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L’EFSA conferma i benefici di 1-2 porzioni di pesce alla settimana e fino a 3-4 in gravidanza per lo sviluppo del bambino

21-07-2014

EFSA NDA Panel (EFSA Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies), 2014.
EFSA Journal 2014;12(7):3761, 80 pp. doi:10.2903/j.efsa.2014.3761

Il binomio pesce-salute è supportato da un’ampia letteratura, dalla quale emergono effetti positivi per lo sviluppo del feto, in seguito all’assunzione da parte della madre in gravidanza, e per il sistema cardiovascolare (soprattutto legati alla presenza di acidi grassi a lunga catena n-3 o omega-3). Tuttavia recentemente l’attenzione si è focalizzata sui possibili rischi per la salute associati al consumo regolare di pesce, dovuti alla potenziale presenza di contaminanti, primo tra tutti il metilmercurio (la forma più tossica con la quale si trova il mercurio in natura). Dall’esigenza di chiarire l’impatto reale del consumo di pesce sulla salute umana, nasce questa analisi dell’EFSA del rapporto rischio-beneficio, fatta considerando l’apporto di nutrienti ottenuto col pesce alle quantità di consumo raccomandate dalle linee guida europee.
Il documento riconferma il ruolo nutrizionale del pesce, sia come fonte di energia e di proteine ad alto valore biologico, sia perché contribuisce al fabbisogno giornaliero di nutrienti essenziali come le vitamine A e D e alcuni minerali (iodio, selenio, calcio), oltre agli acidi grassi polinsaturi n-3, o omega-3, per i quali l’apporto con il pesce permette di raggiungere la dose giornaliera raccomandata in buona parte dei paesi europei.
Nelle conclusioni il consumo minimo da parte della madre per garantire il corretto sviluppo fetale e da parte della popolazione adulta per prevenire la mortalità per coronaropatie, viene fissato ad 1-2 porzioni alla settimana.  Oltre le 3-4 porzioni settimanali il consumo di pesce non sembra invece comportare benefici aggiuntivi, ne’ in gravidanza e nemmeno nell’età adulta.
Entro questi limiti, i vantaggi del consumo di pesce superano i rischi potenzialmente associati alla presenza di metilmercurio o di diossine.

Scientific Opinion on health benefits of seafood (fish and shellfish) consumption in relation to health risks associated with exposure to methylmercury

 Following a request from the European Commission to address the risks and benefits as regards fish/seafood consumption related to relevant beneficial substances (e.g. nutrients such as n-3 long-chain polyunsaturated fatty acids) and the contaminant methylmercury, the Panel on Dietetic Products, Nutrition and Allergies (NDA) was asked to deliver a Scientific Opinion on health benefits of seafood consumption in relation to health risks associated with exposure to methylmercury. In the present Opinion, the NDA Panel has reviewed the role of seafood in European diets and evaluated the beneficial effects of seafood consumption in relation to health outcomes and population subgroups that have been identified by the FAO/WHO Joint Expert Consultation on the Risks and Benefits of Fish Consumption and/or the EFSA Panel on Contaminants in the context of a risk assessment related to the presence of mercury and methylmercury in food as relevant for the assessment. These included the effects of seafood consumption during pregnancy on functional outcomes of children’s neurodevelopment and the effects of seafood consumption on cardiovascular disease risk in adults. The Panel concluded that consumption of about 1-2 servings of seafood per week and up to 3-4 servings per week during pregnancy has been associated with better functional outcomes of neurodevelopment in children compared to no consumption of seafood. Such amounts have also been associated with a lower risk of coronary heart disease mortality in adults and are compatible with current intakes and recommendations in most of the European countries considered. These associations refer to seafood per se and include beneficial and adverse effects of nutrients and non-nutrients (i.e. including contaminants such as methylmercury) contained in seafood. No additional benefits on neurodevelopmental outcomes and no benefit on coronary heart disease mortality risk might be expected at higher intakes.

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