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Il consumo frequente (2 volte a settimana o più) di patate fritte, ma non di patate cucinate in modo diverso, si associa all’aumento del rischio di mortalità prematura

07-07-2017

Veronese N, Stubbs B, Noale M, Solmi M, Vaona A, Demurtas J, Nicetto D, Crepaldi G, Schofield P, Koyanagi A, Maggi S, Fontana L.
Am J Clin Nutr. 2017 Jun 7. pii: ajcn154872. doi: 10.3945/ajcn.117.154872. [Epub ahead of print]

Le patate comuni fritte, sia come chips (vendute confezionate), sia come classiche French fries che generalmente accompagnano una pietanza, vanno consumate con moderazione. Questo studio, condotto in collaborazione da Italia, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti, infatti, mette in luce l’associazione tra consumo frequente di patate fritte (oltre due volte a settimana) e aumento del rischio di mortalità prematura. Un’associazione che non emerge per altri tipi di preparazioni delle stesse patate.
Originarie delle Americhe, le patate costituiscono da secoli il piatto base di molte popolazioni e fanno parte oggi di tutte le cucine del mondo. Il metodo di cottura più apprezzato e gustoso è senz’altro la frittura, nelle diverse varianti. Negli Stati Uniti, attualmente, le patate rappresentano il 30% di tutte le verdure consumate (compresi i legumi).
In questa ricerca, 4.440 uomini e donne nordamericani, di età compresa tra 45 e 79 anni, seguiti per 8 anni, sono stati suddivisi in 5 categorie in base ai livelli di consumo di patate (fritte, o preparate in altro modo): meno o pari a una volta al mese, 2-3 volte al mese, 1 volta alla settimana, 2 volte alla settimana, 3 o più volte alla settimana. Al termine del periodo di osservazione non è stata rilevata alcuna correlazione tra  il consumo complessivo di patate e la sopravvivenza; invece, il consumo di patate fritte (chips o French fries) per due volte alla settimana o più è risultato associato a un significativo aumento del rischio di mortalità, che addirittura raddoppia, indipendentemente da altri fattori.
I ricercatori sottolineano gli elementi che potrebbero spiegare questo dato: negli Stati Uniti, chips e French fries contengono spesso acidi grassi trans e molto sale. Altre sostanze potenzialmente lesive, derivanti dalla frittura ad alte temperature (acroleina, acrilamide, furano) potrebbero contribuire all’effetto osservato. Gli autori hanno peraltro confermato un dato osservazionale importante: chi sceglie più volte alla settimana le patate fritte mostra spesso abitudini alimentari complessivamente scorrette. E’ quindi anche possibile che un elevato consumo di papate fritte sia semplicemente un marker di uno stile di vita poco salubre.

Glossario

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

  • Acidi grassi Trans

    Vengono prodotti quando un grasso liquido (olio) viene trasformato in un grasso solido attraverso un processo chimico detto idrogenazione. Assumere una grande quantità di acidi grassi trans fa aumentare il colesterolo e il rischio di malattie cardiovascolari.

Fried potato consumption is associated with elevated mortality: an 8-y longitudinal cohort study.

Background: Few studies have assessed the association between potato consumption and mortality.
Objective: We investigated whether potato consumption (including fried and unfried potatoes) is associated with increased premature mortality risk in a North American cohort.
Design: A longitudinal analysis included 4440 participants aged 45-79 y at baseline with an 8-y follow-up from the Osteoarthritis Initiative cohort study. Potato consumption (including fried and unfried potatoes) was analyzed by using a Block Brief 2000 food-frequency questionnaire and categorized as ≤1 time/mo, 2-3 times/mo, 1 time/wk, 2 times/wk, or ≥3 times/wk. Mortality was ascertained through validated cases of death. To investigate the association between potato consumption and mortality, Cox regression models were constructed to estimate HRs with 95% CIs, with adjustment for potential confounders.
Results: Of the 4400 participants, 2551 (57.9%) were women with a mean ± SD age of 61.3 ± 9.2 y. During the 8-y follow-up, 236 participants died. After adjustment for 14 potential baseline confounders, and taking those with the lowest consumption of potatoes as the reference group, participants with the highest consumption of potatoes did not show an increased risk of overall mortality (HR: 1.11; 95% CI: 0.65, 1.91). However, subgroup analyses indicated that participants who consumed fried potatoes 2-3 times/wk (HR: 1.95; 95% CI: 1.11, 3.41) and ≥3 times/wk (HR: 2.26; 95% CI: 1.15, 4.47) were at an increased risk of mortality. The consumption of unfried potatoes was not associated with an increased mortality risk.
Conclusions: The frequent consumption of fried potatoes appears to be associated with an increased mortality risk. Additional studies in larger sample sizes should be performed to confirm if overall potato consumption is associated with higher mortality risk.

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