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L’aceto, consumato al pasto, si comporterebbe da ingrediente funzionale, facilitando il controllo di glicemia e insulinemia post-prandiali, con maggior efficacia nei soggetti sani rispetto chi soffre di pre-diabete o diabete.

L’analisi delle ricerche randomizzate più recenti conferma che saccarosio e fruttosio non sono i responsabili principali dell’epidemia mondiale di obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari ed epatiche.

Dall’analisi dei dati da 15 paesi su oltre 600 mila persone emerge che il consumo moderato di burro ha effetti neutri sulla salute cardiovascolare e mostra una modesta associazione negativa con il rischio di diabete.

Le uova, consumate regolarmente e moderatamente, non aumentano il rischio di eventi cardiovascolari in soggetti di 55-80 anni, diabetici e non diabetici, pur in presenza di altri fattori di rischio.

La pasta, consumata regolarmente, come parte di un’alimentazione equilibrata di stile mediterraneo, contribuisce al controllo del peso e al mantenimento delle corrette dimensioni sia della circonferenza del girovita, sia del rapporto girovita-fianchi.

Una prima colazione corretta nella composizione consumata regolarmente migliora, insieme con un’attività fisica su misura, la capacità di apprendimento degli allievi delle classi elementari.

L’aggiunta di 10 g di olio extravergine di oliva a un pasto bilanciato migliora la glicemia dopo il pasto e influisce positivamente sul profilo lipidemico di soggetti con pre-diabete.

In un gruppo di uomini in buona salute, l’assunzione di succo fresco di cranberry (il mirtillo rosso americano) migliora, già dopo 4 ore, l’elasticità delle pareti arteriose. L’effetto è associato alla presenza dei polifenoli nel succo, e specie dell’acido ferulico.

In uomini di 65-76 anni, seguiti per 25 anni, un maggior consumo di epicatechina, prevalente in tè nero e verde, cacao e mele, riduce il rischio di mortalità coronarica in tutti i soggetti e di mortalità cardiovascolare totale in chi soffre di cardiovasculopatie.

Analizzando i dati di nove studi condotti su un totale di 34.282 uomini e donne dai 60 anni in poi (caucasici e asiatici), emerge una riduzione del rischio di tutti i disturbi cognitivi per un’assunzione quotidiana e moderata di caffè (con o senza caffeina).

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