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Gli omega-3 a lunga catena assunti col pesce riducono il rischio di carcinoma endometriale nelle donne normopeso in post-menopausa

10-03-2015

Brasky TM, Rodabough RJ, Liu J, Kurta ML, Wise LA, Orchard TS, Cohn DE, Belury MA, White E, Manson JE, Neuhouser ML
Am J Clin Nutr. 2015 Mar 4. pii: ajcn.098988. [Epub ahead of print]

Il Women’s Health Initiative Study è stato condotto negli Stati Uniti su oltre 160 mila donne tra i 50 e i 79 anni, seguite per una media di 13 anni, per verificare quali variabili di stile di vita incidessero significativamente sul rischio degli eventi clinici tipici dell’età avanzata. Questa sottoanalisi ha messo in luce che il consumo regolare (2 volte alla settimana) di pesce fresco al forno, al cartoccio, in padella (ma non fritto), che fornisce quindi acidi grassi omega-3 a lunga catena (EPA, eicosapentaenoico, DPA, docosapentaenoico e DHA, docosaesaenoico) si associa in modo lineare con una riduzione del rischio di carcinoma endometriale, compresa tra il 15 e il 23%. La diminuzione del rischio oncologico si manifesta in modo marcato però soltanto nelle donne normopeso, vale a dire con un BMI (kg/m(2)) inferiore a 25. Gli Autori interpretano il dato prendendo le mosse da due dati: 1) l’effetto di riduzione del rischio oncologico è probabilmente ascrivibile alla diminuzione dell’infiammazione sistemica mediata dai maggiori livelli circolanti di omega-3; 2) d’altro canto, nei soggetti sovrappeso/obesi proprio l’eccesso di adipe promuove e mantiene l’infiammazione sistemica e aumenta i livelli circolanti di ormoni sessuali. Si può quindi ipotizzare che l’azione antinfiammatoria degli omega-3, nelle donne sovrappeso e obese, sia ridotta o annullata dallo stato infiammatorio già presente nell’organismo stesso.

Glossario

  • Infiammazione

    Complesso di reazioni che si verificano localmente in risposta ad un agente lesivo. Clinicamente è caratterizzata da 4 sintomi: tumefazione, arrossamento, aumento della temperatura localmente, dolore.

Long-chain omega-3 fatty acid intake and endometrial cancer risk in the Women's Health Initiative.

BACKGROUND: Inflammation may be important in endometrial cancer development. Long-chain ω-3 (n-3) polyunsaturated fatty acids (LCω-3PUFAs) may reduce inflammation and, therefore, reduce cancer risk. Because body mass is associated with both inflammation and endometrial cancer risk, it may modify the association of fat intake on risk.
OBJECTIVE: We examined whether intakes of LCω-3PUFAs were associated with endometrial cancer risk overall and stratified by body size and histologic subtype.
DESIGN: Women were n = 87,360 participants of the Women's Health Initiative Observational Study and Clinical Trials who were aged 50-79 y, had an intact uterus, and completed a baseline food-frequency questionnaire. After 13 y of follow-up, n = 1253 incident invasive endometrial cancers were identified. Cox regression models were used to estimate HRs and 95% CIs for the association of intakes of individual ω-3 fatty acids and fish with endometrial cancer risk.
RESULTS: Intakes of individual LCω-3PUFAs were associated with 15–23% linear reductions in endometrial cancer risk. In women with body mass index (BMI; in kg/m2) <25, those in the upper compared with lowest quintiles of total LCω-3PUFA intake (sum of eicosapentaenoic, docosapentaenoic, and docosahexaenoic acids) had significantly reduced endometrial cancer risk (HR: 0.59; 95% CI: 0.40, 0.82; P-trend = 0.001), whereas there was little evidence of an association in overweight or obese women. The reduction in risk observed in normal-weight women was further specific to type I cancers.
CONCLUSIONS: Long-chain ω-3 intake was associated with reduced endometrial cancer risk only in normal-weight women. Additional studies that used biomarkers of ω-3 intake are needed to moreaccurately estimate their effects on endometrial cancer risk.

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