricordi.

L’alfa-tocoferolo (vitamina E), alla dose di 2000 UI/die per almeno 2 anni, rallenta la progressione del declino funzionale nella demenza di Alzheimer lieve-moderata e l’impegno assistenziale. La somministrazione di memantina, anche associata a vitamina E, non induce invece alcun significativo miglioramento clinico.

Secondo i dati dello studio EPIC-Oxford la colesterolemia totale e LDL non cambia significativamente con una dieta vegetariana, con una dieta che includa anche il pesce o con una dieta carnivora. Gli stessi parametri sono invece ridotti per chi segue un’alimentazione di tipo vegano.

Diminuire il carico calorico del menù per bambini, senza drastiche e poco gradite esclusioni, ha portato a un miglioramento del comportamento alimentare dei bambini, mantenuto anche a distanza di tempo.

In uomini e donne di età superiore ai 50 anni, con alterata sensibilità al glucosio (pre-diabete) e rischio cardiovascolare elevato, bastano 2000 passi al giorno in più per ridurre il rischio di evento maggiore, anche in presenza di altri fattori di rischio.

Dati italiani, emersi da due ampi studi di popolazione, confermano che il rischio di neoplasia gastrica si riduce per chi segue con costanza i principi della dieta mediterranea.

Tra i fattori che determinano le scelte alimentari viene sempre più citata la capacità di indurre benessere, concetto che appare correlato non solo alla piacevolezza del cibo, ma anche ai suoi effetti positivi sulla salute.

La futura madre deve includere nella propria dieta un regolare consumo di pesce, sia grasso che magro, per ridurre il rischio di parto pre-termine e assicurare la corretta crescita fetale.

Chi consuma almeno due tazze di tè al giorno è meno esposto al rischio di sviluppare diabete di tipo 2 rispetto a chi non ne beve mai. La riduzione del rischio è del 15 per cento per livelli di assunzione pari o superiori alle 4 tazze giornaliere.

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