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Il consumo frequente di cibi fritti si associa al rischio di sviluppare diabete di tipo 2

27-06-2014

Cahill LE, Pan A, Chiuve SE, Sun Q, Willett WC, Hu FB, Rimm EB.
Am J Clin Nutr. 2014 Jun 18. pii: ajcn.084129. [Epub ahead of print]


La frittura, una tecnica di cottura molto gradita anche nel nostro Paese, è in genere considerata inappropriata, dagli esperti, sul piano nutrizionale. Nella maggior parte degli studi pubblicati un elevato consumo di alimenti fritti si associa infatti a un aumento del rischio di sovrappeso; tale associazione sarebbe tuttavia condizionata, secondo dati recenti, dal pattern genetico individuale.
In questo lavoro, condotto nelle ben note coorti delle infermiere  e dei professionisti della salute statunitensi, il consumo frequente di cibi fritti si associa ad un aumento del rischio di sviluppare malattia diabetica (+50% per i consumatori più assidue) e, seppure in misura minore, di malattia coronarica (+20%). L'effetto è più marcato se il consumo di cibi fritti avviene fuori casa. L’aumento del rischio sembra in larga parte mediato dal sovrappeso, e l'aumento della densità energetica dei cibi conseguente alla frittura (e all’assorbimento di olio) può forse spiegare le associazioni rilevate. Si può comunque osservare che la frittura “fatta in casa” non sembra caratterizzata, in questo studio, da effetti sfavorevoli, e che l’aumento del rischio di diabete o malattia coronarica è rilevante, in ogni caso, solo per chi consuma cibi fritti quattro volte la settimana o più. Se utilizzata con moderazione, in conclusione, anche la frittura (specie domestica) sembra poter rientrare in un accettabile modello alimentare.

Glossario

  • Diabete

    Una patologia che si verifica quando l’organismo non è in grado di utilizzare il glucosio ematico. I livelli di glicemia sono controllati dall’insulina, un ormone prodotto dall’organismo che favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari e adipose. Il diabete insorge quando il pancreas non produce abbastanza insulina o l’organismo non risponde all’insulina che è stata prodotta.

Fried-food consumption and risk of type 2 diabetes and coronary artery disease: a prospective study in 2 cohorts of US women and men.

BACKGROUND:  Through the processes of oxidation, polymerization, and hydrogenation, the cooking method of frying modifies both foods and their frying medium. However, it remains unknown whether the frequent consumption of fried foods is related to long-term cardiometabolic health. OBJECTIVE: We examined fried-food consumption and risk of developing incident type 2 diabetes (T2D) or coronary artery disease (CAD).DESIGN: Fried-food consumption was assessed by using a questionnaire in 70,842 women from the Nurses' Health Study (1984-2010) and 40,789 men from the Health Professionals Follow-Up Study (1986-2010) who were free of diabetes, cardiovascular disease, and cancer at baseline. Time-dependent Cox proportional hazards models were used to estimate RRs and 95% CIs for T2D and CAD adjusted for demographic, diet, lifestyle, and other cardiometabolic risk factors. Results were pooled by using an inverse variance-weighted random-effects meta-analysis. RESULTS: We documented 10,323 incident T2D cases and 5778 incident CAD cases. Multivariate-adjusted RRs (95% CIs) for individuals who consumed fried foods <1, 1-3, 4-6, or ≥7 times/wk were 1.00 (reference), 1.15 (0.97, 1.35), 1.39 (1.30, 1.49), and 1.55 (1.32, 1.83), respectively, for T2D and 1.00 (reference), 1.06 (0.98, 1.15), 1.23 (1.14, 1.33), and 1.21 (1.06, 1.39), respectively, for CAD. Associations were largely attenuated when we further controlled for biennially updated hypertension, hypercholesterolemia, and body mass index. CONCLUSIONS: Frequent fried-food consumption was significantly associated with risk of incident T2D and moderately with incident CAD, and these associations were largely mediated by body weight and comorbid hypertension and hypercholesterolemia.

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