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La scelta di alimenti a basso indice glicemico e un apporto adeguato di fibra alimentare e frutta riducono la frequenza di depressione nella terza età

20-01-2017

Gopinath B, Flood VM, Burlutksy G, Louie JC, Mitchell P.
Br J Nutr. 2017 Jan 9:1-6. doi: 10.1017/S0007114516004311. [Epub ahead of print]

Un’alimentazione bilanciata sotto il profilo glicemico riduce, seppure in maniera moderata, la prevalenza di sintomi depressivi nella terza età. Lo suggerisce uno studio australiano che ha analizzato i consumi alimentari di 2.334 ultra 55enni e di 1.952 ultra 60enni di entrambi i sessi.
Il ruolo dell’Indice Glicemico (IG) dei cibi sulla salute è ormai noto. L’assunzione ripetuta di cibi con IG elevato (che inducono un maggiore picco della glicemia e quindi dell’insulina dopo il consumo) è un fattore ormai dimostrato di squilibrio metabolico e di infiammazione generalizzata, che si riverbera anche sul rischio cardiovascolare e di alcuni tumori.
In questo studio, che ha valutato quanto la qualità e la quantità di carboidrati possa influire anche sui disturbi del tono dell’umore, si dimostra che anche i sintomi depressivi possono essere contrastati grazie a un apporto alimentare adeguato di fibre, cereali e frutta, a basso IG, che riduca il carico glicemico complessivo dei pasti.
La ricerca conferma che la frequenza di sintomi depressivi era maggiore nel campione femminile, tra i pensionati (sia uomini e sia donne), tra chi aveva difficoltà deambulatorie, oppure compromissione cognitiva e, appunto, tra chi dichiarava un’alimentazione caratterizzata da alto IG e da maggiore carico glicemico. I soggetti nel terzile più alto di IG mostravano infatti una frequenza di sintomi depressivi del 55% maggiore rispetto ai soggetti nel terzile inferiore.
Entrando nel dettaglio, tra chi consumava più fibre dei cereali la probabilità di soffrire di depressione era del 42% inferiore. Per quanto riguarda la frutta, è sufficiente un apporto moderato, ma costante, per ridurre del 41% la prevalenza di depressione.
Quali sono i meccanismi ipotizzati? È noto che l’infiammazione generalizzata di basso grado gioca un ruolo nella depressione e che i picchi glicemici post-prandiali portano alla formazione di radicali liberi in eccesso e al rilascio di citochine pro-infiammatorie, alimentando proprio i processi infiammatori. Non soltanto: chi consuma più fibre con gli alimenti (non come supplementi) aumenta sicuramente la quota di nutrienti necessari alla salute del sistema nervoso, centrale e periferico, fattore decisivo per salvaguardare anche la salute mentale.

Glossario

  • Prevalenza

    La percentuale dei soggetti della popolazione che ha una certa condizione in un dato momento. Dire che la prevalenza della malattia diabetica è del 5% significa che, nella popolazione in esame, al momento del rilievo, 5 soggetti su 100 sono diabetici. Da non confondere con "incidenza"(vedi).

  • Indice glicemico

    L'Indice Glicemico (Glycemic Index, o GI della letteratura anglosassone) è un indice della risposta glicemica indotta, nello stesso soggetto, da una quantità specifica di carboidrati in rapporto a un’equivalente quantità di carboidrati proveniente da un alimento standard.

  • Infiammazione

    Complesso di reazioni che si verificano localmente in risposta ad un agente lesivo. Clinicamente è caratterizzata da 4 sintomi: tumefazione, arrossamento, aumento della temperatura localmente, dolore.

  • Carboidrati

    Rappresentano la principale fonte energetica della dieta. Sono di due tipi: semplici e complessi. I semplici sono gli zuccheri, i complessi includono amido e fibra. Forniscono 4 calorie per grammo. Si trovano naturalmente in pane, cereali, frutta, verdura, latte e latticini. Torte, biscotti, gelati, caramelle, succhi di frutta e altri alimenti di questo tipo sono ricchi di zuccheri.

  • Carico glicemico

    Il carico glicemico (Glycemic Load, GL) è il prodotto dell'indice glicemico medio della dieta giornaliera per la quantità totale di carboidrati consumati in una giornata. E' quindi un indice sia di qualità che di quantità dei carboidrati ed ha lo scopo di valutare l'effetto complessivo della dieta sulla glicemia.

Association between carbohydrate nutrition and prevalence of depressive symptoms in older adults.

We aimed to examine the relationship between dietary glycaemic index (GI) and glycaemic load of foods consumed, intakes of carbohydrates, sugars and fibre, and the prevalence of depressive symptoms in older adults. Data collected from 2334 participants aged 55+ years and 1952 participants aged 60+ years were analysed. Dietary information was collected using a semi-quantitative FFQ. Depressive symptoms were based on antidepressant use or either the 36-Item Short-Form Survey, which included the Mental Health Index (MHI), or the Center for Epidemiologic Studies Depression-10 Scale. Participants in the highest v. lowest tertile of dietary GI intake had increased odds of depressive symptoms (assessed by the MHI scale), multivariable-adjusted OR 1·55 (95 % CI 1·12, 2·14). Participants in the highest compared with lowest tertile of fruit consumption had reduced odds of prevalent depressive symptoms, multivariable-adjusted OR 0·66 (95 % CI 0·46, 0·95). Total fibre, vegetable fibre and breads/cereal fibre intakes were all inversely associated with the prevalence of depressive symptoms, with global P values of 0·03, 0·01 and 0·03, respectively. Participants in the second v. first tertile of vegetable consumption had 41 % reduced odds of prevalent depressive symptoms, multivariable-adjusted OR 0·59 (95 % CI 0·40, 0·88). We show that dietary GI and fibre intakes as well as consumption of fruits and vegetables are associated with the prevalence of depressive symptoms.

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