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Un’alimentazione che privilegi cibi a basso indice glicemico, con un costante apporto di fibre dei cereali e di frutta, dimostra di agire anche sui sintomi depressivi della terza età.

Il rischio di patologie tumorali e di mortalità per cause respiratorie, metaboliche (diabete) e per malattie infettive si riduce con il consumo quotidiano di frutta secca a guscio o di arachidi.

Mantenere il peso corporeo nella norma (BMI tra 18,5 e 22,4 Kg/m2) permette di ridurre il rischio di mortalità totale e per cause specifiche.

I batteri che compongono il microbiota intestinale potrebbero avere un ruolo di primo piano anche nel mantenimento del peso raggiunto dopo una dieta, riducendo il noto “effetto yo-yo”.

Anche a fronte di un accertato profilo genetico di maggior rischio coronarico, seguire uno stile di vita sano dimezza la probabilità di soffrire di coronaropatia.

I bambini di cinque nazioni europee da Nord a Sud, Italia compresa, seguiti fino a 8 anni per lo studio CHOP, consumano meno zuccheri totali di quanto accada in altre aree, ma con notevoli differenze a seconda dell’età e da paese a paese.

Sovrappeso e obesità, anche prima dei 50 anni, aumentano gli altri fattori di rischio cardiovascolare. Il consumo regolare di cereali integrali contribuisce al controllo delle alterazioni del profilo pressorio.

L’adesione ai principi della dieta mediterranea, da parte di uomini e donne, risulta associata sia a una ridotta prevalenza di artrosi del ginocchio, sia a un migliore stato di salute complessivo.

In un programma di calo ponderale per donne sovrappeso e obese tra i 18 e i 45 anni, senza altri problemi di salute, la ripartizione della quota energetica quotidiana è più favorevole se il pasto principale è a metà giornata.

Un uovo al giorno: questo il consumo che sarebbe associato a riduzione del rischio di ictus, sia ischemico sia emorragico, senza influenzare (né in positivo, né in negativo) il rischio di ischemia coronarica, cioè di infarto cardiaco.

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