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Seguendo nel tempo oltre un milione di persone è stato dimostrato che l’aumento del rischio di mortalità associato alla sedentarietà da lavoro viene contrastato dall’attività fisica moderata e costante (60-75 minuti al giorno). Nei sedentari da Tv, invece, l’efficacia dell'attività fisica è inferiore.

Con 180 g di broccoli e 150 g di patate in purea (senza burro o latte) si ottiene un piatto nutrizionalmente valido e con un impatto favorevole su glicemia e insulinemia postprandiali.

In una popolazione di soggetti adulti e anziani, tra i 59 e i 71 anni, uomini e donne, il consumo regolare di latte e prodotti lattiero-caseari derivati (di tutti i tipi) non aumenta il rischio di sviluppare diabete di tipo 2.

Un’alimentazione ricca di frutta e verdura, pesce e pollame, mantiene nel tempo un’adeguata massa ossea in uomini e donne dai 55 anni in poi.

Sia il latte vaccino, sia il cosiddetto “latte” ottenuto dalla soia, riducono la glicemia post-prandiale, ma attraverso vie differenti: la soia stimolando l’immediata risposta insulinica, il latte rallentando lo svuotamento gastrico.

In soggetti sani, un maggiore consumo quotidiano di proteine da carni, pesce, latte e latticini e fonti vegetali ha effetti complessivamente favorevoli sul rischio cardiometabolico, senza compromettere la funzionalità renale.

L’attività fisica costante e di intensità moderata riduce il rischio di carcinoma mammario, tumore del colon, diabete, ischemia coronarica e ictus ischemico: le conferme da un’amplissima metanalisi.

Un elevato tenore di acido linoleico nel tessuto adiposo, che riflette un’adeguata assunzione abituale di polinsaturi omega-6 (presenti negli oli di mais, girasole, soia) si associa, in uomini oltre i 70 anni di età, a una minore mortalità per qualunque causa.

I polinsaturi omega-3 di origine marina, assunti regolarmente alla dose di almeno 500 mg/die, riducono del 48% circa, nel tempo, l’incidenza di retinopatia in uomini e donne di 55 anni e più affetti da diabete di tipo 2.

Lo studio HELENA, condotto su adolescenti di dieci città europee, dimostra che, anche nei soggetti con una specifica predisposizione genetica all’obesità, è possibile azzerare l’eccesso di rischio rispettando le linee-guida nutrizionali e di stile di vita.

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