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La pressione arteriosa scende progressivamente all’aumentare del numero dei pasti giornalieri in adulti coreani

21-02-2014

Kim S, Park GH, Yang JH, Chun SH, Yoon HJ, Park MS.
Eur J Clin Nutr. 2014 Feb 12. doi: 10.1038/ejcn.2014.9.

Alcune ricerche hanno dimostrato come la frequenza dei pasti, cioè il numero dei momenti di consumo di cibo nel corso della giornata, sia associata alla riduzione di fattori di rischio cardiovascolare.  Questo studio dimostra, in più di 4000 adulti coreani,  che anche la pressione arteriosa correla negativamente con  il numero di pasti, indipendentemente dall’indice di massa corporea e dalla circonferenza addominale.  In particolare per coloro che consumano 5 pasti (3 principali e due snack) si osserva  una riduzione di 3 mm Hg per la pressione sistolica e di 2 mm Hg per la pressione diastolica, rispetto a coloro che assumono quotidianamente  2 pasti.  I benefici degli snack in termini pressori sono simili a quelli già attribuiti alla riduzione di sodio e all’alcol a dosi moderate e non trascurabili.  Secondo studi prospettici infatti una riduzione della pressione diastolica di soli 2 mm Hg nella popolazione generale si assocerebbe alla diminuzione del 17% del rischio di ipertensione, del 14% del rischio di ictus e del 6 % di coronaropatia.

Glossario

  • Pressione arteriosa

    Pressione del sangue nelle arterie dovuto all'attività contrattile del muscolo cardiaco e alla resistenza vascolare periferica, distinta in sistolica o massima e diastolica o minima.

  • Circonferenza addominale

    Una misura del girovita. Il grasso che si concentra a livello dell\'addome aumenta il rischio di incorrere in problemi di salute collegati all\'obesità.

  • Ipertensione

    Aumento della pressione arteriosa al di sopra dei valori normali (nell'adulto 80-90 mm Hg di minima e 130-140 mmHg di massima). Può essere di origine secondaria (renale, endocrina, neurologica, ecc.) o primitiva (essenziale).

  • Ictus

    Manifestazione acuta di lesione focale cerebrale.

Eating frequency is inversely associated with blood pressure and hypertension in Korean adults: analysis of the Third Korean National Health and Nutrition Examination Survey.

Background/objectives:A lower eating frequency (EF) has been suggested to be important in the development of cardiovascular risk factors such as obesity and hyperlipidemia. However, the association between EF and blood pressure (BP) remains unclear.Subjects/methods:The aim of this study was to explore the association of EF with BP and hypertension after adjusting for confounding variables, including body mass index (BMI) and waist circumference (WC). This cross-sectional study used data from the Third Korean National Health and Nutrition Examination Survey. A total of 4625 subjects aged ?19 years were included. To explore the association of EF with BP and hypertension, we performed multiple linear regression analyses and multiple logistic regression analyses for survey design, respectively.Results:EF was inversely associated with systolic BP (SBP) and diastolic BP (DBP). As EF increased from ?2 to 3, 4 and ?5 times per day, estimated adjusted means of both SBP and DBP decreased, showing a significant linear trend independent of obesity (SBP: 120.66, 120.23, 119.18 and 117.92 mm Hg, respectively; P<0.001; DBP: 78.36, 77.78, 77.25 and 76.50 mm Hg, respectively; P=0.004). The inverse association between EF and hypertension was gradually attenuated and significant after adjustment for confounding variables including BMI and WC (P=0.040).Conclusions:This study suggests that lower EF is significantly associated with higher BP, which may be partially mediated by the effect of central obesity. Further prospective studies are needed to verify this causal relationship.

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