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Il consumo abituale di pesce, specie se grasso, riduce il rischio cardiovascolare anche tra coloro che già aderiscono alla Dieta Mediterranea

22-09-2017

Bonaccio M, Ruggiero E, Di Castelnuovo A, Costanzo S, Persichillo M, De Curtis A, Cerletti C, Donati MB, de Gaetano G, Iacoviello L. on behalf of the Moli-sani study Investigators
Nut Metab Cardiov Dis 2017 - doi: 10.1016/j.numecd.2017.08.004. [e-pub ahead of print]

I risultati più recenti dello studio italiano Moli-sani, che ha coinvolto in totale 20.969 uomini e donne residenti in Molise, di età superiore ai 35 anni, dimostra che il consumo di pesce grasso almeno 2,4 volte la settimana riduce il rischio cardiovascolare anche in una popolazione nella quale l’adesione ai principi della Dieta Mediterranea è piuttosto elevata.
Questi dati derivano dall’analisi dei consumi settimanali di alimenti di origine marina, classificati sia secondo il contenuto percentuale di grassi (al di sopra o al disotto del 4% in peso), e sia secondo il tipo consumato in prevalenza (molluschi, gamberi e crostacei, pesce secco/salato, pesce in scatola, e poi altri, intesi come salmone, spada, aringa, trota, pesce azzurro). Sono stati classificati come pesci magri, oltre a molluschi e crostacei, merluzzo, nasello, sogliola, passera di mare; come pesci grassi, invece, salmone, pesce spada, trota, aringa, acciuga, sgombro, anche in scatola.
L’adesione alla Dieta Mediterranea, proprio per quantificare il valore aggiunto rivestito dal consumo di pesce, è stata valutata escludendo appunto la voce “consumo di pesce”.
Nello studio Moli-sani il consumo di pesce è risultato abbastanza elevato (mediamente 44,6 g al giorno, con una frequenza media di 2,4 volte alla settimana); i soggetti che consumavano più pesce erano inoltre quelli con il punteggio maggiore di adesione alla Dieta Mediterranea, calcolato, come già detto, escludendo questa voce.
Nel dettaglio dei risultati, è emerso che il consumo di pesce 4 volte la settimana o più era associato a una riduzione del rischio cardiovascolare complessivo del 38%, rispetto a chi lo consumava meno di due volte a settimana. Ogni occasione di consumo in più risultava associata a una diminuzione del rischio pari al 9%.
Analizzando i dati in dettaglio, però, l’associazione tra consumo di pesce per almeno 2,4 volte a settimana e la riduzione del rischio cardiovascolare composito (coronaropatia più ictus) si confermava soprattutto per chi sceglieva preferenzialmente il pesce grasso, non conservato sotto sale.
Gli Autori interpretano questi dati ricordando che i grassi del pesce (omega-3 a lunga catena EPA e DHA) hanno un effetto positivo nel controllo della trigliceridemia e per la loro azione antiaggregante, ma ipotizzano che sarà necessario approfondire ulteriori meccanismi, come il possibile effetto su altri fattori di rischio cardiovascolare potenti e diffusi, qual è l’infiammazione sistemica di basso grado.

Glossario

  • Dieta mediterranea

    Regime alimentare a base di cereali integrali, legumi, ortaggi, frutta, olio d'oliva.

  • Prevalenza

    La percentuale dei soggetti della popolazione che ha una certa condizione in un dato momento. Dire che la prevalenza della malattia diabetica è del 5% significa che, nella popolazione in esame, al momento del rilievo, 5 soggetti su 100 sono diabetici. Da non confondere con "incidenza"(vedi).

  • Ictus

    Manifestazione acuta di lesione focale cerebrale.

  • Infiammazione

    Complesso di reazioni che si verificano localmente in risposta ad un agente lesivo. Clinicamente è caratterizzata da 4 sintomi: tumefazione, arrossamento, aumento della temperatura localmente, dolore.

Fish intake is associated with lower cardiovascular risk in a Mediterranean population: prospective results from the Moli-sani study

BACKGROUND AND AIMS: Fish consumption reportedly reduces the risk of heart disease, but the evidence of cardiovascular advantages associated with fish intake within Mediterranean cohorts is limited. The aim of this study was to test the association between fish intake and risk of composite coronary heart disease (CHD) and stroke in a large population-based cohort adhering to Mediterranean Diet.
METHODS AND RESULTS: Prospective analysis on 20,969 subjects free from cardiovascular disease at baseline, enrolled in the Moli-sani study (2005-2010). Food intake was recorded by the Italian version of the EPIC food frequency questionnaire. Hazard ratios were calculated by using multivariable Cox-proportional hazard models. During a median follow-up of 4.3 years, a total of 352 events occurred (n of CHD = 287 and n of stroke = 66). After adjustment for a large panel of covariates, fish intake ≥ 4 times per week was associated with 40% reduced risk of composite CHD and stroke (HR=0.60; 95%CI 0.40-0.90), and with 40% lower risk of CHD (HR=0.60; 95%CI 0.38-0.94) as compared with subjects in the lowest category of intake (<2 times/week). A similar trend of protection was found for stroke risk although results were not significant (HR=0.62; 95%CI 0.26-1.51). When fish types were considered, protection against the composite outcome and CHD was confined to fatty fish intake.
CONCLUSIONS: Fish intake was associated with reduced risk of composite fatal and non-fatal CHD and stroke in a general Mediterranean population. The favourable association was likely to be driven by fatty fish.

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