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La composizione del microbiota intestinale potrebbe contribuire a mantenere la riduzione del peso dopo un periodo di restrizione calorica

15-12-2016

Thaiss CA, Itav S, Rothschild D, Meijer M, Levy M, Moresi C, Dohnalov√° L, Braverman S, Rozin S, Malitsky S, Dori-Bachash M, Kuperman Y, Biton I, Gertler A, Harmelin A, Shapiro H, Halpern Z, Aharoni A, Segal E, Elinav E.
Nature. 2016 Nov 24. doi: 10.1038/nature20796. [Epub ahead of print]

L’effetto yo-yo, che i clinici chiamano anche “obesità ricorrente”, è la rapida (di solito entro un anno) riacquisizione dei chili persi dopo una dieta. Gli sforzi per riuscire a limitare questo ben noto effetto negativo, che interessa l’80% dei soggetti sovrappeso/obesi che hanno seguito una dieta, non hanno finora avuto molto successo. Per ora, è stato dimostrato che non è la genetica a sostenere l’effetto yo-yo, stimolando così gli studi verso altre determinanti. Tra queste, in primo piano c’è la composizione del microbiota intestinale: secondo molti studi infatti, la presenza di alcune popolazioni batteriche sarebbe in grado di promuovere l’aumento del peso, con un vero e proprio “effetto obesogenico”, mentre altre sarebbero in grado di agire in senso contrario.
Questo studio sperimentale, pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale “Nature”, porta nuove evidenze a queste ipotesi. Sembra infatti che il tipo di batteri presenti nell’intestino di un soggetto obeso conservi la “memoria” dell’obesità così faticosamente perduta, accelerando il ritorno all’eccesso di peso, una volta che si abbandona la dieta prescritta.
I ricercatori, che in questo caso hanno condotto lo studio su topi, hanno anche dimostrato che alterare profondamente la composizione del microbiota degli individui ex-sovrappeso/obesi (per esempio con un trattamento antibiotico pesante) rallenta anche l’effetto yo-yo.
A questo punto, grazie a tecniche di analisi computerizzate, il team di ricerca ha individuato due molecole della famiglia dei flavonoidi, che vengono rapidamente degradate dai batteri intestinali dei soggetti ex-obesi. Queste due molecole sarebbero cruciali per promuovere e mantenere una corretta spesa energetica: aggiunti all’acqua e consumati con regolarità dai topi ex-sovrappeso/obesi, hanno infatti consentito di tenere a bada meglio e più a lungo l’effetto yo-yo stesso, dimostrando così quanto l’assetto dei batteri intestinali sia responsabile dell’obesità ricorrente, perlomeno nel topo, e come questa possa essere controbilanciata con interventi semplici e non troppo costosi.

Glossario

  • Obeso

    Aumento del peso corporeo di oltre il 20% di quello ideale. Indice di massa corporea (BMI) superiore o uguale a 30.

Persistent microbiome alterations modulate the rate of post-dieting weight regain.

In tackling the obesity pandemic, significant efforts are devoted to the development of effective weight reduction strategies, yet many dieting individuals fail to maintain a long-term weight reduction, and instead undergo excessive weight regain cycles.
The mechanisms driving recurrent post-dieting obesity remain largely elusive. Here, we identify an intestinal microbiome signature that persists after successful dieting of obese mice, which contributes to faster weight regain and metabolic aberrations upon re-exposure to obesity-promoting conditions and transmits the accelerated weight regain phenotype upon inter-animal transfer.
We develop a machine-learning algorithm that enables personalized microbiome-based prediction of the extent of post-dieting weight regain. Additionally, we find that the microbiome contributes to diminished post-dieting flavonoid levels and reduced energy expenditure, and demonstrate that flavonoid-based 'post-biotic' intervention ameliorates excessive secondary weight gain.
Together, our data highlight a possible microbiome contribution to accelerated post-dieting weight regain, and suggest that microbiome-targeting approaches may help to diagnose and treat this common disorder.

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