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Il consumo di grassi saturi non correla con il rischio di malattie cardiovascolari e mortalità per tutte le cause, mentre i grassi trans aumentano tale rischio

04-09-2015

de Souza RJ, Mente A, Maroleanu A, Cozma AI, Ha V, Kishibe T, Uleryk E, Budylowski P, Schünemann H, Beyene J, Anand SS.
BMJ. 2015 Aug 11;351:h3978. doi: 10.1136/bmj.h3978.

L’associazione tra livelli di assunzione di grassi e salute sta subendo profonde revisioni, alla luce di quanto emerge da studi recenti. Il quadro più aggiornato viene da questa metanalisi di tutti i maggiori studi osservazionali prospettici (che hanno cioè seguito negli anni il comportamento di un gruppo di popolazione valutandone quindi le ricadute, positive o negative, sulla salute). Per quanto riguarda in particolare i grassi saturi, fino a poco tempo addietro nel mirino di nutrizionisti ed esperti di prevenzione, la metanalisi sembra confermare che il loro consumo non correli in modo chiaro con il rischio di diabete, di eventi coronarici o di mortalità per qualunque causa. Mortalità totale e rischio di eventi cardiovascolari aumentano invece al crescere dell’apporto dei grassi detti “trans”. Un’analisi più dettagliata indicherebbe che, tra i grassi trans, solo quelli di origine industriale (indicati in genere in etichetta come “grassi vegetali parzialmente idrogenati”) e non invece quelli dei prodotti lattiero-caseari, che si formano durante i processi di ruminazione degli erbivori, sarebbero responsabili di questi effetti negativi. Anche se è possibile che queste differenze riflettano semplicemente il fatto che i trans dei prodotti lattiero caseari sono presenti negli alimenti in quantità molto limitate, per cui la loro assunzione non influirebbe in modo determinante sul rischio considerato.
Una maggiore tolleranza nel consumo dei grassi saturi, e degli alimenti che li contengono, è quindi legittima.  Ma, per contro, la metanalisi conferma anche che sostituire in parte le calorie fornite dai saturi stessi con carboidrati a basso Indice Glicemico (pasta, frutta, verdura, semi), o con grassi monoinsaturi (olio extra vergine d'oliva), o polinsaturi ( omega-3 e omega-6 da pesce, oli di semi e frutta secca con guscio) riduce sia il rischio cardiovascolare, sia la mortalità per tutte le cause.

Glossario

  • Metanalisi

    Tecnica che combina i risultati di molti studi, di impianto simile e che hanno esaminato quesiti simili, per aumentare la numerosità del campione di valori su cui si ragiona e quindi l'affidabilità delle conclusioni.

  • Grassi saturi

    Grasso solidi a temperatura ambiente. Negli alimenti si trovano combinazioni di acidi grassi monoinsaturi, polinsaturi e saturi. I saturi si trovano nei latticini ricchi di grassi come formaggio, latte intero, burro, nelle carni, nella pelle e nel grasso di pollo e tacchino, nel lardo, nell’olio di palma e di cocco. Hanno lo stesso apporto calorico degli altri grassi e possono contribuire all’aumento di peso se consumati in eccesso. Una dieta ricca di grassi saturi può anche elevare il tasso di colesterolo nel sangue e quindi il rischio di patologie cardiache.

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

  • Carboidrati

    Rappresentano la principale fonte energetica della dieta. Sono di due tipi: semplici e complessi. I semplici sono gli zuccheri, i complessi includono amido e fibra. Forniscono 4 calorie per grammo. Si trovano naturalmente in pane, cereali, frutta, verdura, latte e latticini. Torte, biscotti, gelati, caramelle, succhi di frutta e altri alimenti di questo tipo sono ricchi di zuccheri.

  • Indice glicemico

    L'Indice Glicemico (Glycemic Index, o GI della letteratura anglosassone) è un indice della risposta glicemica indotta, nello stesso soggetto, da una quantità specifica di carboidrati in rapporto a un’equivalente quantità di carboidrati proveniente da un alimento standard.

Intake of saturated and trans unsaturated fatty acids and risk of all cause mortality, cardiovascular disease, and type 2 diabetes: systematic review and meta-analysis of observational studies.

OBJECTIVE: To systematically review associations between intake of saturated fat and trans unsaturated fat and all cause mortality, cardiovascular disease (CVD) and associated mortality, coronary heart disease (CHD) and associated mortality, ischemic stroke, and type 2 diabetes.
DESIGN: Systematic review and meta-analysis.
DATA SOURCES: Medline, Embase, Cochrane Central Registry of Controlled Trials, Evidence-Based Medicine Reviews, and CINAHL from inception to 1 May 2015, supplemented by bibliographies of retrieved articles and previous reviews.
ELIGIBILITY CRITERIA FOR SELECTING STUDIES: Observational studies reporting associations of saturated fat and/or trans unsaturated fat (total, industrially manufactured, or from ruminant animals) with all cause mortality, CHD/CVD mortality, total CHD, ischemic stroke, or type 2 diabetes.
DATA EXTRACTION AND SYNTHESIS: Two reviewers independently extracted data and assessed study risks of bias. Multivariable relative risks were pooled. Heterogeneity was assessed and quantified. Potential publication bias was assessed and subgroup analyses were undertaken. The GRADE approach was used to evaluate quality of evidence and certainty of conclusions.
RESULTS: For saturated fat, three to 12 prospective cohort studies for each association were pooled (five to 17 comparisons with 90 501-339 090 participants). Saturated fat intake was not associated with all cause mortality (relative risk 0.99, 95% confidence interval 0.91 to 1.09), CVD mortality (0.97, 0.84 to 1.12), total CHD (1.06, 0.95 to 1.17), ischemic stroke (1.02, 0.90 to 1.15), or type 2 diabetes (0.95, 0.88 to 1.03). There was no convincing lack of association between saturated fat and CHD mortality (1.15, 0.97 to 1.36; P=0.10). For trans fats, one to six prospective cohort studies for each association were pooled (two to seven comparisons with 12 942-230 135 participants). Total trans fat intake was associated with all cause mortality (1.34, 1.16 to 1.56), CHD mortality (1.28, 1.09 to 1.50), and total CHD (1.21, 1.10 to 1.33) but not ischemic stroke (1.07, 0.88 to 1.28) or type 2 diabetes (1.10, 0.95 to 1.27). Industrial, but not ruminant, trans fats were associated with CHD mortality (1.18 (1.04 to 1.33) v 1.01 (0.71 to 1.43)) and CHD (1.42 (1.05 to 1.92) v 0.93 (0.73 to 1.18)). Ruminant trans-palmitoleic acid was inversely associated with type 2 diabetes (0.58, 0.46 to 0.74). The certainty of associations between saturated fat and all outcomes was "very low." The certainty of associations of trans fat with CHD outcomes was "moderate" and "very low" to "low" for other associations.
CONCLUSIONS: Saturated fats are not associated with all cause mortality, CVD, CHD, ischemic stroke, or type 2 diabetes, but the evidence is heterogeneous with methodological limitations. Trans fats are associated with all cause mortality, total CHD, and CHD mortality, probably because of higher levels of intake of industrial trans fats than ruminant trans fats. Dietary guidelines must carefully consider the health effects of recommendations for alternative macronutrients to replace trans fats and saturated fats.

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