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Il consumo di più di un cucchiaio di olio extravergine d’oliva al giorno riduce il rischio di diabete di tipo 2 in donne statunitensi

29-07-2015

Guasch-Ferré M, Hruby A, Salas-Salvadó J, Martínez-González MA, Sun Q, Willett WC, Hu FB.
Am J Clin Nutr. 2015 Jul 8. pii: ajcn112029. [Epub ahead of print]

L’olio di oliva contiene, oltre all’acido oleico (monoinsaturo), anche molecole antiossidanti (specie nella versione extravergine), alle quali oggi si attribuisce gran parte delle proprietà preventive dell’extravergine sul rischio cardiovascolare e metabolico. Le evidenze sono relativamente chiare nelle popolazioni europee, soprattutto dell’area mediterranea, mentre i dati relativi alla popolazione statunitense sono meno numerosi. Il Nurses’ Health Study, condotto negli Stati Uniti coinvolgendo 116.671 infermiere di età compresa tra 37 e 65 anni, seguite per 22 anni, ha valutato anche l’assunzione quotidiana di olio di oliva, correlandolo con il rischio di sviluppo di diabete di tipo 2. È emerso che, tra le donne che assumevano uno o più cucchiai di olio di oliva al giorno (almeno 8 g/die), al posto di margarine, burro o maionese, il rischio di diabete di tipo 2 risultava significativamente ridotto (-10% circa, in analisi multivariata). L’effetto protettivo si osservava sia valutando l’effetto dell’olio di oliva utilizzato per condire l’insalata e sia considerando quello utilizzato per preparare i cibi, o consumato con il pane: dimostrando che l’olio non è semplicemente il marcatore di un adeguato apporto di vegetali crudi, ma svolgerebbe un reale effetto protettivo. Lo studio non ha tuttavia valutato separatamente l’effetto dei vari oli di oliva (normale, vergine o extravergine): sono quindi necessari ulteriori indagini al proposito.

Glossario

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

Olive oil consumption and risk of type 2 diabetes in US women.

BACKGROUND: Olive oil has been shown to improve various cardiometabolic risk factors. However, to our knowledge, the association between olive oil intake and type 2 diabetes (T2D) has never been evaluated in the US population.
OBJECTIVE: We aimed to examine the association between olive oil intake and incident T2D.
DESIGN: We followed 59,930 women aged 37-65 y from the Nurses' Health Study (NHS) and 85,157 women aged 26-45 y from the NHS II who were free of diabetes, cardiovascular disease, and cancer at baseline. Diet was assessed by validated food-frequency questionnaires, and data were updated every 4 y. Incident cases of T2D were identified through self-report and confirmed by supplementary questionnaires.
RESULTS: After 22 y of follow-up, we documented 5738 and 3914 incident cases of T2D in the NHS and NHS II, respectively. With the use of Cox regression models with repeated measurements of diet and multivariate adjustment for major lifestyle and dietary factors, the pooled HR (95% CI) of T2D in those who consumed >1 tablespoon (>8 g) of total olive oil per day compared with those who never consumed olive oil was 0.90 (0.82, 0.99). The corresponding HRs (95% CIs) were 0.95 (0.87, 1.04) for salad dressing olive oil and 0.85 (0.74, 0.98) for olive oil added to food or bread. We estimated that substituting olive oil (8 g/d) for stick margarine, butter, or mayonnaise was associated with 5%, 8%, and 15% lower risk of T2D, respectively, in the pooled analysis of both cohorts.
CONCLUSIONS: Our results suggest that higher olive oil intake is associated with modestly lower risk of T2D in women and that hypothetically substituting other types of fats and salad dressings (stick margarine, butter, and mayonnaise) with olive oil is inversely associated with T2D.

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