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In uomini e donne obesi, si raggiungerebbero risultati sovrapponibili su perdita di peso e cardioprotezione sia con il digiuno intermittente, sia con la restrizione calorica

26-05-2017

Trepanowski JF, Kroeger CM, Barnosky A, Klempel MC, Bhutani S, Hoddy KK, Gabel K, Freels S, Rigdon J, Rood J, Ravussin E, Varady K.
JAMA Intern Med. 2017 May 1. doi: 10.1001/jamainternmed.2017.0936. [Epub ahead of print]

Tra digiuno intermittente e restrizione calorica non emergerebbero differenze significative rispetto al calo ponderale e alla variazione dei parametri lipidemici, glicemici, pressori e infiammatori, indicativi della protezione cardiometabolica. Lo dimostra una ricerca condotta su adulti obesi, ma ancora sani, durata un anno, suddivisi tra sei mesi di intervento e sei di monitoraggio.
La pratica del digiuno intermittente prevede un’alternanza tra 24 ore in cui si assume il 25% (o meno) del fabbisogno energetico commisurato a sesso, età e condizioni (attorno alle 500 calorie), a 24 ore in cui si ha accesso libero al cibo. Si tratta di un approccio che ha guadagnato in popolarità nell’ultimo decennio, soprattutto perché l’adesione ai regimi di restrizione calorica, che rappresentano l’intervento di prima linea per perdere peso, non è sempre soddisfacente. Mancano però (com’è stato sottolineato anche in un recente documento a firma dell’American Heart Association) evidenze scientifiche a sostegno dei risultati sul lungo periodo, ottenibili con il digiuno intermittente.
Questa ricerca ha appunto confrontato 6 mesi di restrizione calorica o digiuno intermittente, rispetto a un regime alimentare libero come controllo, in tre gruppi di adulti obesi. A seguire tutti i soggetti sono stati monitorati per i 6 mesi successivi.

Questi i risultati:

  • al termine dello studio e rispetto ai controlli, il gruppo assegnato al digiuno intermittente ha perso in media il 6% del peso, mentre chi aveva seguito la restrizione calorica ha perso in media il 5,3% del peso iniziale;
  • nei successivi sei mesi, tutti i soggetti hanno riguadagnato una minima parte del peso perduto, in modo quasi identico tra il gruppo “digiuno intermittente” (+0,8% in media) e quello “restrizione calorica” (+1,5% in media);
  • andamento pressorio e frequenza cardiaca non sono variati in modo significativo nei due gruppi trattati rispetto ai controlli e neppure tra un gruppo e l’altro, probabilmente perché questi soggetti, come è stato detto, erano in eccesso ponderale, ma ancora sani;
  • anche per quanto riguarda il profilo glicemico, lipidemico e i marker infiammatori, non si sono messe in luce differenze significative.

In conclusione, questa ricerca condotta su persone ancora sane, nonostante l’eccesso di peso, non ha rilevato differenze rilevanti tra i risultati ottenuti con il digiuno intermittente e gli effetti del più classico regime di restrizione calorica, nemmeno in termini di adesione.

Effect of Alternate-Day Fasting on Weight Loss, Weight Maintenance, and Cardioprotection Among Metabolically Healthy Obese Adults: A Randomized Clinical Trial

IMPORTANCE: Alternate-day fasting has become increasingly popular, yet, to date, no long-term randomized clinical trials have evaluated its efficacy.
OBJECTIVE: To compare the effects of alternate-day fasting vs daily calorie restriction on weight loss, weight maintenance, and risk indicators for cardiovascular disease.
DESIGN, SETTING, AND PARTICIPANTS:A single-center randomized clinical trial of obese adults (18 to 64 years of age; mean body mass index, 34) was conducted between October 1, 2011, and January 15, 2015, at an academic institution in Chicago, Illinois.
INTERVENTIONS: Participants were randomized to 1 of 3 groups for 1 year: alternate-day fasting (25% of energy needs on fast days; 125% of energy needs on alternating "feast days"), calorie restriction (75% of energy needs every day), or a no-intervention control. The trial involved a 6-month weight-loss phase followed by a 6-month weight-maintenance phase.
MAIN OUTCOMES AND MEASURES: The primary outcome was change in body weight. Secondary outcomes were adherence to the dietary intervention and risk indicators for cardiovascular disease.
RESULTS: Among the 100 participants (86 women and 14 men; mean [SD] age, 44 [11] years), the dropout rate was highest in the alternate-day fasting group (13 of 34 [38%]), vs the daily calorie restriction group (10 of 35 [29%]) and control group (8 of 31 [26%]). Mean weight loss was similar for participants in the alternate-day fasting group and those in the daily calorie restriction group at month 6 (-6.8% [95% CI, -9.1% to -4.5%] vs -6.8% [95% CI, -9.1% to -4.6%]) and month 12 (-6.0% [95% CI, -8.5% to -3.6%] vs -5.3% [95% CI, -7.6% to -3.0%]) relative to those in the control group. Participants in the alternate-day fasting group ate more than prescribed on fast days, and less than prescribed on feast days, while those in the daily calorie restriction group generally met their prescribed energy goals. There were no significant differences between the intervention groups in blood pressure, heart rate, triglycerides, fasting glucose, fasting insulin, insulin resistance, C-reactive protein, or homocysteine concentrations at month 6 or 12. Mean high-density lipoprotein cholesterol levels at month 6 significantly increased among the participants in the alternate-day fasting group (6.2 mg/dL [95% CI, 0.1-12.4 mg/dL]), but not at month 12 (1.0 mg/dL [95% CI, -5.9 to 7.8 mg/dL]), relative to those in the daily calorie restriction group. Mean low-density lipoprotein cholesterol levels were significantly elevated by month 12 among the participants in the alternate-day fasting group (11.5 mg/dL [95% CI, 1.9-21.1 mg/dL]) compared with those in the daily calorie restriction group.
CONCLUSIONS AND RELEVANCE: Alternate-day fasting did not produce superior adherence, weight loss, weight maintenance, or cardioprotection vs daily calorie restriction.

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