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I bambini finlandesi che consumano 450 ml al giorno di latte fortificato, nell’ambito di uno stile di vita attivo, hanno bassa probabilità di deficit di vitamina D

10-02-2016

Soininen S, Eloranta AM, Lindi V, Venäläinen T, Zaproudina N, Mahonen A, Lakka TA.
Br J Nutr. 2016 Feb 3:1-12. [Epub ahead of print]

Garantire livelli sufficienti di vitamina D fin dall’infanzia ha dimostrato di proteggere non soltanto la salute di ossa e denti, ma anche di migliorare la forza muscolare; alcune evidenze, inoltre, attribuiscono alla vitamina D un ruolo nella riduzione del rischio di diabete di tipo 1 e di altre malattie di origine autoimmune. Un recente documento di Consenso firmato dai Pediatri italiani indica infatti come opportuna la profilassi con vitamina D fino all’adolescenza, nei soggetti con fattori di rischio di deficit.
In Finlandia, dove l’apporto quotidiano raccomandato è pari a 10 mcg tra 1 e 17 anni (in Italia i LARN 2014 indicano invece in 15 mcg/die l’assunzione adeguata per bambini e adolescenti), la carenza infantile di vitamina D, segnalata da livelli ematici inferiori a 50 nmol/l, riguarda almeno il 20% della popolazione infantile, ed è dovuta in larga parte alla scarsa esposizione alla luce solare. Questo studio, condotto su bambini finlandesi di 6-8 anni ha dimostrato il ruolo dell’apporto di vitamina D con gli alimenti fortificati di uso più comune, come il latte (con un tenore di 0,5 mcg di vitamina D in 100 ml), nel raggiungimento del fabbisogno giornaliero della vitamina in questa popolazione, per la quale le ore di luce si riducono fino a meno di 5 al giorno nel mese di dicembre. In particolare, tra i bambini che consumavano almeno tre bicchieri di latte fortificato al giorno, e cioè circa 450 g, gli autori hanno osservato una ridotta probabilità (-72/74%) di avere livelli plasmatici inadeguati di vitamina D, rispetto ai coetanei che ne bevevano meno di 300 g. La riduzione del rischio di deficit di vitamina è stata registrata anche nei bambini che dedicavano almeno 2,2 ore al giorno all’attività fisica (-59% rispetto a coloro che si muovevano meno di 1 ora e mezza) e che erano stati esposti alla luce solare per almeno 13 ore nei 3 mesi precedenti il prelievo (-50%).

Glossario

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

Determinants of serum 25-hydroxyvitamin D concentration in Finnish children: the Physical Activity and Nutrition in Children (PANIC) study

We studied vitamin D intake, serum 25-hydroxyvitamin D (S-25(OH)D) concentration, determinants of S-25(OH)D and risk factors for S-25(OH)D <50 nmol/l in a population sample of Finnish children. We studied 184 girls and 190 boys aged 6-8 years, analysed S-25(OH)D by chemiluminescence immunoassay and assessed diet quality using 4-d food records and other lifestyle factors by questionnaires. We analysed the determinants of S-25(OH)D using linear regression and risk factors for S-25(OH)D <50 nmol/l using logistic regression.
Mean dietary intake of vitamin D was 5,9 (sd 2-1) mcg/d. Altogether, 40.8% of children used no vitamin D supplements. Of all children, 82.4% did not meet the recommended total vitamin D intake of 10 mcg/d. Milk fortified with vitamin D was the main dietary source of vitamin D, providing 48.7 % of daily intake. S-25(OH)D was <50 nmol/l in 19.5% of children.
Consumption of milk products was the main determinant of S-25(OH)D in all children (standardised regression coefficient beta=0,262; P<0.001), girls (beta=0.214; P=0.009) and boys (beta=0.257; P=0.003) in multivariable models. Vitamin D intake from supplements (beta=0.171; P=0.035) and age (beta= -0.0198; P=0.015) were associated with S-25(OH)D in girls.
Children who drank ≥450 g/d of milk, spent >2.2 h/d in physical activity, had >13.1 h/d of daylight time or were examined in autumn had reduced risk for S-25(OH)D <50 nmol/l. Insufficient vitamin D intake was common among Finnish children, one-fifth of whom had S-25(OH)D <50 nmol/l.
More attention should be paid to the sufficient intake of vitamin D from food and supplements, especially among children who do not use fortified milk products.

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