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Questa metanalisi di studi prospettici mette in luce la significativa riduzione della mortalità totale all’aumentare del consumo quotidiano di cereali integrali. L’effetto più evidente è diretto sulla mortalità per cause cardiovascolari.

Consumare più frutta e verdura nella fascia d’età 13-18 anni e nella prima età adulta riduce il rischio di carcinoma mammario diagnosticato negli anni successivi.

I soggetti con diagnosi accertata di celiachia devono consumare una dieta a base di cereali e prodotti derivati senza glutine, che però comporta squilibri nutrizionali, sia come carenza di fibre, vitamine, minerali, sia come eccesso di calorie, zuccheri e grassi saturi.

Sia in adolescenti ambosessi di 15 anni circa, sia in ragazze di 18-20 anni, il migliore controllo del peso nel tempo si ottiene aumentando la spesa (e l’introito) di energia, piuttosto che riducendo l’apporto calorico.

Un estratto di curcuma all’88% di curcuminoidi, assunto quotidianamente da uomini e donne con un’età media pari a 66 anni, senza patologie vascolari o neurologiche, preserva la cognitività a breve termine meglio di un preparato placebo.

Anticipare a 3 mesi di vita l’introduzione di sei alimenti potenzialmente allergizzanti non sembra ridurre in modo significativo lo sviluppo successivo di allergia, in lattanti a basso rischio.

Le donne italiane con diabete di tipo 2 hanno un profilo lipidemico meno favorevole degli uomini, non spiegabile dalle differenze dietetiche rilevate tra i due sessi. Una maggiore aderenza alla dieta si associa comunque a un migliore profilo lipidico, sia negli uomini e sia nelle donne.

Aderire con costanza ai principi della dieta mediterranea risulta più protettivo per cuore e arterie di soggetti ad alto rischio, rispetto al taglio dei consumi di sale, grassi e zuccheri.

In soggetti con eccesso ponderale, privilegiare i carboidrati e ridurre i grassi favorisce un effetto saziante maggiore rispetto a un pasto con più grassi e meno carboidrati, e limita inoltre il desiderio di consumare grassi.

Caffè e tè eserciterebbero effetti protettivi ad ampio spettro: il caffè contrasterebbe la fibrosi nella steatoepatite non alcolica, mentre tè e caffé si assocerebbero a ridotta prevalenza di sindrome metabolica.

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