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Il consumo totale di latticini e latte intero, ma non di latte scremato, è inversamente correlato al rischio di sindrome metabolica

06-11-2015

Drehmer M, Pereira MA, Schmidt MI, Alvim S, Lotufo PA, Luft VC, Duncan BB.
J Nutr. 2015 Oct 28. pii: jn220699. [Epub ahead of print]

Il ruolo nutrizionale di latte e latticini, focalizzato sul tipo di grassi presenti e sul rapporto con il rischio cardiovascolare e metabolico, sta subendo una profonda revisione. Dopo i dati che suggerirebbero che i grassi saturi di latte intero, yogurt non scremato e formaggi non influiscono in modo evidente e decisivo sull’aumento di colesterolemia e trigliceridemia, e conseguentemente sul rischio cardiovascolare, questa nuova ricerca aggiunge un’evidenza in più. Secondo questo studio, condotto su oltre 15mila adulti e anziani (35-74 anni) sani, uomini e donne, il consumo abituale di latte e yogurt interi e di latticini derivati risulterebbe inversamente associato al rischio di sviluppo di sindrome metabolica (incentrata sulla triade obesità addominale-ipertensione-iperglicemia, con la possibile presenza di alterazioni della trigliceridemia e del colesterolo HDL). Questo effetto protettivo non emerge tra chi consuma latte, yogurt e latticini scremati. Analizzando il consumo dei diversi alimenti, la correlazione inversa tra latticini interi e rischio di sindrome metabolica si conferma per latte intero, yogurt intero e formaggi, comprende il burro (consumato con moderazione), ma esclude i dessert preparati a partire da latte intero. E’ possibile che l’effetto osservato sia attribuibile all’azione dei grassi del latte (e degli alimenti derivati) sulla colesterolemia HDL (la frazione antiaterogena), che è uno dei 5 determinanti della sindrome metabolica.

Glossario

  • Grassi saturi

    Grasso solidi a temperatura ambiente. Negli alimenti si trovano combinazioni di acidi grassi monoinsaturi, polinsaturi e saturi. I saturi si trovano nei latticini ricchi di grassi come formaggio, latte intero, burro, nelle carni, nella pelle e nel grasso di pollo e tacchino, nel lardo, nell’olio di palma e di cocco. Hanno lo stesso apporto calorico degli altri grassi e possono contribuire all’aumento di peso se consumati in eccesso. Una dieta ricca di grassi saturi può anche elevare il tasso di colesterolo nel sangue e quindi il rischio di patologie cardiache.

  • Sindrome metabolica

    La Sindrome Metabolica è una condizione metabolica caratterizzata dalla contemporanea associazione di diversi fattori di rischio metabolici nello stesso paziente, che incrementano la possibilità di sviluppare patologie cardiovascolari e diabete.

  • Ipertensione

    Aumento della pressione arteriosa al di sopra dei valori normali (nell'adulto 80-90 mm Hg di minima e 130-140 mmHg di massima). Può essere di origine secondaria (renale, endocrina, neurologica, ecc.) o primitiva (essenziale).

  • Iperglicemia

    Aumento del glucosio nel sangue, tipico del diabete mellito, ma talora di origine ipofisaria (sindrome di Cushing, acromegalia) o surrenale.

  • Colesterolo

    Presente nel sangue, costituente essenziale della membrana cellulare, interviene nella formazione degli ormoni sessuali e corticosteroidei e dei sali biliari. Può essere di origine esogena (alimentare) ed endogena (sintesi epatica). Nel sangue il colesterolo è veicolato tramite i trigliceridi e le lipoproteine (HDL e LDL).

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

Total and Full-Fat, but Not Low-Fat, Dairy Product Intakes are Inversely Associated with Metabolic Syndrome in Adults.

BACKGROUND: Growing evidence suggests that dairy products may have beneficial cardiometabolic effects. The current guidelines, however, limit the intake of full-fat dairy products.
OBJECTIVE: We investigated the association of dairy consumption, types of dairy products, and dairy fat content with metabolic syndrome (MetSyn).
METHODS: We analyzed baseline data of the Brazilian Longitudinal Study of Adult Health (ELSA-Brasil), a multicenter cohort study of 15,105 adults aged 35-74 y. We excluded participants with known diabetes, cardiovascular diseases, or other chronic diseases, and those who had extreme values of energy intake, leaving 9835 for analysis. Dairy consumption was assessed by a food-frequency questionnaire. We computed servings per day for total and subgroups of dairy intake. We computed a metabolic risk score (MetScore) as the mean z score of waist circumference, systolic blood pressure, HDL cholesterol (negative z score), fasting triglycerides, and fasting glucose. We performed multivariable linear regression to test the association of servings per day of dairy products with MetScore.
RESULTS: In analyses that adjusted for demographics, menopausal status, family history of diabetes, dietary intake, nondietary lifestyle factors, and body mass index, we observed a graded inverse association for MetScore with total dairy (-0.044 ± 0.01, P = 0.009 for each additional dairy servings per day) and full-fat dairy (-0.126 ± 0.03, P < 0.001) but not with low-fat dairy intake. Associations were no longer present after additional adjustments for dairy-derived saturated fatty acids.
CONCLUSIONS: Total and especially full-fat dairy food intakes are inversely and independently associated with metabolic syndrome in middle-aged and older adults, associations that seem to be mediated by dairy saturated fatty acids. Dietary recommendations to avoid full-fat dairy intake are not supported by our findings.

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