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La frutta secca con guscio controlla la lipidemia indipendentemente dalla varietà scelta: quel che conta davvero è la porzione quotidiana

27-11-2015

Del Gobbo LC, Falk MC, Feldman R, Lewis K, Mozaffarian D.
Am J Clin Nutr. 2015 Nov 11. pii: ajcn110965. [Epub ahead of print]

La frutta secca con guscio, indipendentemente dalla varietà consumata, si conferma tra gli alimenti fondamentali per migliorare i parametri lipidici plasmatici. Lo conferma questa metanalisi di 61 ricerche (42 randomizzate e 18 non randomizzate), su un totale di 2.582 partecipanti, che ha esaminato l’effetto del consumo di una quantità media di frutta secca di 56 g/die (da 5 a 100 g) per periodi variabili tra 3 e 26 settimane. Gli studi hanno considerato partecipanti ipertesi, iperlipidemici o affetti da sindrome metabolica, che in circa la metà degli studi non seguivano una dieta particolare (es.: di tipo mediterraneo, secondo le linee guida American Heart Association, oppure ipo o iperlipidica). In tutti i trial, il consumo quotidiano di frutta secca a guscio, standardizzato alla porzione di 28,4 g/die (un'oncia), ha determinato, rispetto all’assenza di consumo, una riduzione media della colesterolemia totale di 4,7 mg/dl; meno 4,8 mg/dl in media la riduzione delle LDL, meno 3,7 mg/dl la media di diminuzione delle ApoB (con la maggiore significatività tra i soggetti diabetici) e meno 2,2 mg/dl in media il calo dei trigliceridi. Nessun effetto significativo è emerso per le HDL, per le altre frazioni apolipoproteiche, o per i valori pressori. Gli effetti positivi più marcati sulla lipidemia si sono avuti tra coloro che consumavano 60 g/die di frutta secca a guscio, ma in nessun caso si è messa in luce una correlazione tra le varietà di frutta secca consumata e l’effetto rilevato: l’elemento determinante era infatti il livello di consumo quotidiano.

Glossario

  • Metanalisi

    Tecnica che combina i risultati di molti studi, di impianto simile e che hanno esaminato quesiti simili, per aumentare la numerosità del campione di valori su cui si ragiona e quindi l'affidabilità delle conclusioni.

  • Sindrome metabolica

    La Sindrome Metabolica è una condizione metabolica caratterizzata dalla contemporanea associazione di diversi fattori di rischio metabolici nello stesso paziente, che incrementano la possibilità di sviluppare patologie cardiovascolari e diabete.

  • Trigliceridi

    Sono sostanze lipidiche (grasse) che circolano nel sangue; la loro struttura è caratterizzata da una molecola di glicerolo a cui sono legate (esterificazione) tre molecole di acidi grassi; originano, in parte, dai grassi assunti con l'alimentazione, in parte vengono prodotti nel fegato e nel tessuto adiposo a partire da carboidrati.

  • Correlazione

    Valutazione della relazione esistente tra differenti variabili, che non implica necessariamente un rapporto di causa ed effetto tra loro. Il tipo di relazione più frequentemente studiato è quello lineare (una retta in un piano cartesiano) in questo caso la forza della correlazione viene espressa con un numero (r) che varia da -1 (la maggiore correlazione negativa possibile) a +1 (la maggiore correlazione positiva possibile) un valore pari a 0 indica assenza di qualsiasi correlazione.

Effects of tree nuts on blood lipids, apolipoproteins, and blood pressure: systematic review, meta-analysis, and dose-response of 61 controlled intervention trials.

BACKGROUND: The effects of nuts on major cardiovascular disease (CVD) risk factors, including dose-responses and potential heterogeneity by nut type or phytosterol content, are not well established.
OBJECTIVES: We examined the effects of tree nuts (walnuts, pistachios, macadamia nuts, pecans, cashews, almonds, hazelnuts, and Brazil nuts) on blood lipids [total cholesterol, low-density lipoprotein (LDL) cholesterol, high-density lipoprotein, and triglycerides], lipoproteins [apolipoprotein A1, apolipoprotein B (ApoB), and apolipoprotein B100], blood pressure, and inflammation (C-reactive protein) in adults aged ≥18 y without prevalent CVD.
DESIGN: We conducted a systematic review and meta-analysis following Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analyses guidelines. Two investigators screened 1301 potentially eligible PubMed articles in duplicate. We calculated mean differences between nut intervention and control arms, dose-standardized to one 1-oz (28.4 g) serving/d, by using inverse-variance fixed-effects meta-analysis. Dose-response for nut intake was examined by using linear regression and fractional polynomial modeling. Heterogeneity by age, sex, background diet, baseline risk factors, nut type, disease condition, duration, and quality score was assessed with meta-regression. Publication bias was evaluated by using funnel plots and Egger's and Begg's tests.
RESULTS: Sixty-one trials met eligibility criteria (n = 2582). Interventions ranged from 3 to 26 wk. Nut intake (per serving/d) lowered total cholesterol (-4.7 mg/dL; 95% CI: -5.3, -4.0 mg/dL), LDL cholesterol (-4.8 mg/dL; 95% CI: -5.5, -4.2 mg/dL), ApoB (-3.7 mg/dL; 95% CI: -5.2, -2.3 mg/dL), and triglycerides (-2.2 mg/dL; 95% CI: -3.8, -0.5 mg/dL) with no statistically significant effects on other outcomes. The dose-response between nut intake and total cholesterol and LDL cholesterol was nonlinear (P-nonlinearity < 0.001 each); stronger effects were observed for ≥60 g nuts/d. Significant heterogeneity was not observed by nut type or other factors. For ApoB, stronger effects were observed in populations with type 2 diabetes (-11.5 mg/dL; 95% CI: -16.2, -6.8 mg/dL) than in healthy populations (-2.5 mg/dL; 95% CI: -4.7, -0.3 mg/dL) (P-heterogeneity = 0.015). Little evidence of publication bias was found.
CONCLUSIONS: Tree nut intake lowers total cholesterol, LDL cholesterol, ApoB, and triglycerides. The major determinant of cholesterol lowering appears to be nut dose rather than nut type. Our findings also highlight the need for investigation of possible stronger effects at high nut doses and among diabetic populations.

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